Posts Tagged ‘Viaggio al centro della terra

11
Mag
09

San Valentino di Sangue 3D. Ma l’horror tridimensionale fa davvero paura?

Voto: 6 (su 10)

locandina 1 svsÈ fatta di tante prime volte la storia del nuovo cinema in 3D. C’è stato il primo film live action ad arrivare sui  nostri schermi (Viaggio al centro della terra) e poi il primo film d’animazione (Mostri contro alieni). Adesso arriva il primo horror in tre dimensioni, questo San Valentino di sangue 3D, remake aggiornato e tridimensionale di un vecchio horror degli anni Ottanta. La storia è questa: un minatore, durante un San Valentino, getta nel panico una cittadina mineraria, mietendo decine di vittime. E scioccando la vita di alcuni ragazzi. Dieci anni dopo, proprio alla vigilia di San Valentino, il killer sembra tornato, e tra i suoi bersagli ci sono solo quei ragazzi.

La struttura del film è  un classico dell’horror. L’assassino è completamente mascherato, ha un casco da minatore e una maschera antigas, per cui è irriconoscibile. La maschera è un archetipo del cinema di paura, si pensi al Jason di Venerdì 13 o al Leatherface di Non aprite quella porta. Ma qui ci si avvicina di più a Scream, che ci aveva insegnato come la maschera in realtà possa celare dietro di sé qualunque persona. Per questo l’assassino potrebbe essere il vecchio killer, ma anche qualcuno che lo emula. In questo senso San Valentino di sangue resta sul filo della prevedibilità: dell’assassino si sospetta quasi subito, ma lo script riesce a mescolare bene le carte fino all’ultimo, grazie anche a una sequenza ingannevole che gioca con la nostra percezione e con quella di un personaggio. Certo, non siamo dalle parti del falso flashback di Paura in palcoscenico di Hitchcock, ci mancherebbe. Però, per un po’ si cade nel tranello.

Se ci pensiamo, questa prima volta era destinata ad arrivare. Quello tra l’horror e il 3D era un connubio piuttosto scontato, visto che lo scopo è per entrambi quello di scioccare, stupire. Così in questo film vediamo quello che ci saremmo aspettati: la tridimensionalità valorizza i cunicoli della miniera, e gioca con i corpi contundenti che escono dallo schermo: il piccone del killer, gli schizzi di sangue, le fiamme e le armi da fuoco. Tutto fa il suo effetto, ma è anche molto prevedibile, e non ci sono altre idee che sfruttino questo nuovo mezzo. Resta da chiedersi quanto il 3D sia funzionale all’horror. La visione tridimensionale infatti è per noi ancora qualcosa di nuovo, e in realtà tende ancora a distrarci: la sensazione è quella di stare in un parco dei divertimenti (un tunnel dell’orrore, in questo caso) e di fare caso agli effetti più che concentrarsi sulla trama e sull’atmosfera del film, aspetto che in un horror conta parecchio. Ma non si tratta solo di questo. Nonostante la visione tridimensionale dovrebbe avvicinarsi di più a quella del nostro occhio, che vede in tre dimensioni, a livello di immagine visiva da noi viene percepito ancora come qualcosa di molto artificiale. Il risultato è che tendiamo a percepire l’immagine come lontana dal vero, come se stessimo assistendo a un film di animazione, quando dovrebbe esservi più vicina. E percependo il tutto come irreale si viene a perdere una delle chiavi dell’horror, che tanto più spaventa quanto più sembra reale. Per assurdo, ci spaventa molto di più un film come Rec, perché la sua bidimensionalità e le sue riprese sporche lo avvicinano a uno stile visivo immediatamente riconoscibile come quello della televisione, che siamo abituati ad identificare ormai come la documentazione più fedele (anche se non lo è affatto) della realtà. Rec ci fa paura perché crediamo che ciò che accade sia vero, in quanto documentato dalle telecamere della tv: pensate a cosa sarebbe stato se girato in 3D. Così non è detto che il nuovo mezzo sia naturalmente favorevole a un genere come l’horror. E il paradosso è servito: un’immagine, quella televisiva, che è la copia dichiarata  e mal riuscita del reale, fa più paura di un’immagine che tenta di avvicinarsi alla realtà.

