Posts Tagged ‘Patrice Chéreau

06
Set
09

Venezia 66. Persécution. Misteri dell’amore…

Voto: 6 (su 10)

immSi chiama Persécution, persecuzione, il film di Patrice Chéreau presentato in concorso a Venezia. Ma potrebbe chiamarsi benissimo Lasciami entrare. Sarebbe un titolo adatto. Perché la storia tra Daniel, giovane uomo che lavora come muratore, e Sonia, la sua fidanzata, con cui ha un rapporto tormentato, è fatta di continue, disperate, richieste di ingresso. Lasciami entrare nella tua vita, nel tuo mondo, nella tua anima, nel tuo corpo. È questo che si chiedono, si negano e si concedono i due amanti. È questo che chiede a Daniel un uomo misterioso, che appare all’improvviso e sembra perseguitarlo. E a livello visivo Persécution riesce a rappresentare bene questa necessità di entrare nella vita di chi ci è prossimo, di chi amiamo. È un film fatto di continui ingressi, nelle case, nelle stanze. Case in costruzione, come quelle in cui lavora Daniel. Come sono in costruzione i rapporti tra le persone, le personalità di ognuno. È un film fatto di porte lasciate aperte, oppure chiuse e poi forzate, come l’intimità di ciascuno, condivisa, o negata e poi violata.

È un film che gira volutamente a vuoto, quello di Chereau, fatto di personaggi che girano su se stessi, di parole che dicono tutto e niente, come spesso accade nella vita, e che non svelano mai completamente il senso di quello che accade. Perché è un film che non vuole raccontare una storia, ma trasmettere un disagio, uno stato d’animo. Per entrarci dentro si tratta di andare al di là delle parole, e cercare i movimenti, gli sguardi, le sensazioni. La fotografia sui toni del blu contribuisce a raffreddare tutto, imbrigliando e raggelando il film, che non sfocia mai nel mélo ma si mantiene sui binari del thriller dell’anima, che punta alla testa e mai al cuore. È un film inquietato e incompiuto, con un’inevitabile monotonia di fondo che non riesce a sollevarlo oltre la mediocrità dei titoli visti sin qui alla Mostra di Venezia.

È un film d’attori, e non poteva essere altrimenti. Nell’incontro/scontro tra Romain Duris e Jean-Hugues Anglade, rispettivamente Daniel e l’uomo misterioso, spicca l’affascinante Charlotte Gainsbourg, ancora una volta alle prese con una prova intensissima, opposta e complementare al ruolo estremo di Antichrist, ancora una volta completamente a nudo, nel corpo e nell’anima. È nudo anche l’uomo misterioso che affianca e perseguita Daniel. Se fossimo in un film americano ci sarebbe qualche twist ending a svelarci qualcosa che possiamo solo intuire. Ma niente risposte, siamo francesi. Così i rapporti tra i personaggi sono misteri, quei misteri dell’amore, come cantano Antony and the Johnsons in una struggente Mysteries of love, remake del pezzo scritto da David Lynch e Angelo Badalamenti per Velluto Blu, che da sola vale la visione del film. Chi è allora l’uomo misterioso? Non lo sappiamo. Provate solo a pensare che a volte la persecuzione peggiore è quella che infliggiamo a noi stessi.

Da vedere perché: è un raggelato e raggelante thriller dell’anima (con una canzone che vale da sé la visione) anche se è inevitabilmente monotono

(Pubblicato su Movie Sushi)  

 


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