Posts Tagged ‘Quarto potere

12
Nov
10

The Social Network. Le regole dell’attrazione virtuale

Voto: 7,5 (su 10)

A cosa stai pensando? Il peccato originale. La guerra di Troia. Molte cose nella storia del mondo sono nate per una donna. E, che vi piaccia o no, anche Facebook è nato per questo. “Probabilmente diventerai un mago dei computer, ma passerai la vita a pensare che non piaci alle ragazze perché sei un nerd. Non piaci perché sei un grande stronzo”.

È così che nella prima scena di The Social Network la ragazza pianta Mark Zuckerberg. Lui, per vendicarsi, la sera stessa comincia a postare frasi terribili contro di lei sul suo blog, e crea un sito con tutte le ragazze più carine del campus universitario, chiedendo agli utenti chi di confrontarle a due a due per scegliere la migliore. Nasce così Facemash. Ma la vera intuizione deve ancora arrivare: la gente vuole andare su internet per vedere i propri amici. Ecco l’idea: si dovrà conoscere la persona per andare oltre la sua pagina iniziale. E gli utenti stessi forniranno le foto, così non servirà nessun hackeraggio. Un ragazzo che chiede se un’amica è single o meno fa nascere un’altra idea chiave: quella dello status. Ecco Thefacebook.com, che poi diventerà Facebook.com su consiglio di Sean Parker, l’inventore di Napster. Anche lui aveva inventato quel sito per far colpo su una ragazza… Mentre Facebook si diffonde a macchia d’olio e diventa un’azienda, Eduardo Saverin, un amico che aveva fornito il capitale iniziale per la società,  e i gemelli Vinklevoss, che avevano coinvolto Zuckerberg in un progetto simile a Facebook, gli fanno causa.

Amici. Bell’amico, Mark Zuckerberg. Proprio la causa intentata dai suoi ex amici fa sì che entrino nel racconto le versioni degli altri. Per questo il film è stato accostato a Rashomon, nel senso che si tratta di una storia narrata da più punti di vista. Il riferimento ci può stare, ma la struttura è molto diversa: la storia non viene raccontata più volte da capo, e i punti di vista di tutti si intersecano, grazie all’espediente narrativo delle cause legali che riuniscono i contendenti a un tavolo, contribuendo a un unico, frastagliato, racconto. La storia di The Social Network è come l’informazione sulla rete di oggi: pluralista e libera. Il riferimento a Quarto potere è ancora meno pertinente: sì, è la storia di un’ascesa e di una scalata a una posizione di potere, è raccontata in flashback e ricostruita attraverso un’indagine, ma la portata e l’impatto delle due opere sono completamente diversi. Forse come i tempi che raccontano.

Mi piace. Siamo alla fine del 2003, in un campus universitario. Feste, birre, ragazzi e ragazze. Atmosfera eccessiva e sovraeccitata. The Social Network, con i suoi personaggi amorali, sembra un film tratto da Bret Easton Ellis (Le regole dell’attrazione). C’è il sesso, ma al posto della droga ci sono i pixel di internet, l’ossessione per la vita virtuale e per il successo. Ironico, sfacciato, sexy, veloce, The Social Network è comunque a tutti gli effetti un film di David Fincher. Il ritmo è quello tachicardico dei suoi primi film. È il ritmo della vita on line di oggi, quello dei click con cui si sceglie e si scarta, si passa da una pagina all’altra, si naviga entrando e uscendo nei siti come nelle vite delle persone. È il ritmo di una vita virtuale che le persone riportano nella vita reale. Alla tachicardia contribuisce la musica di Trent Reznor, cioè Mr. Nine Inch Nails: i suoni elettronici e industriali si adattano alla perfezione a  una storia a base di tecnologia e computer. E hanno l’effetto di aumentare il senso di ossessione del film.

Condividi. Perché è di ossessione che parliamo, in fondo. Come in tutto il cinema di David Fincher. Zuckerberg è l’ennesimo personaggio fincheriano ossessionato da un’idea al punto di farne la sua unica ragione di vita. In questo senso il cinema di Fincher si è spostato da una macro follia, quella plateale degli assassini di Seven e Zodiac e dell’io schizofrenico di Fight Club, a una micro follia, un’ossessione per la comunicazione da parte di una persona totalmente incapace di comunicare. Fateci caso: dalla prima conversazione con la sua ragazza, in cui Zuckerberg parla senza mai interagire veramente, alle discussioni durante i processi e gli appuntamenti con gli investitori, il protagonista di The Social Network si estranea dai rapporti, dimostrandosi incapace di socializzare. È proprio questo il senso del titolo, ed è per questo che suona beffardo. Così com’è beffardo il finale, sulle note di Baby, I’m A Rich Man dei Beatles. Zuckerberg, ormai miliardario, clicca in maniera compulsiva per aggiornare ogni due secondi la pagina di Facebook per vedere se la sua ex ragazza ha accettato la sua amicizia. Ci è venuto in mente il finale di The Aviator, in cui Di Caprio/Howard Hughes ripete le parole “il mezzo del futuro”. Entrambi creatori di grandi imperi, entrambe persone sole. Ma Fincher sembra volerci far notare la piccolezza degli uomini di successo di oggi rispetto a quelli di un tempo. Quelli di oggi sono ben poca cosa: gli imperi odierni in fondo non nascono da grandi visioni, ma da piccole ripicche. Chi ha fondato il più famoso network sociale, in fondo lo ha fatto perché è un asociale. Commenta.

Da vedere perché: con i suoi personaggi amorali, sembra un film tratto da Bret Easton Ellis. C’è il sesso, ma al posto della droga ci sono i pixel di internet, l’ossessione per la vita virtuale e per il successo. Ironico, sfacciato, sexy, veloce, The Social Network è a tutti gli effetti un film di David Fincher.

 

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