Da vedere perché: Sangue e picconate escono dallo schermo. È un horror che fa il suo dovere, senza troppa originalità

 

 

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03
Apr
09

Mostri contro alieni 3D. Un occhio al passato, un occhio al futuro

Voto: 7 (su 10)

 

immagine-1È un film strabico, Mostri contro alieni 3D. Non nel senso che gli effetti tridimensionali facciano diventare strabici. Anzi: il 3D oggi non è più quello goffo, con quei buffi occhialini che facevano venire il mal di testa, proposto a più riprese negli anni 50 e 80. Ma nel senso che è un film che guarda in due direzioni. Al passato: la storia si rifà ai B Movie degli anni Cinquanta, e racconta di un’invasione aliena alla terra. Il governo degli Stati Uniti è ricorrere a dei mostri, strane mutazioni genetiche che stava tenendo nascoste. Si tratta di Susan, colpita da un meteorite e cresciuta fino all’altezza di 15 metri (chiaro riferimento ad Attack Of The 50 Foot Woman), B.O.B., una massa gelatinosa indistruttibile (e qui si guarda a The Blob, uno dei B Movie più famosi), il professor Scarafaggio, dalla testa a forma di insetto (vedi La mosca), Insettosauro, una larva altra mille metri (come non pensare a Godzilla?), e l’Anello Mancante, un essere a metà tra una scimmia e un pesce (che ricorda Il mostro della laguna nera). Ogni personaggio è uno sguardo rivolto verso la storia della fantascienza, e ogni scena gioca con un momento indimenticabile di questo genere: da Mars Attacks a La guerra dei mondi, da E.T.. a Incontri ravvicinati del terzo tipo (spassosa la scena della tastiera suonata con la colonna sonora di Beverly Hills Cop), da Star Wars: l’attacco dei cloni alla war room de Il dottor Stranamore. Questi sono solo alcuni dei riferimenti che abbiamo visto noi. A voi il divertimento e la ricerca di tutte le citazioni.

 

Con l’altro occhio però Mostri contro alieni 3D guarda al futuro. Il 3D, che oggi si vede con occhialini neri rigidi che ci fanno sembrare Buddy Holly, grazie alle nuove tecnologie è una realtà di grande effetto. Per la prima volta non si punta solo a far uscire gli oggetti dallo schermo fino a farceli arrivare sotto il naso e a farci chiudere gli occhi (cosa che accade nelle prime scene, per far testare subito al pubblico le possibilità della nuova tecnologia), ma piuttosto a farci “entrare” nella scena. Si tratta quindi di una nuova forma espressiva, destinata a cambiare il rapporto con lo spazio: c’è più profondità, davanti e dietro, intorno ai personaggi. E cambiano i movimenti di macchina, proprio per farci entrare nella storia: ci muoviamo spesso in avanti, con discese e cadute (come nella scena a San Francisco). Insomma, lo stupore è tanto. Forse anche per questo la seconda parte del film, passati i fuochi d’artificio iniziali, risulta un po’ più piatta, e soprattutto ripetitiva a livello narrativo, non mantenendo tutte le promesse. Ma quella Mostri contro alieni 3D mantiene quella più importante: la rivoluzione del cinema tridimensionale. E resta un film da vedere. Occhio a farlo in un cinema che lo proietta in 3D. Altrimenti il rischio è quello di fare come i tanti che hanno visto Viaggio al centro della terra in 2D credendo che fosse in versione tridimensionale. E che all’uscita hanno detto: non è che questo 3D sia poi un granchè…  

 

Da vedere perché: lo spettacolo assicurato, tra vecchia fantascienza e nuova tecnologia. La rivoluzione del 3D è finalmente iniziata!

 

 












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