Posts Tagged ‘i mostri oggi

11
Mag
09

Feisbum. Aridatece Manuel Fantoni!

Voto: 4 (su 10)

locandinaUn bel giorno, senza dire niente a nessuno, mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana. Feci tre volte il giro del mondo, senza mai capire cosa trasportasse quella nave. Ma forse un giorno lo capii…droga! Bei tempi quelli di Manuel Fantoni, indimenticabile alter ego del Sergio Benvenuti di Carlo Verdone, protagonista di Borotalco. Bei tempi perché anche oggi, anzi ancora più di prima, la gente si spaccia per qualcun altro. Ma quanto è più facile ai tempi di internet, anzi in quelli di Facebook, dove basta mettere una foto di chiunque e inventarsi un profilo per sembrare qualcun altro? Volete mettere con l’arte dei mitomani di un tempo, come appunto il Sergio creato da Verdone, che si fingeva Manuel col solo aiuto di un accappatoio, una sigaretta e uno sguardo, mettendosi in gioco in prima persona, e con la propria faccia?

Si scrive Feisbum e si legge Facebook. L’instant movie sul fenomeno di Facebook, il social network più in voga del momento, è fatto di tanti corti affidati a registi diversi che vorrebbero spiegare come cambiano le relazioni sociali nell’era dei profili e dei tag. Ma si concentra soprattutto su una cosa: sull’identità, sulla volontà di essere (o almeno apparire) come qualcun altro, nel turlupinare il prossimo mascherandosi dietro false identità. Vertono su questi aspetti, infatti, la maggior parte degli episodi: da Siempre (uno dei migliori), in cui un ragazzo crea il profilo dell’uomo perfetto per vendicarsi della sua ragazza a Manuel è a Mogadiscio (altra prova interessante) in cui un nerd si finge inviato di guerra, fino a Indian Dream, in cui un meccanico sogna di ripassare l’intero kamasutra con una ragazza indiana, dopo aver visto la sua foto su Facebook. A parte il fatto di farci rimpiangere quelli che un tempo si fingevano un altro con le proprie forze, e non con l’ausilio di un computer, Feisbum non riesce quasi mai a cogliere nel segno. La scrittura degli sketch presenta lo stesso problema che aveva quella de I mostri oggi: manca quasi sempre un’epifania, un finale che riveli, che dia un senso alla vicenda raccontata. Ma soprattutto, per parlare di Facebook si è scelto di trattare aspetti che fanno parte della comunicazione su internet in generale, come la chat erotiche, che ci sono da tempo, molto prima di Facebook. E allora l’effetto è quello del dejà-vù: guardando l’episodio Jessica e Nicola (con un sempre bravo Massimiliano Bruno), in cui due improbabili amanti chattano scambiandosi amene porcherie, viene in mente che la Stefania Rocca di Viola e Clive Owen in Closer l’avevano già fatto.

Qualcosa da salvare c’è, come Maledetto tag, in cui si va a cogliere l’altro aspetto di Facebook che pare preponderante, quello di essere taggati, cioè trovare in rete qualsiasi foto in cui si è immortalati (e che qui fa saltare un matrimonio). O come Angelo azzurro reloaded del collega Serafino Murri, in cui dalla storia tra un professore e una giovane “suicide girl”, che ammicca a quella del famoso film con la Dietrich, impariamo che le cose più belle nascono da un incontro vero e rigorosamente off line. O ancora, nell’ultima pillola che precede i titoli di coda, in cui un vecchio compagno di scuola si vendica di chi lo vessava. Ma in generale lo scarto tra le crisi di identità raccontata da Verdone più di vent’anni fa e quelle di oggi è proprio quello tra quei tempi e i nostri.

E anche, inevitabilmente, tra gli Autori di ieri e quelli di oggi. Aridatece Manuel Fantoni!

