Posts Tagged ‘recensione La banda dei Babbi Natale

15
Dic
10

La banda dei Babbi Natale. Il ritorno di Aldo, Giovanni e Giacomo (quelli veri)

Voto: 7 (su 10)

Anche se in fondo il “film di Natale” vero e proprio non l’hanno mai fatto, Aldo, Giovanni e Giacomo si sono trovati quasi sempre a competere nell’agone degli incassi natalizi. Tutta colpa (o merito) dell’exploit di Tre uomini e una gamba, del 1997, che li aveva rivelati tra i pochi artisti italiani in grado di fare grandi incassi, e quindi di uscire in sala in uno dei momenti topici della stagione, e scontrarsi con il Cinepanettone di turno. Così, Aldo, Giovanni e Giacomo per la prima volta arrivano in sala con un film natalizio. La banda dei Babbi Natale si svolge proprio durante la vigilia di Natale: Aldo, Giovanni e Giacomo vengono arrestati e si ritrovano in questura, accusati di essere una banda di ladri. Davanti al commissario di polizia (Angela Finocchiaro), raccontano in flashback le loro vite complicate: Aldo, scommettitore incallito, è disoccupato ed è stato lasciato dalla fidanzata; Giovanni, veterinario poco affidabile, sta con due donne e due famiglie contemporaneamente; Giacomo, medico, vive nel ricordo della moglie scomparsa. Ma allora com’è che i tre sono arrivati essere colti in flagranza (anzi, in “fragranza”) di reato, mentre scalavano il muro di una casa?

Più che tra i film di Natale, quello di Aldo, Giovanni e Giacomo si inserisce nella tradizione dei racconti di Natale, quelle storie che, da Canto di Natale di Dickens a La vita è meravigliosa di Frank Capra, usano il Natale come momento per fare i conti con la propria coscienza e la propria vita. Allo stesso tempo La banda dei Babbi Natale è una commedia sentimentale, e anche un thriller/noir, visto che, come ne I soliti sospetti (o ne Le iene, evocata dalla canzone Little Green Bag), la vicenda viene ricostruita dalla fine attraverso una serie di flashback che ci permettono di scoprire la verità. Siamo quindi agli antipodi del Cinepanettone. Perché Aldo, Giovanni e Giacomo, forse consci di non venire dal cinema ma dal cabaret, si circondando di grandi attori (oltre alla Finocchiaro ci sono Giorgio Colangeli, Cochi Ponzoni e Massimo Popolizio) e di collaboratori di spessore (nella colonna sonora ci sono quattro canzoni di Mina), invece di cercare volti provenienti dalla tv. E quando lo fanno, vedi Mara Maionchi nei panni della terribile suocera di Giovanni, scelgono bene per un piccolo ruolo ad hoc.

Ma siamo agli antipodi del Cinepanettone anche perché il film ha una trama consistente e compiuta (è il primo film con una storia dal 2004, da Tu la conosci Claudia?, dopo gli sketch di Anplagghed al cinema e de Il cosmo sul comò), nel quale finalmente si inseriscono in maniera naturale delle gag fresche e nuove, e non qualcosa che sembri già visto, come nei due film precedenti, e le immancabili citazioni cinefile, che vanno dai film già citati a Matrix e Il grande Lebowski.  I tre continuano a far ridere senza volgarità, senza imitazioni o satira politica, ma solo con la fantasia. E sembrano tornati in forma come negli anni migliori. La sceneggiatura, come nei loro lavori più riusciti, torna a costruire sui tre attori dei personaggi che riprendono i loro caratteri classici, evolvendoli leggermente: così Giovanni passa dal pignolo e “bastardo dentro” a una nuova specie di bastardo, il bigamo/fedifrago; Giacomo, il sensibile, passa dal sentimentale che non riesce a dimenticare la moglie defunta fino ad arrivare al lecchino. E poi c’è Aldo, irascibile e pasticcione: è naturale che sia lui il disoccupato e lo scommettitore, quello che vuole fare un lavoro divertente e rifiuta il supermercato. È a lui che tocca l’assolo in sottofinale, è lui che al solito fa ridere di più. Non è il più bravo, è questione di ruoli e di tempi comici. Se lo ricordate, ce lo dicevano proprio le loro mamme (interpretate da loro stessi) in uno dei loro sketch storici.

Da vedere perché: i tre continuano a far ridere senza volgarità, senza imitazioni o satira politica, ma solo con la fantasia. E sembrano tornati in forma come negli anni migliori

 












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