Posts Tagged ‘Sam Worthington

19
Dic
10

The Tourist. Volevo essere Hitchcock…

Voto: 5 (su 10)

Sarà che per gran parte della sua durata è ambientato a Venezia, ma The Tourist, il nuovo film con Johnny Depp e Angelina Jolie, fa acqua da tutte le parti. Trama, sceneggiatura, scelte di casting. The Tourist, remake del thriller francese Anthony Zimmer, capitato, dopo una serie di rinvii e rinunce (tra cui quelle di Lasse Hallstrom e Alfonso Cuaron), nelle mani del regista tedesco Florian Henckel Von Donnersmarck (premio Oscar per Le vite degli altri), dovrebbe essere il tentativo di girare un film di quelli che ormai non se ne fanno più, uno di quei film alla Hitchcock che mescolavano storia d’amore, azione e thriller. Caccia al ladro, o Intrigo internazionale, insomma. E l’assunto di partenza del film è chiaramente hitchcockiano: un uomo comune e ignaro, innocente, coinvolto in un complotto più grande di lui. È Frank Tupelo (Johnny Depp), uomo qualunque, anonimo professore di matematica in un’università americana. Su un treno, diretto da Parigi a Venezia, viene abbordato da Elise (Angelina Jolie), donna affascinante ed elegantissima. Poco prima l’avevamo vista ricevere un biglietto in cui un uomo le chiedeva di scegliere un tale della sua stessa corporatura e avvicinarlo. L’uomo misterioso che manda questo messaggio è un certo Alexander Pearce.

Un nome, uno scambio di persona, un tourbillon di eventi che scaturiscono da questo equivoco. Pearce come Kaplan: lo spunto è quello di Intrigo internazionale. Lo sviluppo è diverso, con una sorpresa finale che non vi sveliamo (sappiate solo che siamo dalle parti del Mission: Impossible di Brian De Palma). Ma da qui a farne un film alla Hitchcock ce ne passa. La prima cosa che balza agli occhi è la scelta del cast, con due attori bravissimi se utilizzati nel loro campo, ma difficilmente credibili in una storia simile (sono entrati a progetto iniziato, all’inizio dovevano esserci Charlize Theron e Tom Cruise o Sam Worthington). Anche se vestita in abiti fascinosamente rètro, tra gli anni Cinquanta e  i Sessanta, Angelina Jolie continua ad essere una donna troppo dura, troppo “fisica” e attiva per essere una donna hitchcockiana, il cui modello sono le algide Grace Kelly e Tippi Hedren. Allo stesso modo, anche Johnny Depp non è Cary Grant, ma soprattutto risulta poco credibile, lui che è un istrione e un uomo dal carisma straordinario, costretto nei panni di un uomo comune, quasi dimesso. Il risultato è che ci sembra di guardare i due divi insieme, e non i loro personaggi. La chimica tra due dei personaggi più sexy del pianeta, poi, non funziona: restano due corpi estranei, due particelle separate che non si combinano mai per diventare un unico elemento.

È proprio questo il difetto maggiore di un film che non può che essere il risultato di questa scelta sbagliata. Le vicende non ci sembrano quasi mai credibili, tra scene d’azione impacciate e passaggi della sceneggiatura – compreso il finale a sorpresa – che non convincono per niente. A proposito di cast, poi, non sappiamo dire come alcune scelte possano apparire all’estero: ma per noi vedere a un certo punto della storia comparire Christian De Sica, Nino Frassica o Raul Bova contribuisce a creare un effetto straniante e a togliere verità alla storia, facendoci uscire ulteriormente dal film. Attori italiani meno conosciuti e caratterizzati avrebbero contribuito a rendere più credibile l’insieme. L’eccezione è Neri Marcorè, impeccabile.

