Posts Tagged ‘George Harrison

19
Dic
10

Nowhere Boy. Lennon Begins

Voto: 7 (su 10)

Inizia con un famoso accordo, quello di A Hard Day’s Night, Nowhere Boy, il film di Sam Taylor-Wood sul giovane John Lennon. Lennon corre a perdifiato, come all’inizio di quel celebre film, e sullo sfondo sentiamo urla e clamori. In realtà non c’è nessuno, e John si sveglia di soprassalto. È un sogno. Un presagio del successo e della Beatlemania. Nowhere Boy fa un salto indietro nel tempo, nella Liverpool del 1955, quando John Lennon non era ancora John Lennon, e viveva con la zia Mimi. Nowhere Boy ci mostra l’anima divisa in due del Lennon adolescente: la zia Mimi è la responsabilità. È lei che gli compra la prima chitarra, ma la rivende perché non va bene a scuola. La madre Julia è la spensieratezza. È lei che gli fa conoscere il rock’n’roll, che lo porta a vedere Elvis al cinema, facendo scattare la passione. È qui che nasce il Lennon dal look rockabilly che si porterà fino ai Beatles di Amburgo e che vediamo sulla cover dell’album Rock’n’roll. È sempre lei che gli dà le prime lezioni di banjo.

Vuole suonare in una rock’n’roll band, John. Nascono così i Quarrymen: assistiamo alla loro prima esibizione, su un camioncino, a una festa di paese. In realtà sono una band di skiffle, un pre-rock’n’roll locale e povero. Dopo un altro concerto gli viene presentato un giovane musicista: Paul McCartney. “Vuoi una birra?”. “Preferirei un the”. Già così lontani e così vicini. Li vediamo provare insieme nella cameretta di John, e nel portico di Mimi, ed è qui che ci emozioniamo veramente. Perché è in questo modo che sono nati i primi classici della premiata ditta Lennon-McCartney. Poco dopo arriverà anche un giovane chitarrista, George Harrison.

Nowhere Boy ci piace perché dà vita alle scene che abbiamo sempre immaginato. E quello che vediamo è esattamente quello che ci eravamo immaginati: la ricostruzione d’epoca è accurata (lo sceneggiatore, Matt Greenhalgh, e il costumista, Julian Day, sono quelli di Control, il film su Ian Curtis). E, per una volta, un film su un musicista non la butta in soap opera: i dolori del giovane Lennon ci sono, ma c’è anche la musica. Una famiglia a pezzi più Elvis e il rock’n’roll: Lennon è diventato Lennon, parole e musica, grazie a questo. Il giovane Aaron Johnson ha apparentemente poca somiglianza fisica con John, ma ha quell’aria allo stesso tempo sfrontata e insicura che lo rendono un Lennon credibile e vibrante. Se la zia Mimi è una Kristin Scott Thomas impeccabile, spicca anche Anne-Marie Duff, la madre di John, appassionata, immatura e dolente come se presagisse il suo destino. Quando i due sono insieme non sembrano madre e figlio, ma due fidanzati. E il loro rapporto è la chiave del film, come della vita di John. Nowhere Boy arriva sui nostri schermi (dal 3 dicembre), mentre ricorrono i trent’anni dalla morte di Lennon. E, mentre pensiamo alla sua fine, un bel modo per ricordarlo è vedere come tutto ebbe inizio. Il film si chiude con John che parte per Amburgo, verso un radioso futuro. E con le note di Mother, che avrebbe scritto molto tempo dopo. “Mother, you had me but I never had you”.

Da vedere perché: dà vita alle scene che abbiamo sempre immaginato. E quello che vediamo è esattamente quello che ci eravamo immaginati: la ricostruzione d’epoca è accurata. E, per una volta, un film su un musicista non la butta in soap opera

(Pubblicato su Jam)

 

16
Ott
09

Funny People. I “malincomici”

funnyVoto: 7 (su 10) 

