Posts Tagged ‘oggi nelle sale

12
Feb
10

Amabili resti. Siamo della stessa materia di cui sono fatti i sogni

Voto: 8,5 (su 10) 

Siamo della stessa materia di cui sono fatti i sogni. È anche questo che ci vuole dire Peter Jackson nel suo ultimo film, Amabili resti (The Lovely Bones), tratto dal romanzo di Alice Sebold.

Dopo i kolossal Il Signore degli Anelli e King Kong, Jackson torna a un film più intimista e privato, dolcemente macabro. Un po’ com’era stato quel Creature del cielo che lo aveva fatto conoscere al grande pubblico una quindicina di anni fa. Un Lynch degli antipodi. Così era stato definito il regista neozelandese.

E come Lynch, ma ovviamente a modo suo, Jackson riesce ad andare “oltre”: al di là del visibile e del terreno, al di là della vita, in un territorio che è quello dell’intimo, dell’inconscio, del sogno.

“Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre 1973”.

È la storia di un brutale assassinio, di un’adolescenza violata, Amabili resti. Susie (una bravissima Saoirse Ronan) è una ragazzina allegra, curiosa, alle prese con il suo primo amore. Ma la sua vita viene bruscamente interrotta da un vicino di casa, che l’attrae in una trappola per poi ucciderla.

La sua vita si interrompe di colpo. Ma Susie non è pronta per lasciare questo mondo. Guardare indietro o andare avanti? Questo è il dilemma. Susie così rimane “tra coloro che son sospesi”, in una sorta di limbo. Bloccata, come quel pinguino nella palla di neve che guardava da bambina, “prigioniero in un mondo perfetto”. Susie è costretta a vedere la sua vita dall’esterno, a vivere da spettatrice  un bacio, quel momento che non avrebbe mai avuto.

È una “Terra di Mezzo” quella in cui è imprigionata Susie. Ed è un’altra Terra di Mezzo quella che riesce a raffigurare Peter Jackson, dopo quella de Il signore degli Anelli (citato con la pubblicità del romanzo in una libreria). Il visionario regista neozelandese crea un limbo, un mondo fatto di quello che Susie – e la altre bambine che vi si trovano – ama. I suoi giornali, i suoi giocattoli, i suoi sogni. È il suo mondo interiore che prende forma per avvolgerla e accompagnarla, è la sua immaginazione che crea quello che le sta intorno. Jackson disegna una Terra di Mezzo colorata, serena, ariosa. Si ispira ai pittori surrealisti come Magritte, Dalì e Max Ernst. E chiama l’artista “ambient” per eccellenza, Brian Eno, a costruire mondi sonori che accompagnino le immagini.

Viene dall’horror, Peter Jackson. E con Amabili resti ci racconta l’orrore, quello quotidiano,quello che si cela tra noi, lontano dalla stilizzazione e l’iconografia del cinema di genere, di cui è stato uno specialista. Amabili resti è un film che ci lascia attoniti e atterriti. Grazie anche alla bravura di Stanley Tucci, villain della porta accanto, anonimo e mimetico uomo senza qualità, algido e incolore, sulla scia del Robin Williams di One Hour Photo.

È un film che crea tensione, orchestrata ad arte da Jackson grazie al montaggio alternato della scena in cui Susie viene uccisa, mentre i genitori l’aspettano a casa. O con la scena da suspence hitchcockiana in cui la sorella di Susie cerca risposte nella casa del vicino mentre lui sta per arrivare. Ma è un film da cui si esce pacificati, con la vita e con la morte.

Nonostante qualche caduta di stile, con un paio di momenti che si avvicinano a Il gladiatore o a Ghost, ma che non stridono troppo con il tono del racconto. Jackson vince una delle sfide più ardue del cinema, quella di filmare l’infilmabile. Quello che c’è oltre. La sua “Divina Commedia” cerca di spiegarci uno dei misteri più grandi che ci siano. Un film sulla morte che fa amare la vita. “Sono stata qui per un momento e poi me ne sono andata. Auguro a tutti una vita lunga e felice”.

Da vedere perché: Dopo Il Signore degli Anelli, Peter Jackson ci porta in un’altra Terra di Mezzo. Quella tra la vita e la morte. Ci atterrisce, ma ci fa amare la vita.

