Posts Tagged ‘film Romero

16
Mar
11

Dylan Dog. Il fumetto cult diventa un film. Però…

Voto: 4,5 (su 10)

Facciamo subito un po’ d’ordine. Un film su Dylan Dog non c’era ancora mai stato. Dylan Dog, di Kevin Munroe, in uscita in Italia in anteprima mondiale il 16 marzo, è la prima volta dell’investigatore dell’incubo creato da Tiziano Sclavi sul grande schermo. C’era stato un altro film, nel 1994, DellaMorte DellAmore, che era stato tratto da un romanzo di Sclavi, con protagonista un becchino, su cui era stato modellato il personaggio di Dylan Dog. In quel film, diretto da Michele Soavi, il protagonista era Rupert Everett, l’attore a cui Dylan Dog è dichiaratamente ispirato. E con cui ogni attore chiamato a interpretarlo deve necessariamente fare i conti. Così ora che arriva il primo Dylan Dog ufficiale sul grande schermo (non approvato da Sclavi e dall’editore Bonelli), il confronto è sì con il fumetto, ma anche con il film di Soavi.

Qui la produzione è americana, e gli americani non conoscono Dylan Dog. Allora perché non aggiornarlo agli standard americani? È questo che avranno pensato Munroe e i suoi autori, ma per il pubblico italiano è un altro discorso. Cominciamo col dire che accanto a Dylan Dog non c’è il fidato e iconico assistente Groucho. C’era tutta una serie di problemi di diritti d’autore, visto che l’aiutante di Dylan è la copia di Groucho Marx. Però… Non c’è la famosa automobile di Dylan. O meglio, è un po’ cambiata: carrozzeria nera con interni bianchi invece che bianca con interni neri. E qui c’era il rischio, secondo il regista, che ricordasse Herbie il maggiolino tutto matto. Vabbè, a parte che sarebbe venuto in mente solo a lui. Però… Da Londra l’azione è trasferita a New Orleans: città diabolica e misteriosa, certo. Però…  L’attore protagonista è Brandon Routh, già Superman in Superman Returns di Bryan Singer. Però… non è Rupert Everett, e lo vediamo in camicetta gialla, anche se solo per le prime scene. Se riuscite a superare tutti questi però, potreste anche vedervi Dylan Dog in pace. Però… è chiaro che non si tratta di un film da grandi fan di Dylan Dog.

Si tratta, lo dicevamo di un film per americani. La ricetta la dice lo stesso regista: due parti di Underworld, una parte di Zombieland, e una spruzzatina di Chinatown. Il regista pensa anche a Ghostbusters e Indiana Jones come commistione di generi, horror, thriller, action, commedia. Magari. Dylan Dog strizza sì l’occhio all’horror per adolescenti americano, ma i modelli sono più quelli televisivi, come Buffy, Angel e Streghe, Twilight se vogliamo avvicinarsi al cinema. Combattimenti, trasformazioni, salti. Munroe ha a disposizione l’immaginario enorme del cinema horror, dai licantropi ai morti viventi, ma li usa in maniera grossolana o usando i registri della farsa, in particolare per tutta la vicenda legata agli zombie. Se i morti viventi di Romero lo trovassero in giro, credo che farebbe una brutta fine.

Il confronto con DellaMorte DellAmore, allora, ci sta eccome. E Michele Soavi, non certo un regista dal tocco raffinato, aveva dimostrato con il suo film, per quanto ingenuo, di cogliere meglio le atmosfere di Tiziano Sclavi. Stile televisivo, registri narrativi mal integrati, attori scadenti: pur macabro, Dylan Dog non è un horror, perché non fa paura. Pur con la voce narrante, non è un noir, perché i personaggi non hanno la dolente profondità. Brandon Routh, poi, è un attore belloccio ma poco espressivo, e dopo aver demolito Superman, ora lo fa con un altro mito a strisce, Dylan Dog. Il film è un prodotto da multiplex da venerdì sera, under 20, ma sarebbe più adatto ad un’uscita straight to video. Abbiamo nostalgia di Soavi, ed è tutto dire.

