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11
Mag
09

Terra madre. Vivere con meno: il nuovo Rinascimento

Voto: 8 (su 10)

LocandinaÈ uno di quei film a cui si vuole bene, questo Terra madre di Ermanno Olmi. Per quello che dice e per come lo dice. Terra madre è un documentario che nasce nel 2006, quando Carlo Petrini, fondatore del movimento Slow Food, ha inviato a Olmi il primo appunto su quello che sarebbe potuto diventare un film “politico e preveggente”. Olmi ha poi iniziato le riprese nell’ottobre del 2006, durante il Forum Mondiale Terra Madre, che ha riunito a Torino settemila contadini e pescatori provenienti da 153 nazioni del mondo. Il cui mondo è assediato dalle grandi imprese il cui scopo è il profitto: guadagnare interessa anche ai contadini, ma senza che questo vada a scapito della terra, che loro amano e rispettano.

Con un salto alle Isole Svalbard, in Norvegia, veniamo a conoscere una banca dei semi, in cui, grazie al grande freddo, vengono portate in salvo le specie delle piante in via d’estinzione. Riscaldamento globale, uso smodato di fertilizzanti, iperproduzione in nome del profitto stanno infatti svuotando e impoverendo una terra a cui viene chiesto ormai troppo. Una terra che arata e riarata perde l’humus e non trattiene l’acqua che finisce per portarla via. Il nuovo modello che Terra madre si propone è di lavorare la terra, ma di non interferire con il lavoro della natura.

Vivere con meno sarà il nuovo Rinascimento, sentiamo dire nel film. E ci sembra il messaggio giusto per rappresentare questi anni di recessione e crisi. Per resettare e ripartire, con un nuovo modello sostenibile. Così viene raccontata la storia de L’uomo senza desideri (di Ignazio e Fulvio Roiter), un uomo che nel nostro nordest si è ritirato a vita privata, coltivando e costruendo da solo tutto ciò che aveva bisogno: aveva poco, ma in realtà aveva tutto. A cui fa da controcanto uno studente di quindici anni che in Massachusets ha fatto partire il progetto di un piccolo orto sito nel campo di calcio della scuola, che ha fornito cibo per la mensa dell’istituto.

Terra madre porta in dote un messaggio fatto di informazioni semplici ma importantissime, e lo rafforza con la bellezza dei volti, delle idee e dei suoni che vengono da tutto il mondo, in nome del pensiero “glocal” (global + local) che in molti auspicano sia il futuro del mondo, in antitesi alla globalizzazione spinta. Alterna perfettamente una prima parte politica e programmatica a una seconda parte poetica e contemplativa. È quella girata da Franco Piavoli (L’orto di Flora) nella Valle dell’Adige. Sono immagini che seguono un contadino nel suo lungo e paziente lavoro quotidiano, e sono la messa in pratica di quello che fino a quel momento ha detto il film. Lunghi momenti di silenzio, di osservazione della natura e del lavoro sulla terra. Immagini di lentezza e pazienza, in contrasto con le scie degli aerei che passano nel cielo, ma che sono lontanissimi. Motori, carburante e velocità, sopra. Terra, flora e fauna, sotto. Dove tutto sembra immobile, e si muove lentissimo. E dove un bambino può ancora restare stupito di fronte alla natura, alla forma, al colore e al gusto dei suoi frutti. Durante la visione di Terra madre, quel bambino siamo tutti noi.

Da vedere perché: Prima politico e programmatico, poi poetico e contemplativo, il film di Olmi ci mostra qual è la strada da intraprendere per il futuro.

 

 












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