 

 

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16
Ott
09

Funny People. I “malincomici”

funnyVoto: 7 (su 10) 

Sta crescendo come il tempo questa vita mia. Così come sta crescendo Judd Apatow, e con lui i suoi attori, e con lui i suoi personaggi. Da 40 anni vergine a Molto incinta, fino a questo Funny People, Apatow ha toccato molti tabù: dalla verginità in età adulta, alla paternità inattesa. E ora tocca addirittura la morte. Funny People racconta la storia di George Simmons (Adam Sandler), comico di successo, che scopre di avere una malattia incurabile. Così chiede a Ira Wright (Seth Rogen), giovane comico in erba e suo grande fan, di fargli da assistente, aiutarlo a scrivere le battute, essergli amico in un momento difficile. Quando si è vicini alla morte si ripercorre la propria vita. E infatti George ritorna sui suoi passi: da star del cinema torna a calcare i palchi dove si esibiva agli inizi come “stand up comedian”, cioè come cabarettista solo in scena di fronte al pubblico. E torna a contattare quello che forse è stato l’unico amore della sua vita…

Potrebbe essere definito un film “malincomico”, Funny People, rubando una definizione che la critica coniò qualche anno fa per alcuni comici di casa nostra. Un termine quasi mai usato per la commedia d’oltreoceano. Eppure calza a pennello a questo film, perché è questa la ricetta di Apatow: mettere nel film battute irresistibili, per parlare in fondo di cose serie. Come si può immaginare, se non si ha un tocco delicato, la cosa è rischiosissima. Ma Apatow il tocco magico ce l’ha, possiede una delicatezza tale da farci amare un gruppo di cialtroni, rendendoli umani grazie a una sceneggiatura che mette in scena tutte le loro debolezze. Ci riesce perché prende spunto da una storia vera: Apatow ha iniziato proprio come cabarettista, dividendo spesso il palco con un giovane Adam Sandler.

Scene da una malattia montate su una canzone comica. Judd Apatow è anche questo. Il suo è un mondo dove tutto è farcito di cultura pop (ce n’è per tutti: James Taylor e Eminem, Roger Waters e i Queen, James Bond e Harry Potter, Matrix e perfino l’Ikea…). Ma è un mondo reale, dove ci si ammala davvero (e si guarisce anche), dove ci si ama e ci si odia davvero. I personaggi di Apatow sono ormai caratteri a tutto tondo. E sono interpretati da quello che ormai si può considerare il rat pack personale di Apatow (Seth Rogen, Jonah Hill, la moglie Leslie Mann). Tra loro è arrivato Adam Sandler, un attore molto più versatile di quello che si può immaginare pensando ai suoi ruoli più famosi. La sua faccia è quella del clown che sorride fuori, ma piange dentro.

Sandler e Rogen, George e Ira. L’attore di successo e il giovane in ascesa. Funny People è un Eva contro Eva al maschile, attualizzato e virato in commedia. La luce bianca, marchio di fabbrica di Janusz Kaminski, (direttore della fotografia dei più bei film di Spielberg) che ammanta Los Angeles, rende tutto più scarno, ogni sentimento, ogni dolore, come se mostrasse tutto più chiaramente, se togliesse ogni difesa. “La gente dice che sono pazzo a fare ciò che faccio, e mi dà un sacco di avvertimenti per salvarmi dalla rovina. Quando dico loro che sto bene, mi guardano in modo strano. Rispondendo: sicuramente non sei felice ora che sei fuori dal gioco”. È John Lennon, con Watching The Wheels, una canzone che parla di qualcuno che è uscito dal giro, e se ne frega del successo, a chiudere il film. È una canzone da Double Fantasy, proprio il disco uscito prima della morte. E lungo tutta la colonna sonora si sentono brani di McCartney, Ringo Starr e George Harrison. Non i Beatles, ma loro da soli. Forse per ricordarci che nella vita le cose finiscono, ci si incontra e ci si divide, ma la vita va avanti.

Da vedere perché: Dopo verginità e gravidanza, Apatow ci parla di vita e di morte. Funny People è il suo Eva contro Eva, al maschile e virato in commedia. Un film “malincomico”.

(Pubblicato su Movie Sushi)

 

 












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