Posts Tagged ‘Lily Allen

19
Gen
11

Tamara Drewe – Tradimenti all’inglese. Le relazioni pericolose di Gemma Arterton

Voto: 7 (su 10)

Le relazioni pericolose che ci racconta oggi Stephen Frears, regista arrivato al grande successo proprio con il film tratto dal libro omonimo di Pierre Choderlos de Laclos, sono quelle di una giovane giornalista inglese. Tamara Drewe ritorna a casa, nel suo paesino della campagna inglese, tutto cottage, vacche e vecchi pub, dopo essersi trasferita a Londra e aver fatto carriera. Oltre alla carriera, Tamara si è fatta, anzi rifatta, anche il naso: la vita è più facile per i belli, e allora perché non provarci? Il suo arrivo sconvolge la sonnacchiosa comunità di campagna: dal famoso scrittore fedifrago che ha creato un Bed And Breakfast per autori in cerca d’ispirazione, alla rockstar che ha appena rotto con la sua band, fino al primo amore. Sono tutti pazzi per Tamara.

Tratto da una graphic novel, Tamara Drewe – Tradimenti all’inglese ha il ritmo, l’irriverenza e lo humour dei fumetti, ma è cinema a tutti gli effetti. È british all’ennesima potenza: Gemma Arterton fa l’ingresso in scena su una Mini, ascoltando Lily Allen, c’è una band che litiga e si scioglie nel mezzo di un concerto come gli Oasis dei fratelli Gallagher, a un festival in campagna che sembra Glastonbury o Reading, altre istituzioni della cultura pop inglese. Stephen Frears non è stato mai così leggero e spensierato, ma allo stesso tempo il microcosmo che riesce a creare è vivido e vivace. Ci si troverebbe bene anche la regina Elisabetta di Elen Mirren, The Queen dell’ultimo grande film di Frears (e anche il Tony Blair di Michael Sheen, perché no), se passasse di qua per una vacanza.

Come nella migliore tradizione delle commedie inglesi, il film di Frears diverte senza sembrare mai vacuo, resta piacevolmente in superficie pur avendo una sua profondità. Tamara Drewe potrebbe anche essere il personaggio di una franchise, e diventare la nuova Bridget Jones. E Gemma Arterton potrebbe diventare la nuova eroina della commedia sentimentale, inglese e non solo. La sua apparizione al cottage in hot pants e canottiera rossa ha lo stesso effetto che ha sulla gente del paesino: stupore. È come se rivedessimo una nostra compagna di scuola che non vedevamo da tempo, e la trovassimo all’improvviso cambiata, più donna, più sexy. Gemma Arterton non era mai stata così nei film precedenti: una breve apparizione come comprimaria, e poi subito via ricoperta di petrolio in 007 Quantum Of Solace, o bardata  e petulante (nonché poco credibile) principessa in Prince Of Persia. Ora è finalmente la protagonista assoluta, e recita non solo con il suo volto, ma con tutto il corpo. Un corpo del reato che sarà bene seguire, perché promette altre nuove relazioni pericolose

Da vedere perché: Tratto da una graphic novel, Tamara Drewe – Tradimenti all’inglese ha il ritmo, l’irriverenza e lo humour dei fumetti, ma è cinema a tutti gli effetti. E Gemma Arterton potrebbe diventare la nuova eroina della commedia sentimentale, inglese e non solo.

 

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26
Nov
10

La donna della mia vita. Giochi di ruolo per Argentero e Gassman

Voto: 6,5 (su 10)

Viva la mamma. Siamo in Italia, e la mamma è una delle istituzioni per eccellenza. Ed è una mamma, Alba, il sole intorno alla quale girano i satelliti, i suoi due figli, Leonardo e Giorgio. Il pelouche e il piacione: dolce, sensibile e fragile il primo, latin lover e infedele il secondo. È proprio mamma Alba a presentarceli e a raccontarci la storia dei suoi due figli, mentre si rivolge direttamente a noi guardandoci dall’alto in basso sul grande schermo. In realtà non si rivolge a noi, ma a qualcun altro. Ma questo lo scopriremo alla fine. Come scopriremo che è stata lei a influenzare i due figli. Che non sono buoni o cattivi: è che li hanno disegnati così. Interpretano i ruoli che sono stati loro assegnati. A cambiare le cose sarà l’incontro con Sara, che si fidanzerà con Leonardo. Ma che è anche l’ex amante di Giorgio. Una serie di segreti e bugie verrà fuori, fino ad invertire a sorpresa i ruoli dei due fratelli, come se si trovassero in Face/Off di John Woo.

La donna della mia vita, film milanese e invernale (con tanto di neve che al cinema fa tanto New York) è il nuovo film di Luca Lucini. E come al solito, chi conosce i suoi film lo sa bene, si tratta di un film di attori. Il cast ancora una volta è scelto e diretto alla perfezione: Luca Argentero e Alessandro Gassman sono Leonardo e Giorgio, e impersonano due tipologie tipiche, l’uomo più moderno, sensibile e tenero, e il macho classico, un po’ bastardo. Quello che sembra piacere di più alle donne. Sara è Valentina Lodovini, e al solito è molto affascinante. Ma sono ancora più azzeccate le figure dei genitori: la mamma Alba è quella Stefania Sandrelli svampita e logorroica che ormai è un classico (ma qui ha un pizzico di perfidia in più). A interpretare il marito Sandro c’è un Giorgio Colangeli insolitamente “milanese”. La regia di Lucini è al servizio di questi attori e di una sceneggiatura quasi di stampo teatrale, e, come ormai ci ha abituato, confeziona una commedia brillante di stampo internazionale, più americana ed europea (si ispira alle commedie americane degli anni Cinquanta) che italiana. La sua regia ha qualche piacevole colpo di genio: come quella foto che Leonardo raccoglie, ma che noi non vediamo, e in questo modo non ci fa sapere se ha capito o meno che Sara è la ex di suo fratello. O come quando Alba dialoga con il suo ex, Alberto (un divertente e divertito Franco Branciaroli) tramite la tv, mentre lui fa l’inviato a un tg.

Se La donna della mia vita è sceneggiato con brio da Teresa Ciabatti e Giulia Calenda, soffre del soggetto un po’ troppo schematico (come al solito) di Cristina Comencini. Ma al di là della storia, e del messaggio non proprio edificante, secondo il quale tradimenti e bugie sono peccati piuttosto veniali, si tratta di un film molto attuale. Si parla molto infatti di look e di apparenze: la continua gag sull’età dei personaggi, l’ossessione per la linea e per il proprio aspetto fisico, il ricorso alla chirurgia plastica. Ci sono poi altri temi ricorrenti, come i figli, il passato che continua a ritornare e le persone che non si riescono a dimenticare, che, come i temi di una sinfonia, si rincorrono e scompaiono per poi ritornare. Tra le musiche di Blondie e Lily Allen, e Il bacio di Hayez, La donna della mia vita è un film piacevole da vedere, anche se non rimane impresso come altri film di Lucini. Un regista che è un Artista, qualcosa di più che un Artigiano, e qualcosa in meno che un Autore, dimensione alla quale si è avvicinato parecchio con Solo un padre, che rimane il suo film migliore.

Da vedere perché: Lucini, come ormai ci ha abituato, confeziona una commedia brillante di stampo internazionale, più americana ed europea che italiana

 












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