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19
Mar
10

Speciale Alice nel paese delle meraviglie. Burton in Wonderland

“È meglio se tieni per te le tue visioni. Se sei in dubbio rimani in silenzio”. “Perché sprechi tempo a sognare cose impossibili?” Sono domande rivolte – nel mondo reale – ad Alice. Ma chissà quante volte, quando era ancora un genio incompreso, Tim Burton si sarà sentito rivolgere domande come queste. Colui che all’inizio della carriera, quando lavorava ai film d’animazione della Disney, se ne andò perché il suo lavoro non era in linea con le direttive della casa di Topolino, e i suoi personaggi erano troppo poco rassicuranti, torna alla Disney per rileggere a modo suo una di quelle opere che proprio grazie a un cartoon della Disney è fissata nell’immaginario collettivo di tutti. E farne qualcosa di proprio. L’identificazione tra Burton e Alice è proprio una delle chiavi di lettura del suo nuovo Alice In Wonderland. Entrambi anticonformisti, restii all’omologazione, entrambi capaci di sognare grazie a una fantasia sfrenata. Ed entrambi capaci di costruire, grazie ad essa, mondi dove ogni cosa è impossibile solo se pensi che lo sia. In una parola, Alice e Tim Burton sono dei diversi.

Ed è naturale che Burton sia affascinato dal Sottomondo. È lo stesso mondo che Alice aveva visitato da bambina, e che ora visita nuovamente a 19 anni. Aveva confuso il termine “Underland” con “Wonderland” e pensava che invece che Sottomondo avessero detto “Paese delle meraviglie”. Il Sottomondo è l’essenza stessa del cinema di Burton. È l’Underground che diventa Over-ground. Quello di Burton è un mondo capovolto. In The Nightmare Before Christmas, il suo capolavoro di animazione in Stop Motion, la sua simpatia va al mondo di Halloween, che preferisce a quello del Natale. Ne La sposa cadavere il mondo dei vivi è freddo, grigio, ingessato nei rituali borghesi, e quello dei morti è chiassoso, colorato e allegro. Come a dire che solo liberandoci dalle convenzioni possiamo essere liberi, senza freni. Ne Il pianeta delle scimmie gli uomini sono gli animali, e gli animali sono gli uomini. Come a dire gli ultimi saranno i primi, i diversi sono gli eroi. È naturale che Burton/Alice ami questo Sottomondo, così bizzarro e così inusuale. E in fondo, il Cappellaio Matto, la Regina Rossa, la Regina Bianca, il Fante di Cuori, Pinco Panco e Panco Pinco, il Bianconiglio, il Brucaliffo, lo Stregatto e tutte le altre incredibili creature cosa sono se non gli ennesimi Freaks cantati da Burton? Non starebbero forse bene nel circo di Big Fish? La stessa Alice, nel film, viene spesso fatta sentire inadatta, inadeguata: viene definita “l’Alice sbagliata”, è prima troppo piccola, poi troppo alta.

“Mi piacciono le persone che hanno un aspetto strano, non so perché” ha dichiarato a Venezia, quando ha ritirato il Leone d’Oro alla carriera. Tim Burton è diventato famoso per Batman, ma se dovessimo scommettere sul suo supereroe preferito, punteremmo sul bimbo Supermacchia, una creatura del suo libro di favole Morte del bambino ostrica e altri racconti. Un bambino che a ogni movimento si sporca, diventando un’enorme macchia nera. Sì, perché Burton ha un’anima pop e un’anima gotica. È a volte colorato e a volte oscuro. E anche il Wonderland, che qui diventa Underland, è a tratti colorato. Ma è anche grigio e oscuro, vista la dittatura instaurata dalla Regina Rossa. L’ex Paese delle meraviglie con Tim Burton diventa horror, fatto di rami aggrovigliati, cieli plumbei, creature pericolose. A momenti somiglia al mondo de Il mistero di Sleepy Hollow. È stato Burton a volerlo così. Man mano che infatti i suoi collaboratori cominciavano a creare un mondo molto colorato, Burton correggeva questo portandolo verso il suo gusto. Così Sottomondo è diventato un universo opprimente. La chiave è stata una vecchia fotografia scattata durante la Seconda Guerra Mondiale, che mostrava una famiglia britannica mentre prendeva un tè nel proprio giardino. Sullo sfondo si vede il cielo di Londra, decisamente grigio. Da qui sono partiti Burton e il suo staff per creare questo mondo.

È invece una creazione di Johnny Depp, amico, sodale e alter ego di Tim Burton, il Cappellaio Matto. Depp lo interpreta in maniera ancora una volta straordinaria, ma ha contribuito anche a crearlo. Ha scoperto infatti che i cappellai dell’epoca di Carroll soffrivano spesso di avvelenamento da mercurio. Il detto inglese “matto come un cappellaio” non è campato in aria: i cappellai usavano una colla ad alto contenuto di mercurio che macchiava le loro mani. Depp ha immaginato un cappellaio dall’intero corpo, e non solo la mente, colpito dal mercurio. E per questo ha dipinto un Cappellaio dai capelli arancioni, dal volto da clown e dai grandi occhi verdi. A vedere il Cappellaio di Depp e i suoi colori accesi sembra di avere una visione da trip di LSD. E non a caso Carroll è stato spesso accostato all’LSD. Non perché ne abbia fatto uso, i tempi non erano quelli. Ma perché la sua scrittura immaginifica e “lisergica” è servita a molti artisti per raccontare i viaggi procurati dall’uso di droghe. Si pensi a John Lennon e ai Beatles di Lucy In The Sky With Diamonds e I Am The Walrus o ai Jefferson Airplaine di White Rabbit. Quel Cappellaio Matto dai colori da trip allucinogeno allora è come un cerchio che si chiude. Burton e Depp, con la loro follia, sembrano ridare a Carroll quell’aura lisergica, allucinata e liberatoria che già Lennon e altri artisti trovavano nelle sue parole. È come se Burton fosse rientrato alla Disney per rapire Carroll e liberarlo. È quello che accade quando artisti che parlano lo stesso linguaggio si incontrano. Quando si trovano insieme menti come Carroll, Lennon e Burton, persone che da sempre abitano in un loro Paese delle meraviglie. Pardon, in un loro Sottomondo.

 

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