Da non vedere perchè: è un instant movie, ideato e girato velocemente. E si vede…

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27
Mar
09

I mostri oggi

Voto: 5 (su 10)

 

i-mostri-oggiDi cosa parliamo quando parliamo di mostri? I mostri sono personaggi che vivono tra noi, travestiti da persone che sembrano normali. Ma il mostro che c’è in loro all’improvviso e li costringe a tirare fuori la parte peggiore. Così I mostri e I nuovi mostri nel 1963 e nel 1977 cercavano – riuscendoci pienamente – di raccontare l’imbarbarimento dell’Italia di quel tempo. I mostri oggi cerca di andare nella stessa direzione, usando lo schema dei celebri predecessori: quello del film a episodi, fatto di storie brevissime e taglienti, come novelle letterarie che si risolvono con un’epifania, finale che svela e rivela, ribaltando spesso l’apparenza iniziale. Nobili che parlano forbito, persone che aiutano i disabili o soccorrono feriti, famiglie preoccupate per il lavoro e la vita sentimentale dei propri figli, attori che si ricordano dei vecchi amici, coppie o ragazzine alle prese con problemi economici, preti, strizzacervelli e maniaco-depressivi, mamme amorevoli in cerca della figlia. Nessuno è come sembra all’inizio. Siamo un popolo di egoisti, esibizionisti, menefreghisti, truffaldini e opportunisti. Questo è il quadro dell’Italietta (ricordate Il caimano?), un paese che non può che essere abitato da “italianini”. Ma non lo sapevamo già?

 

I mostri non sono solo i personaggi dei film in questione. Sono anche i mostri di bravura, quelle persone che quei personaggi li mettevano in scena. Che si chiamavano Dino Risi, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, e poi, nel secondo film, Mario Monicelli, Ettore Scola e Alberto Sordi. E sceneggiatori come Age e Scarpelli ed Elio Petri. In pratica, la storia della Commedia all’italiana. Che oggi non esiste più. Enrico Oldoini non è Dino Risi, e tra gli attori solo Diego Abatantuono (strepitoso un suo assolo a  un funerale nell’episodio Il povero Ghigo, quello che potrebbe valere il prezzo del biglietto), e a tratti Claudio Bisio, Carlo Buccirosso e Angela Finocchiaro, riescono a essere a livello dei “mostri” del passato. La regia di Oldoini e la scrittura (anche se tra gli sceneggiatori ci sono figli d’arte) fanno sì che il film, a metà tra la vecchia commedia all’italiana e il Cinepanettone – purtroppo vero punto di riferimento dei film comici di oggi – oscilli pericolosamente verso quest’ultimo modello.

 mostri

Piace una certa cattiveria di fondo, una ricerca del politicamente scorretto piuttosto rara oggigiorno. Ma resta l’impressione che in fase di scrittura non si sia puntato il mirino verso gli obiettivi giusti. Ce ne sarebbero di mostruosità da raccontare nell’Italia di oggi. E allora l’idea è quella di un film che non sia completamente a fuoco. Non sempre gli episodi sono costruiti in modo da arrivare a una svolta, a una sorpresa: spesso l’epifania non c’è, o se c’è è inutile (funziona piuttosto bene nell’episodio La testa a posto, uno dei migliori). Non sempre ridiamo, non sempre restiamo sorpresi come vorremmo.

 

È una bella sorpresa, invece, il fatto che un distributore internazionale continui a portare in sala il cinema italiano. Lo fa L’Universal (con i film Cattleya Lezioni di cioccolato e Diverso da chi?), e qui lo fa la Warner Bros, con una pellicola della Colorado Film, dopo la bella idea di distribuire un bel film italiano come Si può fare. Major internazionali a sostegno delle produzioni italiane: si può fare!

 

Da non vedere perchè: mostri di bravura ne abbiamo pochi, a parte Abatantuono. E la Commedia all’italiana non esiste più, sostituita dal Cinepanettone…

 












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