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08
Ott
10

Dvd. Crazy Heart. Tre accordi e la verità

Voto: 7,5 (su 10)

“Non è posto per un cuore affaticato. Non è posto dove perdere la testa. Non è posto per crollare. Raccogli il tuo cuore folle e fai un altro tentativo”. Sono le parole di The Weary Kind, tema del film Crazy Heart, e canzone da Oscar scritta da T Bone Burnett e Ryan Bingham. Crazy Heart ha fruttato anche l’Oscar come miglior attore a Jeff Bridges, stropicciato e trasandato come nei panni di quell’indimenticabile Drugo de Il grande Lebowski dei Fratelli Coen. Bridges è anima, corpo e voce (le canzoni sono cantate da lui) di Bad Blake, cantante country oramai in disuso e in preda ai fantasmi dell’alcol. Un ruolo che, come un abito sartoriale, sembra cucito su misura per lui.

Il rock, e il country, sono anche questo. Suonare in bowling sperduti dove non ti offrono neanche le consumazioni al bar. O in pianobar sfigati nel deserto del New Mexico. Fare chilometri e chilometri da solo su un furgone scassato, con un’unica amica, l’amata bottiglia di whisky. Suonare con band sempre diverse, raccattate all’ultimo, e andare in scena senza alcuna prova. Mentre la casa discografica fa uscire dal catalogo i tuoi dischi vecchi, perché non vendono più. Crazy Heart racconta il lato oscuro di chi fa musica, quello lontano dai riflettori più potenti, ma illuminato da qualche luce fioca da balera.

È un film lontanissimo dal glorioso (ed edulcorato) ritratto di Johnny Cash e signora di Walk The Line – Quando l’amore brucia l’anima, o dagli affreschi corali firmati Altman di Nashville e Radio America. Qui c’è in scena un uomo solo, che porta sulle spalle la sua solitudine, la sua marginalità e la sua dipendenza con dignità. Crazy Heart non esaspera mai i toni. Come una ballata country è moderato, sereno, malinconico e a suo modo tenue, senza scossoni. E con un tocco di tenero umorismo. “La mia canzone preferita? Quella che mi ha fatto fare più soldi” racconta Bad a Jean, giovane giornalista di un giornale locale che gli chiede un’intervista. “Ti stufi se te la chiedono venti volte a sera. Ma le devi molto e non puoi voltarle le spalle”. L’incontro con Jean (Maggie Gyllenhaal) è forse quello che salva la vita a Bad Blake, forse l’ultima occasione di tirarsi su. La rinascita passa anche per il dover fare da supporter a quello che una volta era un suo allievo, quel Tommy Sweet (Colin Farrell) che ora è una star del country e suona in arene da dodicimila posti. Con un palco che è trasportato da tir, con i road manager a controllare ogni dettaglio. E con quei “maledetti fonici che cercano sempre di fottere il supporter per far risaltare la star. È il loro sporco lavoro”. È in questo mondo, dopo l’iniziale riluttanza, che si trova catapultato Bad Blake, che torna, per un momento, a esibirsi per il grande pubblico. “Le esibizioni. A volte si è in vena, altre no” confessa Blake. Per il “cowboy dell’amore” Bad Blake l’incontro con Tommy Sweet può significare molto. Scrivere una canzone per lui può significare una svolta.

Proprio un film agli antipodi di Walk The Line – Quando l’amore brucia l’anima si avvale dello stesso autore delle musiche, quel T Bone Burnett che aveva firmato anche la splendida colonna sonora di Fratello, dove sei?. Burnett ha composto le musiche insieme a Stephen Bruton, scomparso poco dopo, e autore di canzoni per Kris Kristofferson, Bonnie Raitt, Willie Nelson Johnny Cash. Anche lui, come Blake, ha passato la vita tra una roadhouse e l’altra, sempre lontano da casa. “È una vita interessante” aveva dichiarato Bruton prima di morire. “L’unica cosa reale è la performance. Non sei responsabile di quello che hai fatto il giorno prima e per un po’ è magnifico, ma può facilmente trasformarsi in un caso di sviluppo bloccato. Prima o poi devi attraversare lo specchio”. Burnett aveva capito che Bad è uno di quegli uomini che si esprime meglio nelle canzoni che nelle conversazioni. “Per Bad è molto difficile dire quello che pensa nella vita reale” ha fatto notare Burnett. “L’arte non ti consente di esprimere facilmente le cose. Tuttavia, c’è tutto nelle sue canzoni. Penso che si possa dire che lo stesso vale per chi ha composto le canzoni”. Ecco il legame tra Burnett e il personaggio. Si trattava di creare delle canzoni che raccontassero una storia, un vissuto. Così per la musica non si sono ispirati a una star precisa, ma hanno ragionato in termini di influenze. “Bad mi ricorda alcuni musicisti che ho conosciuto, ma non voglio rivelarne il nome” ha spiegato Burnett. “La nostra idea per la musica era creare un universo alternativo del country. Come sarebbe suonato il country se fosse successo questo invece di quello? Non volevamo che Bad rientrasse in nessuna categoria definita della musica country. Abbiamo messo insieme quello che Bad ascoltava mentre cresceva e abbiamo lavorato partendo da quel punto. Le influenze di Blake si chiamano allora The Louvin Brothers, George Jones, Lightnin’ Hopkins e The Delmore Brothers. Ma anche Hank Williams, Lefty Frizzell, The Mississipi Sheiks, Jimmy Rogers, Skip James e Howlin Wolf. Qualcuno diceva che la musica country è composta di tre accordi e della verità. E questa è la ricetta anche di Crazy Heart. Un film sincero.

Extra: Il trailer e le scene tagliate ci fanno conoscere ancora un po’ questo personaggio che abbiamo imparato ad amare. E lo sentiamo cantare un’altra canzone. Disponibile in dvd e blu-ray.

Da vedere perché: Crazy Heart racconta il lato oscuro di chi fa musica, quello lontano dai riflettori più potenti, ma illuminato da qualche luce fioca da balera. Jeff Bridges è anima, corpo e voce di un cantante oramai in disuso: un ruolo che sembra cucito su misura per lui

(Pubblicato su Jam)

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