Da non vedere perché: non si tratta di un film da grandi fan di Dylan Dog, troppe libertà rispetto al fumetto originale. È un action movie che ammicca all’horror per teenager americani, alla Underworld, ma è girato come una puntata di Buffy l’ammazzavampiri

 

22
Apr
10

La città verrà distrutta all’alba. Nel segno di Romero

Voto: 7 (su 10) 

La città verrà distrutta all’alba nasce sotto un segno prestigioso, quando si parla di horror. È quello di George A. Romero, il papà di tutto quello che sul grande schermo ha a che fare con zombie e morti viventi. Il film di Breck Eisner è il remake di The Crazies, un suo film del 1973, e Romero figura in questo progetto nelle vesti di produttore esecutivo. La città verrà distrutta all’alba è una variazione sul tema che ha occupato l’intera vita e l’intera carriera di Romero: in scena non ci sono dei veri e propri morti viventi, ma delle persone apparentemente normali, che uccidono in maniera fredda e distaccata come fossero degli automi. Sono più simili agli uomini “alienati” de L’invasione degli ultracorpi che agli zombie per cui è famoso Romero. Così una coppia di coniugi, in una cittadina del nordest si trova a fare i conti con una popolazione trascinata in una follia omicida (non a caso il film originale si chiama The Crazies, i folli). E si troverà presto tra due fuochi, quando in scena entra l’esercito con le sue misure estreme, quelle che abbiamo visto tante volte nei film sui virus…

È un prodotto ben confezionato, La città verrà distrutta all’alba, con buoni attori (Timothy Oliphant, visto in Hitman e in Die Hard – Vivere o morire, e Radha Mitchell, lanciata da Woody Allen in Melinda e Melinda, e reduce dall’horror Silent Hill). Ma sono soprattutto la regia e la fotografia a convincere. Breck Eisner, regista del poco convincente Sahara, qui si dimostra all’altezza del suo compito, dirigendo un horror solido e con una sua personalità. In una cittadina che potrebbe essere quella di un western, crea un clima di paranoia senza speranza, e tiene sempre viva la tensione, usando tutto il mestiere e riuscendo a spaventare con pochi effetti, ma giocando soprattutto con le inquadrature. Sposta spesso il punto di vista, sposando quello di alcuni personaggi principali, o di quelli secondari. Gioca con l’effetto disturbante di alcuni suoni (troverete insopportabile quello di un forcone di ferro trascinato lungo il pavimento). Eisner riesce a fare paura semplicemente allargando l’inquadratura e svelando un personaggio in scena che prima non avevamo visto. O negandoci la vista, come accade ai personaggi nella scena dell’autolavaggio (casualmente, come in un altro film in uscita, Final Destination 3D, la morte arriva proprio in questo luogo apparentemente innocuo).

Ma Eisner è bravissimo soprattutto a instillare il dubbio. Guardate il personaggio del vice sceriffo: è violento, spara, ha reazioni improvvise. Ma lo fa perché è contagiato dalla follia del virus, o perché per difendersi deve alzare il livello di adrenalina? Su questa tensione si gioca molto del film, che lascia pochi attimi di respiro e  vive di molte sorprese e sequenze riuscita. Lascerà soddisfatti sia i fan di Romero, che potranno confrontare questo film con l’originale, sia chi non ha visto il film del ’73, e si godrà comunque un ottimo horror.

Da vedere perché: lascia soddisfatti sia i fan di Romero, che potranno confrontare questo film con l’originale, sia chi non ha visto il film del ’73, e si godrà comunque un ottimo horror

 












Archivi


Cerca


Blog Stats

  • 112.904 Visite

RSS

Iscriviti al feed di

    Allucineazioni (cos'è?)




informazioni

Allucineazioni NON e' una testata giornalistica ai sensi della legislazione italiana.

Scrivimi

Creative Commons License

Questo blog è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.