Posts Tagged ‘Taylor

19
Gen
12

La talpa. Bentornata, spy-story

Voto: 6 (su 10)

Bentornata, spy-story. La talpa (presentato a Venezia con il titolo originale Tinker, Taylor, Soldier, Spy) si propone come il non plus ultra del genere. È tratto infatti da un libro di John Le Carré, il maestro dello spionaggio, già portato sugli schermi con una versione televisiva in sette puntate. È ambientato all’inizio degli anni Settanta, con i Sessanta gli “anni d’oro” della spy-story, e della Guerra Fredda. Tra Londra, Budapest e Istanbul, i servizi segreti inglesi, il leggendario MI6, dopo una missione andata a monte, vede le dimissioni del suo capo, Controllo (John Hurt) e del suo luogotenente, Smiley (Gary Oldman). Sarà proprio lui a cercare di smascherare la talpa che si dice si trovi nell’MI6. I candidati sono tanti…

La talpa è l’altro lato della spy-story: non è quello tutto eroi, uomini affascinanti e azione sfrenata (il genere lanciato da James Bond e proseguito dalle serie di Bourne e di Mission: Impossible), ma è fatto di esseri anonimi, “gente con gli occhiali sul naso” (come lo Smiley di Gary Oldman e come un bambino che fa amicizia con una delle spie), ometti grigi. Così come sono il grigio e il  marrone, colori piatti e uniformi, anonimi, le tinte del film. L’MI6 non appare così impeccabile come quello di 007. Non aspettatevi azione e gesta estreme, ma complotti, segreti e azioni sottobanco. Siamo più dalle parti de La casa Russia, per restare vicini a un altro film tratto da Le Carré.

E queste tinte retrò, scolorite e demodè sembrano essere davvero congeniali a Tomas Alfredson, regista svedese, perché le trovavamo anche nel suo film Lasciami entrare, così come quell’atmosfera fredda, raggelata che permea entrambi i film. Tutto, nei film di Alfredson, sembra evocare una senso di lontananza: fisica, temporale, emotiva. Lontananza che forse qui vuol dire nostalgia per un’epoca, quella della Guerra Fredda, in cui forse il lavoro di intelligence era più semplice, nel senso che era piuttosto chiaro chi era il nemico. La lontananza però qui sembra essere anche il limite del film. Se in Lasciami entrare il tono distaccato di Alfredson sembrava avvicinarsi allo sguardo di un entomologo, di qualcuno che guardava dall’esterno per analizzare al meglio caratteri e comportamenti, qui sembra essere quello di un professionista intento a realizzare al meglio un affresco d’epoca, e non sfigurare accanto ad altri classici della spy story. Ma troppi personaggi, di cui nessuno con cui sviluppare una certa empatia, una trama troppo macchinosa e veloce, rendono il film difficile da seguire, ma soprattutto da amare, anche se è indubbio che abbia un cast eccezionale e una pregevole fattura. Non a caso, il libro di Le Carré era stato adattato in una serie di sette puntate. E per una storia così complessa due ore sembrano poche….

Da vedere perché: ha un cast eccezionale e una pregevole fattura

 

21
Nov
11

The Twilight Saga: Breaking Dawn. L’adolescenza, che horror…

Voto: 6 (su 10)

È arrivato finalmente sugli schermi Breaking Dawn – Parte I, la prima parte dell’episodio che concluderà l’amatissima saga di Twilight. Chi ha letto il libro sa già cosa succede: Edward (Robert Pattinson) e Bella (Kristen Stewart) si sposano, vanno in luna di miele, e Bella resta incinta. I due tornano in gran segreto dalla famiglia di lui. Le cose infatti non si mettono bene: Bella porta in grembo una creatura particolare, metà umana e metà vampiro, una creatura molto forte che crescendo rischia di uccidere Bella, che è ancora umana.

Breaking Dawn conferma quello che è uno dei fattori fondamentali del successo della saga di Twilight: l’identificazione. La storia pensata da Stephanie Meyer è narrata da un punto di vista femminile e mette in scena tutte quelle che sono le problematiche e i momenti chiave di un’adolescente prima e di una giovane donna, poi: il sentirsi incompresi, diversi da tutti, l’amore contrastato,  i primi turbamenti sentimentali e sessuali. E ora, in Breaking Dawn, c’è la crescita, l’impegno, il diventare adulti tutto in un colpo. E la gravidanza. È per questo che molte ragazze si sono identificate in Bella e nella saga di Twilight, è per questo che la saga ha successo, indipendentemente dai modi in cui è raccontata.

Sì, perché Twilight non è un horror, o almeno non lo è in senso classico. È essenzialmente un mélo adolescenziale, un romanzo di formazione. La cornice horror serve più che altro ad astrarre i personaggi, i sentimenti e le situazioni dalla realtà e in questo modo a isolarli e renderli più forti, evidenti, assoluti. Vampiri e licantropi sono importanti non tanto per essere tali, quanto per il fatto di essere dei diversi, dei personaggi appartenenti a schieramenti e quindi dai rapporti contrastati. Vampiri e licantropi, a differenza che in un horror, qui non creano tanto spavento e pericolo di per sé, quanto per i sentimenti che muovono. Il triangolo tra Edward, Bella e Jacob (Taylor Lautner) funzionerebbe anche se fossero tre ragazzi qualunque, ma in questo modo è enfatizzato.

Proprio pur non essendo un horror vero e proprio, in questo ultimo capitolo la saga svolta verso questo genere. Più che horror però si tratta di orrore: ancora una volta non sono vampiri o licantropi a creare paura – anche se questi ultimi decidono di attaccare la fazione rivale – ma la paura deriva dalla gravidanza di Bella, dall’essere che è dentro di lei e rischia di ucciderla. È la prima volta, nella saga, che il pericolo non arriva dall’esterno, ma è dentro la protagonista. E proprio per questo è più difficile da combattere. E per questo in Breaking Dawn tutto è più ambiguo, più sfumato, ed è più sottile il confine tra buoni e cattivi, e tra Bene e Male. E, rispetto agli altri film della saga, qui c’è più recitazione e meno azione, ci sono più primi piani. Kristen Stewart e Robert Pattinson insieme sono convincenti.

Breaking Dawn – Parte I potrebbe essere considerato allo stesso tempo il migliore e il peggior episodio della saga. È il migliore per i temi trattati, più adulti, più intensi, per una trama che finalmente vede delle svolte diverse dagli schemi narrativi degli altri film. È forse il peggiore per la continua ricerca del tono giusto per raccontare la storia, per le sue cadute di gusto, per il suo dividersi tra dramma sentimentale patinato e comicità (involontaria?). Breaking Dawn – Parte I non riesce ancora ad affrancarsi da quel suo taglio televisivo che ha caratterizzato fin dall’inizio la saga, più vicina a un teen movie che a un film horror. Fa un gran effetto la scena finale. Se vi chiedete dove l’avete già vista, è in Avatar

Da vedere perché: se avete visto i primi tre, non potete perderlo. Comunque vada, sarà un successo…

 












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