Posts Tagged ‘recensione Buried-Sepolto

13
Ott
10

Buried – Sepolto. Novanta minuti senza aria e senza respiro

Voto: 7,5 (su 10)

Parte da subito come una bella sfida, Buried – Sepolto. L’idea di base ha a che fare con una scena che è già un classico del cinema, quella di Kill Bill Vol. 2 in cui Uma Thurman viene sepolta viva. Una scena così famosa da essere già stata spesso ripresa, tra l’altro dallo stesso Tarantino in una puntata di C.S.I. (Grave Danger) da lui diretta, e da alcuni spot pubblicitari. Confrontarsi con questa scena è qualcosa di facile e di difficile allo stesso tempo. Facile, perché si gioca con qualcosa che è già fortemente impresso nell’immaginario collettivo. Difficile, perché si tratta di proporre qualcosa di nuovo. Anche perché qui non parliamo solo di una scena girata in una bara. Sono ben novanta minuti: tutto il film.

Buried – Sepolto, dello spagnolo Rodrigo Cortés, si candida ad essere uno dei film più claustrofobici della storia del cinema. Un uomo si sveglia e capisce di essere in una bara, e di essere stato sepolto vivo. Con il suo accendino prova a fare luce nella bara. Con un telefonino, che trova accanto a sé, prova a fare luce su quello che è successo: attraverso le conversazioni capiamo cosa è accaduto e cosa potrebbe accadere. Illuminato solo da una fioca luce, prima quella dell’accendino, poi quella del cellulare e delle luci da campeggio o da una lampada scassata, la sagoma di Ryan Reynolds si staglia nel buio, e viene ripresa da varie angolazioni. Il suo è un vero one man show, tutto basato su respiri affannosi e ansia. La sua performance meriterebbe una visione in lingua originale.

Girato in unità di tempo e luogo, e in tempo reale, Buried – Sepolto vive di una continua suspence, creata attraverso una serie di variazioni sul tema, che mantengono alta la tensione ogni volta che sembra assestarsi (il colpo di scena più forte arriva a metà film). Con un finale beffardo e imprevisto. A parte i titoli di testa alla Saul Bass, Buried – Sepolto è hitchcockiano fino a un certo punto: è girato in un unico luogo, come Prigionieri dell’oceano, ed è in tempo reale come Nodo alla gola. In realtà non sappiamo qualcosa più del protagonista, come in molti film del maestro, ma apprendiamo le cose insieme a lui. E questo aspetto, in un certo senso, ci aiuta a identificarci in lui. Ma la suspence è garantita da una serie di deadline: la batteria del cellulare che sta per scaricarsi, l’aria nella bara che prima o poi si consumerà, l’ultimatum dei terroristi per una determinata ora. C’è poi un sottotesto politico: la storia ha a che fare con la guerra in Iraq e con il trattamento che l’America riserva ai cosiddetti “contractors”. Buried – Sepolto è una delle prime vere sorprese della stagione cinematografica. Da evitare solo se si soffre solo di claustrofobia. In ogni caso, attrezzatevi per una bella passeggiata all’aperto dopo il film.  

Da vedere perché: È uno dei film più claustrofobici visti al cinema. La suspence è continua, e Ryan Reynolds la fa rendere al massimo grazie a una prestazione “senza respiro”.

 

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