Posts Tagged ‘Shutter island

31
Mar
11

The Ward – Il reparto. Bentornato, Carpenter!

Voto: 7 (su 10)

Un ospedale, la notte, i corridoi lugubri e vuoti, tuoni e fulmini. E un assassinio. Comincia così The Ward – Il reparto. Un classico dell’horror. E infatti è un grande classico l’autore che porta questo film sullo schermo, John Carpenter, uno dei massimi esponenti del genere, che torna dopo quasi dieci anni di assenza, con un prodotto a basso budget, ispirato alla modalità produttiva di Masters Of Horror, serie tv americana a cui il maestro ha preso parte. Si tratta dunque di un film minore nel curriculum di Carpenter. Ma avercene di film minori così.

Kristen (Amber Heard) ha appena dato fuoco a una casa. Si ritrova, coperta di tagli e di lividi, in un ospedale psichiatrico. Non ricorda niente. Ma capisce ben presto che non sarà facile uscire da quel posto. E che in quel posto non è per niente al sicuro: misteriosamente le ragazze nel reparto (tutte bellissime, vabbè…) cominciano a morire ad una ad una.

C’è molto del vecchio Carpenter, in The Ward. E uno dei giochi per i tanti appassionati del maestro dell’horror sarà proprio andare a cogliere tutti i riferimenti alla sua opera. L’ospedale psichiatrico è un luogo circoscritto da cui è difficile uscire, come l’isola di The Fog, o la base tra i ghiacci de La cosa. Un luogo perfetto dove creare tensione e pericolo, come ci ha ricordato anche Scorsese con Shutter Island. Le belle ragazze in pericolo, braccate da un mostro, ci rimandano invece immediatamente a Halloween, il film più copiato, riprodotto e rifatto di Carpenter. E anche i movimenti di macchina, ricchi di steadycam, sono quelli.

The Ward è un film che funziona su più livelli, che gioca tra horror puro (le apparizioni del mostro assassino), thriller di suspence hitchcockiana (i tentativi di fuga con la paura di essere scoperte, che creano un gioco alla Marnie), e l’horror psicologico, che in un film in manicomio ci sta sempre e permette di arrivare a qualsiasi soluzione. Che infatti arriva inaspettata, e rovescia tutte le carte in tavola. Siamo dalle parti di Psycho e Identity, ma non vogliamo dirvi di più. Solo che il vero pericolo, al solito, è dentro di noi. Carpenter gioca con la nostra percezione e con quella della protagonista. Ossessivo, labirintico, claustrofobico, The Ward è un piccolo film ma funziona alla grande. Non resta che dire: bentornato, Carpenter!

Da vedere perché: è un film che funziona su più livelli, che gioca tra horror puro, thriller di suspence hitchcockiana e l’horror psicologico. Con il tocco di uno dei più grandi dell’horror, John Carpenter

 

Annunci
05
Mar
10

Shutter Island. Lasciate ogni speranza voi che entrate

Voto: 8 (su 10) 

Lasciate ogni speranza voi che entrate. Perché, fin dalle prime scene, Shutter Island, il nuovo film di Martin Scorsese, si connota come l’entrata in un girone dantesco, una discesa agli inferi senza via d’uscita. Il Dante in questione è Teddy Daniels (Leonardo Di Caprio), poliziotto che arriva insieme a un collega sull’isola-fortezza di Shutter Island, sito di un manicomio criminale. Una donna, una pluriomicida detenuta nel manicomio, è scomparsa, e Teddy è lì per indagare. Ma si troverà a indagare anche dentro se stesso, a combattere i propri fantasmi.

È proprio la struttura del manicomio di Shutter Island a suggerire quella dei gironi infernali. È evidente nella scena in cui Teddy entra nella parte più nascosta della struttura di detenzione. E cerca di farsi luce accendendo dei cerini, che restano accesi per poco tempo, e non possono che dare una visione parziale. È una metafora di come Teddy abbia bisogno di fare luce, sulla vicenda in cui indaga, e su se stesso. E forse su un complotto ordito da qualcuno ai suoi danni. C’è infatti un’atmosfera kafkiana che aleggia sul film di Scorsese, che costruisce un thriller avvincente puntando proprio sulla paranoia, sull’incredulità, sul dubbio. Facendoci sposare il punto di vista di Teddy ci fa partecipare al suo spaesamento, e gioca con la sua e la nostra percezione della realtà. Fino a un finale che sarebbe un delitto rivelare.

Scorsese firma un film di genere, un thriller che vira quasi nell’horror e nel gotico. Un film con un’aura ancestrale e mitologica. Ma cambia solamente forma per continuare a tessere un filo sottile che da Mean Streets e Taxi Driver arriva fino a Shutter Island, per raccontare ancora la follia, la violenza, la disperazione, la solitudine, fotografando gli occhi e i volti dei personaggi con impietose luci che ne mettono in evidenza rughe, paure e debolezze. Sotto la pioggia battente di Cape Fear, questa isola della paura è molto vicina a quel promontorio della paura che Scorsese ci aveva raccontato molto tempo fa. È un film che guarda indietro, e non solo nel passato di Scorsese. Ma anche nel passato della Storia. Siamo negli anni Cinquanta, e si cominciano a sentire gli echi del maccartismo e della Guerra Fredda, mentre non si sono ancora spenti quelli dell’Olocausto e dei campi di concentramento. Shutter Island guarda anche indietro nella storia del cinema, dall’Epressionismo tedesco dei Lang e dei Murnau, ai film come Vertigine di Preminger e Le catene della colpa di Tourneur, citati dal regista come modelli d’ispirazione.

A questo fil rouge, rosso come il sangue, che collega Shutter Island agli altri film di Scorsese, si annoda un altro filo, quello di Leonardo Di Caprio, arrivato al quarto film con il maestro, e sempre più suo attore feticcio. Il Di Caprio di Shutter Island è invecchiato, stropicciato, ha il volto stanco e pesto, come il perfetto perdente protagonista di un noir anni Quaranta. Il suo Teddy ha il volto solcato dalle rughe, e dai tanti colpi che la sua anima, più che il suo corpo, ha subito. “Teddy, torna in te” è la prima frase che pronuncia, mentre si guarda allo specchio, e fa i conti con se stesso. E sembra riprendere dal finale di The Aviator (ma anche il De Niro allo specchio di Taxi Driver, quello di “dici a me’”), quando metteva in scena un’altra follia, quella del magnate Howard Hughes. Cresciuto ancora, dopo quella prova, è proprio Di Caprio a rendere evidente quell’”elogio della follia” che è il cinema di Scorsese. E a raccontarci un dramma interiore e un dubbio. Meglio vivere da mostro o morire da uomo perbene?

Da vedere perché: Scorsese firma un thriller che vira quasi nell’horror e nel gotico. Ma cambia solamente forma per continuare a raccontare ancora la follia, la violenza, la disperazione, la solitudine

 












Archivi


Cerca


Blog Stats

  • 112.761 Visite

RSS

Iscriviti al feed di

    Allucineazioni (cos'è?)




informazioni

Allucineazioni NON e' una testata giornalistica ai sensi della legislazione italiana.

Scrivimi

Creative Commons License

Questo blog è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.


Annunci