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Speciale. Robin Hood, Russell Crowe e l’arte del tiro con l’arco

Al mio via scatenate l’inferno. Sì, Ridley Scott e Russell Crowe, regista e protagonista de Il gladiatore stanno per tornare sul grande schermo con Robin Hood, che aprirà domani il Festival di Cannes e uscirà contemporaneamente nelle nostre sale. La formula sarà quella de Il gladiatore: ricostruzione storica, grande spettacolarità. E soprattutto, come al solito, grande immedesimazione di Russell Crowe nel suo ruolo. Che in questo caso significa soprattutto un grande allenamento nel tiro con l’arco. Una disciplina quasi zen, in cui la concentrazione è fondamentale.

A spiegarci cosa comporta tirare con l’arco, nella serata organizzata venerdì scorso da Universal e Fusion Digital, è stato Giuseppe Bianchi, campione italiano ed europeo di tiro con l’arco ed esperto di arco storico (la sua scuola si chiama Howard Hill, come la controfigura di Erroll Flynn nel primo Robin Hood). “Robin Hood è stato girato in maniera molto realistica, non soltanto per quanto riguarda le attrezzature, ma anche come esecuzione del tiro” ha commentato Bianchi. “Il tiro con l’arco è legato all’istinto, al tiro da caccia e da guerra che i nostri antenati praticavano sin dal Paleolitico” ha spiegato il campione. “Il feeling con l’arco è basata sull’unica possibilità che aveva l’arciere, sia in caccia che in guerra” continua. “Significava vivere o morire: in caso di errore, la preda scappa, e il nemico ti uccide”.

“Il tiro con l’arco si basa sulla visione binoculare stereoscopica”, ci spiega Bianchi. Cioè quella dei nostri occhi. “Si tratta di capire l’esatta distanza della preda o del nemico. La chiave è l’alzo: se il nemico vicino l’arco si alza di meno, se è lontano si alza di più”. Ma non pensate che ci sia tutto il tempo per prendere la mira e calcolare la distanza. “Poi c’è la velocità di esecuzione” spiega Bianchi. “L’arciere deve riuscire a colpire nel minor tempo possibile: pochi secondi, in cui esce la parte più intima di noi. È qualcosa che conosciamo sin dal Paleolitico”. È proprio questo feeling naturale dell’uomo con l’arco quello che affascina. Qualcosa che l’uomo conosce da così tanto tempo da essere diventato qualcosa di innato, di acquisito. “Anche delle persone con handicap riescono a tirare con l’arco, in modo preistorico” spiega Bianchi. “È qualcosa di naturale e acquisito dall’uomo”.

L’arco è una scoperta che ha diecimila anni (il primo arco è stato risale a quell’era ed è stato trovato nelle torbiere del Nord Europa, ma la sua immagine si trova anche in alcune pitture rupestri) ed è stato utilizzato a ogni latitudine, dall’Australia, al Nord e al Sud America, fino al Medio Oriente e all’Asia, dove era utilizzato dai mongoli e dai tartari. Bianchi ci ha mostrato un arco longbow, un classico arco medievale fatto di legno di tasso, alto circa 180 cm. Tenendo un arco a 45 gradi si riesce a lanciare fino a 280-300 metri di distanza. Per tirare con l’arco si utilizzano varie prese, tra cui quella orientale, e quella mediterranea, che consiste nel tenere la freccia tra il dito indice e il medio per poi scoccare il colpo. È la presa che utilizza Russell Crowe in Robin Hood. Crowe, nelle featurette che raccontano la lavorazione del film, ricorda come un’altra cosa difficile sia posizionare la freccia lungo la corda.

Un altro elemento importante sono le frecce. Per il film sono state utilizzate delle normali frecce da caccia, quelle che di solito erano fatte con la punta di ossidiana ed erano buone per uccidere gli animali. In guerra, per trapassare le corazze, servivano frecce di altro tipo. “La quadrella romana ha la capacità di penetrare le corazze, grazie a una cuspide in ferro duro” racconta Bianchi. “Altre frecce avevano dei barbi, in modo che una volta entrate in profondità era più difficile toglierle”.

Ma veniamo alla preparazione per tirare con l’arco. Russell Crowe, per prepararsi al ruolo, è stato tre mesi nella foresta, in Australia, a volte anche scalzo. È arrivato a tirare fino a 200 frecce al giorno, il tipo di preparazione che fa un arciere olimpico. E si è reso conto che la difficoltà è tirare mentre si cavalca, mentre si corre, o mentre piove. Crowe ha voluto che il suo arco fosse il più simile possibile a quello medioevale. “Russell Crowe, o qualunque altra persona, per prepararsi a tirare deve fare un percorso” spiega il campione. “Si tratta di capire quale sia l’attrezzatura adatta, e poi di procedere per step: il tiratore deve imparare a gestire il mezzo, e capire quale sia l’attrezzo più consono al proprio fisico. Per tirare bene ci possono volere due o tre mesi. Ma conta anche l’allenatore: quello giusto sa tirare fuori l’arciere che è dentro di noi. Per questo il metodo di questo tipo si chiama costruttivista”.

 












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