Per essere un film che si avvicini ad Hitchcock mancano anche scene veramente memorabili, quelle scene madri su cui costruiva il suo cinema. Florian Henckel Von Donnersmarck (se non pronunciate il nome completo non si gira, come Luca Cordero di Montezemolo…), che ha il gusto per un certo cinema classico, era stato a suo agio ne Le vite degli altri, un thriller interessante per la ricostruzione storica, che però era soprattutto un kammerspiel psicologico e girato in interni. Una macchina ad alto budget come questa, con molte scene d’azione, è qualcosa di diverso. Certo, se vi manca l’atmosfera dei film degli anni d’oro di Hitchcock, il film potrà darvi qualche soddisfazione per un attimo, ma allora è meglio che vi rivediate Intrigo internazionale o Caccia al ladro.

Da non vedere perché: se vi manca l’atmosfera dei film di Hitchcock è meglio che vi rivediate Intrigo internazionale o Caccia al ladro

 

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04
Nov
10

Last Night. Come Eyes Wide Shut. Ma senza Kubrick

Voto: 5 (su 10)

Comincia come Eyes Wide Shut, Last Night, il film che ha inaugurato il Festival di Roma. Con la macchina da presa che viaggia nell’intimità di una giovane coppia. Sam Worthington e Keira Knightley, lui architetto e lei scrittrice e giornalista free lance (che poi non si capisce come una free lance possa permettersi un loft a Manhattan, ma siamo in America…) si stanno preparando per andare ad una festa. E, con la confidenza che ha una coppia stabile, si spogliano e si rivestono. E, come in Eyes Wide Shut, dopo la festa si spogliano e continuano a parlare, innescando una discussione che lascerà turbati entrambi: lei ha capito che lui è attratto dalla sua nuova collega (Eva Mendes), ma lui non lo ammette. E, come se non bastasse, lui sta per partire per lavoro proprio con lei. E così accade, dopo una litigata. Ma anche lei, il giorno dopo, incontra un suo ex, che arriva dalla Francia.

“Una spada tra di noi”, come scriveva Schnitzler in Doppio sogno, che era al centro di Eyes Wide Shut. Qualcosa tra i due sembra essersi rotto. I due vivranno una serata all’insegna delle tentazioni, lontani dal partner e vicini al nuovo oggetto del desiderio. Una serata che viviamo in montaggio alternato, con una certa attesa per capire chi tradirà chi e chi rimarrà fedele. Non scordando che il tradimento può anche essere solo mentale. Rispetto al film di Kubrick, qui tutto è più semplice e più terra terra: lì il pericolo del tradimento era qualcosa di più aleatorio, di più simbolico, qualcosa di immaginato, che poteva arrivare dal passato, dal sogno, qualcosa di anelato e/o temuto piuttosto che qualcosa di concreto come qui.

Ma è chiaro che le differenze con il film di Kubrick non si fermano qui. Dove quello era un film in continuo movimento questo è un film statico, una storia che rimane sullo schermo e non rimane attaccata addosso come l’altra. Last Night è un film che si lascia vedere, un film di bei volti, fotografato benissimo con i toni patinati, pastosi e notturni di Peter Deming (già operatore di David Lynch), ma rimane incompiuto, tra qualche moralismo un po’ trito, e una sceneggiatura che a tratti fa acqua e non riesce ad approfondire mai abbastanza i personaggi.

Gli attori sono tutti piuttosto in parte. E se una che si chiama Eva (Mendes) è condannata a vita a fare la tentatrice, e Sam “Avatar” Worthington è attonito come il Cruise di Kubrick, la migliore è Keira Knighley. I suoi sguardi tra il turbato e l’eccitato, tra la ritrosia e la lusinga, sono una delle cose migliori del film. Per il resto, Last Night è un Eyes Wide Shut senza Kubrick. Senza proprio niente di Kubrick. Scegliete voi se vi basta.

Da non vedere perché: è come Eyes Wide Shut. Ma senza Kubrick. Fate un po’ voi…

 












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