Posts Tagged ‘nuovo film Cetto Laqualunque

19
Gen
11

Qualunquemente. Quando la realtà supera la finzione…che delusione!

Voto: 4,5 (su 10)

“Non sono le donne che devono entrare in politica, ma è la politica che deve entrare nelle donne”. Parole attualissime: Cetto Laqualunque è un personaggio simbolo dell’Italia di oggi. Un personaggio geniale e profetico, se pensiamo che era stato inventato nell’ormai lontano 2003, quando vizi e corruzione dell’attuale classe politica italiana forse esistevano già, ma non erano così tristemente noti. Cetto Laqualunque, inventato da Antonio Albanese, è oggi, come ricorda il regista Giulio Manfredonia che lo porta al cinema nel nuovo film Qualunquemente, una Grande Maschera Italiana. Qualunquemente, il film che lo vede protagonista, sarebbe a suo modo profetico, visto che si è iniziato a scriverlo un paio di anni fa. Il problema è che la realtà oggi va incredibilmente più veloce della finzione, e Qualunquemente rischia di arrivare fuori tempo massimo, un po’ come W., il film su Bush di Oliver Stone. Oggi nemmeno il documentario alla Moore o l’instant movie (cosa poco auspicabile per il bene del cinema) rischiano di essere in tempo per raccontare la realtà.

“Le tasse sono come la droga. Se le paghi una volta poi ti prende la voglia”. Cetto Laqualunque è un imprenditore corrotto calabrese che torna in Italia dopo una lunga latitanza all’estero. Le sue proprietà sono minacciate da un’improvvisa ondata di legalità, rappresentata dall’onestissimo candidato sindaco De Santis. A Cetto viene proposto di entrare in politica per difendere la sua città dalla legge. La storia è questa. Il personaggio è noto. Si trattava di costruirgli attorno un mondo, dei contatti, una vita. Manfredonia e i suoi scenografi sono bravi a creare un mondo barocco, dorato, eccessivo e ridondante. Usano il viola e il rosso acceso per rendere esplicita la cafonaggine e il cattivo gusto di una certa classe dirigente dell’Italia di oggi. Tra atmosfere da gangster movie e da spaghetti western, il tentativo di Manfredonia è quello dell’astrazione, del surreale, del linguaggio dei fumetti. L’operazione non riesce: dei fumetti Laqualunque e compagnia non hanno la leggerezza, i personaggi sono pesanti, sempre troppo carichi. I toni sono quelli di un grottesco spinto. Non funziona nemmeno l’astrazione: anche provando a esagerare certi comportamenti, questi non hanno nulla di strano: un politico con amante e nuova famiglia oltre alla prima moglie e al figlio di primo letto (erede designato del suo impero), costruzioni abusive, siti archeologici in malora, pensioni di invalidità fasulle, primari nominati senza alcun titolo, festini con prostitute. Quando poi andiamo alla situazione negli ospedali, si sfiora il cattivo gusto. Quello che esce è un film desolato e desolante.

Non c’è niente da ridere, questo lo sappiamo. Ma in Qualunquemente non si ride mai. Primo per il motivo di cui sopra: il film non riesce ad inventare più niente di iperbolico, di esagerato rispetto alla realtà. In questo modo il ritratto dell’Italia, anche attraverso personaggi caricaturali, è così vero da farci cadere in depressione per la nostra povera patria. Secondo per la sceneggiatura: al film mancano completamente una storia e personaggi a tutto tondo. Lo script è ripetitivo: tutto funziona al contrario, l’illegale diventa legale, e il legale è il male. Dopo quindici minuti in cui questo riesce a strappare qualche sorriso, il gioco diventa logoro. La scelta poco felice qui è quella di Piero Guerrera, sceneggiatore televisivo ma con poca esperienza di cinema. Che è un’altra cosa. E infatti Qualunquemente è uno sketch televisivo stiracchiato per un’ora e mezza, fino a diventare estenuante. È il problema storico di Antonio Albanese: tutti i suoi personaggi, irresistibili a teatro e in tv, non reggono il respiro di un film, e perdono vita nei novanta minuti. E così anche Albanese diventa un attore sprecato, lui che è bravissimo quando si tratta di interpretare i personaggi a tutto tondo in film di altri autori (Questioni di cuore, Giorni e nuvole, Vesna va veloce).

Il confronto con Checco Zalone, pur tenendo conto della diversità dei due progetti, è impietoso. Checco Zalone gira intorno alla realtà, Albanese la prende per le corna. Ma se il primo non perde mai di vista la risata, ricordandosi di essere in un film comico, il secondo pare scordarsi di questo aspetto: se non si ride non si può nemmeno parlare di film comico. E un film di denuncia deve avere ben altri contenuti. Proprio il caso Zalone è un esempio: il comico barese si è affidato a Gennaro Nunziante, vero sceneggiatore (ha scritto tre ottimi film per D’Alatri), allo stesso tempo leggero ma attento all’attualità, che gli ha confezionato una storia compiuta. Ecco, a Qualunquemente manca una certa leggerezza. E manca una storia. E’ una grande delusione: poteva diventare un film epocale, è soltanto un film “qualunque”.

Da non vedere perché: Non c’è niente da ridere, questo lo sappiamo. Ma in Qualunquemente non si ride mai: il film non riesce ad inventare più niente di iperbolico, di esagerato rispetto alla realtà. E al film mancano completamente una storia e personaggi a tutto tondo.

 

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