Posts Tagged ‘La febbre

01
Dic
11

Il giorno in più. Fabio Volo all’americana

Voto: 6 (su 10)

Donne, è arrivato Fabio Volo. Fabio Volo, si sa, piace parecchio alle donne, per quel suo essere un po’ gattone, per il non prendersi sul serio, per la sua bellezza non aggressiva. Piace anche agli uomini, nel senso che è uno che ha successo essendo se stesso, grazie all’ironia, e non è un superman da pubblicità di intimo. Il giorno in più è forse un’occasione per capire qualcosa in più del fenomeno Volo. Già molto convincente per la sua naturalezza in alcune prove (su tutte Casomai e La febbre con D’Alatri), qui Volo per la prima volta interpreta un personaggio tratto da un suo libro, e quindi mette in scena ancora di più se stesso.

Così il protagonista della sua storia è un Peter Pan raccontato spesso dal cinema italiano: nella prima scena lo vediamo mentre viene lasciato dalla ragazza, è uno che fatica a impegnarsi, è molto preso dal lavoro, e anche dalle storie di una sera, forse un po’ codardo. Sta solo, e sta bene così. Per lui, che lavora nella finanza, quello della coppia è un investimento molto rischioso. Fino a che incontra una ragazza (Isabella Ragonese, perfetta nel ruolo di amore a prima vista) su un tram, la vede ogni mattina, senza sapere niente di lei. Quando si conoscono e, tra mille paure, sembrano piacersi, lei gli dice che deve partire per New York.

A Volo non piace la definizione di Peter Pan: dice che sono cambiati i ruoli, rispetto al tempo dei nostri genitori ci sono possibilità diverse, come è diverso il mondo del lavoro. Vedere Il giorno in più può aiutare a capire molte cose, di Volo e forse anche di noi. Nei suoi libri, e, in parte, in questo film, si può trovare una filosofia delle piccole cose, un tentativo di capire un po’ la vita, le sue dinamiche. In maniera forse ingenua, un po’ grossolana a volte. Ma è già qualcosa.

Il giorno in più (il titolo allude a quel giorno in più che dobbiamo concederci per qualcosa, come una storia d’amore, in cui può succedere qualunque cosa) diventato un film cambia leggermente rispetto al libro, e vira decisamente verso la Rom Com, la commedia romantica all’americana che abbiamo visto tante volte, da Harry ti presento Sally a quel Serendipity di cui quasi plagia il finale. Se il film scorre piacevolmente, diverte, è diretto con mano leggera da Massimo Venier (che viene dai film di Aldo, Giovanni e Giacomo), e sceglie degli ottimi comprimari (su tutti Camilla Filippi, e Pietro Ragusa, il “signor Fabio” di Si può fare), resta da chiedersi se il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto. Se cioè sia un bene che un film italiano sia capace di fare così bene una commedia all’americana, o se sia un peccato che un prodotto nostrano segua dei codici esterofili invece di trovare una sua via. E resta anche da chiedersi se Il giorno in più, il film, sia riuscito effettivamente a raccontarci Fabio Volo come potrebbe fare un suo libro, o no.

Da vedere perché: Volo per la prima volta interpreta un personaggio tratto da un suo libro, e quindi mette in scena ancora di più se stesso

 

30
Nov
09

Cado dalle nubi. Checco, il Borat di Bari

Voto: 6 (su 10) 

Un altro film con un comico? Si e no. Cado dalle nubi sfrutta indiscutibilmente il successo che altri comici televisivi portati sul grande schermo – vedi Ficarra e Picone – hanno riscosso. E sfrutta chiaramente la popolarità di un programma, Zelig, e di un personaggio, e il richiamo che hanno sul pubblico. Parliamo di un personaggio, e non di un attore, perché Checco Zalone è proprio un personaggio: un cantante neomelodico, in bilico tra legalità e illegalità, che ha calcato spesso il palco di Zelig (e con Siamo una squadra fortissimi ha anche portato fortuna alla nazionale di calcio nel 2006). L’attore/inventore di Checco si chiama Luca Medici, ed è un ragazzo molto intelligente.

Cado dalle nubi è stato così costruito intorno al personaggio di Checco. Che qui è un aspirante cantante di Polignano a Mare, provincia di Bari, che, lasciato dalla propria ragazza, parte per Milano per cercare di sfondare nello show business. Si porta dietro la sua ignoranza (nel senso proprio del termine: non conoscenza), la sua semplicità, il suo candore. Che si rivela essere l’arma più letale contro i pregiudizi, i falsi perbenismi e i razzismi di ogni tipo della nostra società. Per questo è stato chiamato in causa Borat, il fantomatico reporter kazako che con la sua ignoranza e inadeguatezza scardinava tutte le convinzioni degli americani. Che a sua volta altro non era che la versione trash e adeguata alla nostra epoca cafonal-mediatica del Candido di Rousseau. Il paragone, fatte le debite proporzioni, può starci: Checco canta una canzone a una serata gay convinto che l’omosessualità sia una malattia, o canta una canzone in calabrese a un convegno di un “partito del nord”. O ancora, con il padre della ragazza che ama, dirigente leghista, snocciola tutti i difetti di solito associati al sud, come i finti invalidi sul lavoro e così via. Così come può starci, anche qui fatte le proporzioni tra i due artisti, il nesso con Hollywood Party, il film che il regista Gennaro Nunziante ha preso a modello per quello che è un film di comicità pura. Lo schema è quello: l’uomo sbagliato nel posto sbagliato. E molte volte funziona.

A rendere Cado dalle nubi qualcosa di diverso dal solito film di comici portato al cinema è proprio la mano di Gennaro Nunziante, lo sceneggiatore che negli ultimi film di D’Alatri è riuscito a rinnovare i fasti della Commedia all’italiana, riuscendo a leggere con sagacia tra le pieghe della società, per quanto riguarda i problemi della famiglia (Casomai), del mondo del lavoro (La febbre) e del rapporto tra politica e spettacolo (il sottovalutato Commediasexi). Il tocco di Nunziante, in sottofondo, si sente: diritti dei gay, razzismo, discriminazione, talent show televisivi. C’è tutta l’Italia che oggi. Si sorride spesso, in Cado dalle nubi. Dispiace solo che non vengano spinte oltre certe situazioni, che – visti i modelli dell’opera – non si osi un po’ di più nella satira sociale, che non si schiacci oltre il pedale dell’irriverenza. Sembra un film un po’ frenato, Cado dalle nubi. E Luca Medici/Checco Zalone ha una simpatia innata e contagiosa. Ma, abituato a essere un one man show, non sempre si integra alla perfezione nelle scene, e sembra restare un corpo estraneo nell’ambiente in cui si trova. C’è da lavorare ancora un po’ sui tempi comici, e nell’affiatamento con gli attori con cui interagisce in scena. Ma tutto sommato questo Borat di Bari ci è piaciuto. E Cado dalle nubi è un film dove tutto finisce a orecchiette e vino.

Da vedere perché: il Borat di Bari scardina ogni pregiudizio e razzismo con la sua candida ignoranza. Checco è un eroe. Ma ce l’aspettavamo più irriverente  












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