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29
Mag
10

Sex And The City 2. Ridateci New York

Voto: 5 (su 10)

Empire State Building. Chrysler Building. Central Park. Quinta Avenue. Times Square. E poi Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda. Sì, le quattro ragazze di Sex And The City sono ormai un simbolo di New York, lo dimostrano anche i vari tour legati alla serie organizzati nella grande mela. Per questo, Sex And The City 2 inizia con una ripresa mozzafiato della città, accompagnata dall’immancabile Empire State Of Mind di Jay-Z e Alicia Keys. E per questo appare un mezzo delitto allontanare le quattro ragazze dal loro luogo naturale. Tutta la seconda metà del film, ambientata ad Abu Dhabi (in realtà è il Marocco) è imbarazzante e fiacca. Come un supereroe che, lontano da un certo luogo, perde i superpoteri, così le quattro lontano da NY non funzionano affatto.

Non a caso parliamo di supereroi. Perché se i due film tratti dalla famosa serie tv della HBO hanno un senso, è quello di far vedere il tempo che passa. Nella serie tv, le nostre sembravano eternamente giovani, immutabili, single e invincibili. Proprio come per i supereroi, per loro il tempo sembrava non passare. Ora il tempo passa, le nostre stanno invecchiando, e stanno diventando più sagge (insomma…). Soprattutto tre di loro non sono più single, e sono sposate a tre impiastri (gli uomini non sono mai stati alla loro altezza, scelta voluta?). Due di loro hanno figli. Proprio i figli, l’abitudine, le rivali più giovani sono le insidie per le nostre care (ex? ) ragazze.

Lo spunto sarebbe anche interessante. Ma al cinema Sex And The City, sia nel primo che nel secondo film, sembra proprio non trovare il passo: gli sceneggiatori non riescono a superare lo scoglio dei venti minuti della puntata televisiva, e, se pensiamo che il film dura intorno alle due ore e mezza, capirete come il gioco possa mostrare facilmente la corda. Rispetto al primo film, piuttosto fiacco, sono stati apportati dei correttivi. E così si è spinto sul pedale della volgarità e dei doppi sensi, con il risultato di far apparire dozzinale e greve quella che era una serie ironica e maliziosa. Per fare un esempio il livello dei dialoghi è questo: “Di cosa ti occupi?” “Infilo tubi”. E le gag più divertenti dovrebbero essere quelle di Samantha che fuma il narghilè muovendo la bocca con dei gesti che appaiono inequivocabili. Non mancano ragazze con magliette bagnate e ragazzi con costumi da bagno attillati. Avessimo fatto un film così in Italia (e ne facciamo, per carità), sai le critiche.

Se funziona il gioco di citazioni di cultura pop (si va da Liza Minnelli, presente in un cameo a un matrimonio gay, a Jude Law e Madonna, fino ad Accadde una notte), non piace quel misto di politicamente corretto e scorretto della parte girata in Medio Oriente, dove lo “scontro di civiltà” è trattato in un modo piuttosto indelicato, o grossolano. Sex And The City, inteso come franchise cinematografica, ha un suo senso e un suo tema di fondo (il tempo che passa, la crescita, i cambiamenti), ma continua a non avere un filo narrativo, una sceneggiatura, una trama. Il pubblico ama le ragazze, sorride alle loro battute e andrà a vedere il film. Ma dal cinema è lecito aspettarsi qualcosa di più.

Da non vedere perché: Sex And The City al cinema ha un suo senso, ma continua a non avere un filo narrativo. Il pubblico ama le ragazze e andrà a vedere il film. Ma dal cinema è lecito aspettarsi qualcosa di più. 

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