Posts Tagged ‘Marion Cotillard

24
Set
10

Inception. Freud e Escher al cinema

Voto: 7,5 (su 10)

Siamo della stessa materia di cui sono fatti i sogni, scriveva Shakespeare. Lo ribadisce anche Christopher Nolan con Inception, il suo film più personale, un’idea che ha in mente da quando aveva 16 anni, che riesce a portare finalmente sullo schermo, dopo aver lavorato per dieci anni alla sceneggiatura. “Qual è il parassita più resistente? Un virus? No, un’idea. Un’idea, una volta formata, si avvinghia”. Dev’essere stato così anche per Nolan, visto come ha portato avanti il suo progetto. È quello che pensa Cobb (Leonardo Di Caprio), il protagonista del suo film. Lui e la sua banda hanno trovato il modo per entrare nei sogni degli altri, e per rubare loro le idee. Nel sogno le difese si abbassano, e le idee possono essere rubate. Cobb e la sua banda però ora si trovano, coinvolti da un uomo d’affari giapponese, a progettare un’impresa ancora più difficile: invece che rubare un’idea devono instillarla nella mente di qualcuno. Si tratta dell’erede di un impero finanziario, e l’idea che vogliono mettergli in testa è quella di dividere l’impero. Ma Cobb dovrà fare i conti anche con i suoi sogni, e con il rimpianto per la moglie (Marion Cotillard) che ha perduto per sempre.

Regista del racconto non lineare per eccellenza (vedi Memento), Nolan gira un film sui sogni, che per la loro natura non sono lineari e logici. Quello tra Nolan e il sogno sembra allora un rapporto naturale. Anche perché il regista di Batman: Begins e Il cavaliere oscuro ha sempre basato la sua poetica sulla capacità o meno di vedere. E il sogno in fondo è un vedere oltre, al di là di quello che vedono gli occhi, al di là di quello che comprende il razionale: un vedere con la mente. Nolan, sulla scia di film come Matrix, Dark City e Il tredicesimo piano, ma anche eXistenZ di Cronenberg, gioca con la percezione dei protagonisti, e con la nostra. “I sogni sembrano reali finché ci siamo dentro”. E così noi sposiamo il punto di vista dei personaggi, e non sappiamo mai se ci troviamo in un sogno o nella realtà.

Inception è un film ambizioso. È Freud declinato in heist movie (film di rapina), un labirinto di specchi con dentro un gioco di scatole cinesi. È 007 (le scene sulla neve sono una citazione aperta di Al servizio segreto di Sua Maestà) diretto da M.C. Escher (anche le famose scale disegnate dal famoso pittore fanno parte dell’ispirazione del film). A cui si aggiunge una robusta dose di mélo, con il ricordo della moglie scomparsa di Cobb che ritorna continuamente nel film. E qui Inception ci mostra il sogno come unica possibilità di ri-vivere qualcosa che è andato perduto, e si avvicina a Strange Days, in cui il protagonista riviveva sensazioni pre-registrate. Il sogno come rimpianto. E non a caso il tema del film è la canzone di Edith Piaf Non, je ne regrette rien: non rimpiango nulla.

Il sogno di Nolan è nitido, chiaro, preciso, e mai sfumato, torbido e malato come il sogno di David Lynch. È interessante come qui la realtà condizioni il sogno con vibrazioni, suoni e giravolte, e come il sogno, una volta giunto alla fine, cominci a sgretolarsi. Il regista de Il cavaliere oscuro realizza un film-evento, un prodotto dall’impatto visivo notevole, con scene meritevoli di entrare nella storia del cinema. Inception è un caso di blockbuster con un’anima, un film altamente spettacolare, ma con dentro una grande riflessione filosofica e intellettuale. È un film che può aprire una strada a un nuovo tipo di cinema. La struttura a scatole cinesi finisce però per rendere necessarie troppe spiegazioni e momenti interlocutori, rendendo a volte il film macchinoso e complicato. Così complicato che Memento il confronto sembra un cinepanettone. Ma si tratta di difetti che non riescono a scalfire la maestosità dell’opera. Christopher Nolan entra definitivamente, insieme a Lucas, Spielberg, Peter Jackson nell’Olimpo dei creatori di mondi.   