Sta crescendo come il tempo questa vita mia. Così come sta crescendo Judd Apatow, e con lui i suoi attori, e con lui i suoi personaggi. Da 40 anni vergine a Molto incinta, fino a questo Funny People, Apatow ha toccato molti tabù: dalla verginità in età adulta, alla paternità inattesa. E ora tocca addirittura la morte. Funny People racconta la storia di George Simmons (Adam Sandler), comico di successo, che scopre di avere una malattia incurabile. Così chiede a Ira Wright (Seth Rogen), giovane comico in erba e suo grande fan, di fargli da assistente, aiutarlo a scrivere le battute, essergli amico in un momento difficile. Quando si è vicini alla morte si ripercorre la propria vita. E infatti George ritorna sui suoi passi: da star del cinema torna a calcare i palchi dove si esibiva agli inizi come “stand up comedian”, cioè come cabarettista solo in scena di fronte al pubblico. E torna a contattare quello che forse è stato l’unico amore della sua vita…

Potrebbe essere definito un film “malincomico”, Funny People, rubando una definizione che la critica coniò qualche anno fa per alcuni comici di casa nostra. Un termine quasi mai usato per la commedia d’oltreoceano. Eppure calza a pennello a questo film, perché è questa la ricetta di Apatow: mettere nel film battute irresistibili, per parlare in fondo di cose serie. Come si può immaginare, se non si ha un tocco delicato, la cosa è rischiosissima. Ma Apatow il tocco magico ce l’ha, possiede una delicatezza tale da farci amare un gruppo di cialtroni, rendendoli umani grazie a una sceneggiatura che mette in scena tutte le loro debolezze. Ci riesce perché prende spunto da una storia vera: Apatow ha iniziato proprio come cabarettista, dividendo spesso il palco con un giovane Adam Sandler.

Scene da una malattia montate su una canzone comica. Judd Apatow è anche questo. Il suo è un mondo dove tutto è farcito di cultura pop (ce n’è per tutti: James Taylor e Eminem, Roger Waters e i Queen, James Bond e Harry Potter, Matrix e perfino l’Ikea…). Ma è un mondo reale, dove ci si ammala davvero (e si guarisce anche), dove ci si ama e ci si odia davvero. I personaggi di Apatow sono ormai caratteri a tutto tondo. E sono interpretati da quello che ormai si può considerare il rat pack personale di Apatow (Seth Rogen, Jonah Hill, la moglie Leslie Mann). Tra loro è arrivato Adam Sandler, un attore molto più versatile di quello che si può immaginare pensando ai suoi ruoli più famosi. La sua faccia è quella del clown che sorride fuori, ma piange dentro.

Sandler e Rogen, George e Ira. L’attore di successo e il giovane in ascesa. Funny People è un Eva contro Eva al maschile, attualizzato e virato in commedia. La luce bianca, marchio di fabbrica di Janusz Kaminski, (direttore della fotografia dei più bei film di Spielberg) che ammanta Los Angeles, rende tutto più scarno, ogni sentimento, ogni dolore, come se mostrasse tutto più chiaramente, se togliesse ogni difesa. “La gente dice che sono pazzo a fare ciò che faccio, e mi dà un sacco di avvertimenti per salvarmi dalla rovina. Quando dico loro che sto bene, mi guardano in modo strano. Rispondendo: sicuramente non sei felice ora che sei fuori dal gioco”. È John Lennon, con Watching The Wheels, una canzone che parla di qualcuno che è uscito dal giro, e se ne frega del successo, a chiudere il film. È una canzone da Double Fantasy, proprio il disco uscito prima della morte. E lungo tutta la colonna sonora si sentono brani di McCartney, Ringo Starr e George Harrison. Non i Beatles, ma loro da soli. Forse per ricordarci che nella vita le cose finiscono, ci si incontra e ci si divide, ma la vita va avanti.

Da vedere perché: Dopo verginità e gravidanza, Apatow ci parla di vita e di morte. Funny People è il suo Eva contro Eva, al maschile e virato in commedia. Un film “malincomico”.

(Pubblicato su Movie Sushi)

 

 












Archivi


Cerca


Blog Stats

  • 113.006 Visite

RSS

Iscriviti al feed di

    Allucineazioni (cos'è?)




informazioni

Allucineazioni NON e' una testata giornalistica ai sensi della legislazione italiana.

Scrivimi

Creative Commons License

Questo blog è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.