Da vedere perché: È Freud declinato in heist movie, un labirinto di specchi con dentro un gioco di scatole cinesi. È 007 diretto da M.C. Escher, con una robusta dose di mélo

 

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30
Apr
10

Oceani 3D. Immergetevi nelle immagini. Un po’ meno nei suoni…

Guarda il trailer

Voto: 6,5 (su 10) 

Se l’intento del nuovo corso del 3D, più che gettarci gli oggetti in faccia, è farci immergere nelle immagini (come ha fatto Cameron con Avatar), Oceani 3D è un film che riprende alla lettera questo concetto. È infatti un viaggio negli oceani, nato da 26 spedizioni in tutto il mondo (dagli USA alla Polinesia Francese, dal Sudafrica all’Australia, dalle Bahamas alla Colombia fino a Egitto, Messico, Mozambico e così via), una storia che, per citare un famoso cartone animato, si svolge “in fondo al mar”. E si tratta quindi di un’immersione in tutti i sensi, visto che grazie al 3D pare davvero di nuotare accanto alle meravigliose creature (quasi tutte a rischio di estinzione, purtroppo) che abitano i fondali marini.

Oceani 3D mostra chiaramente un altro genere in cui il 3D può eccellere: non solo fantascienza, horror o animazione, ma anche il documentario. Non per niente, proprio James Cameron in persona, per testare le attrezzature che poi sarebbero servite per il suo Avatar, si è cimentato negli anni scorsi in dei documentari sottomarini. Il film, poi, è prodotto da un altro nome che è una garanzia, Jean-Michel Cousteau, figlio di quel Jacques Cousteau con i cui documentari siamo cresciuti un po’ tutti (anche Wes Anderson, che si ispirò a lui per Le avventure acquatiche con Steve Zissou).

Oceani 3D vive di immagini spettacolari, di creature così belle che nessuna computer grafica e nessuna Pixar potrebbe inventare. Guardate a un animale come il lamantino, e ditemi quale film d’animazione potrebbe creare un personaggio più simpatico. O ammirate lo squalo balena. A proposito di Pixar e di cortocircuiti cinema realtà, nel film compare anche lui, il pesce pagliaccio reso famoso da Alla ricerca di Nemo.

A immagini così belle basterebbe poco, un commento semplice e garbato, per rendere al massimo. Invece in Italia è stato scelto di far fare da voce narrante (che in Francia è di Marion Cotillard) ad Aldo, Giovanni e Giacomo. Una scelta che segue una tendenza già in atto da tempo (ricordate Fiorello che raccontava La marcia dei pinguini?), che cerca di allargare il potenziale pubblico del film. E che corrisponde a una scarsa fiducia nel prodotto-film. I tre comici, a cui vogliamo un gran bene, e che recitano un testo non scritto da loro (l’adattamento è di Pino Insegno e Francesca Draghetti), stavolta però esagerano: non stanno zitti un attimo, gigioneggiano, urlano. E verrebbe voglia di schiacciare il tasto del volume, che al cinema non c’è (una collega ha suggerito di portarsi al cinema l’I-pod, in modo da isolarsi dal commento sonoro). Se fossero davvero in acqua, spaventerebbero tutti i pesci, e addio film. Oceani 3D è comunque un film istruttivo, che ci sentiamo di consigliare. Soprattutto ai bambini, alla generazione di domani, che dovrà difendere il nostro pianeta.

Da vedere perché: vive di immagini spettacolari, di creature così belle che nessuna computer grafica e nessuna Pixar potrebbe inventare. Peccato per quelle tre voci…

 












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