Posts Tagged ‘film Paolo Genovese

27
Gen
11

Immaturi. Nostalgia, nostalgia canaglia…

Voto: 5,5 (su 10)

A un certo punto di Immaturi ascoltiamo una versione acustica di Born To Be Alive, classico dance degli anni Settanta. A cantarla è, a sorpresa, Paolo Kessisoglu, uno dei protagonisti del film. Rallentata e spogliata dei suoi orpelli kitsch e disco, la canzone è veramente bella. Se ci pensiamo, la nostalgia è questo: qualcosa che toglie alle cose passate quello che hanno di brutto, di ridicolo o di patetico, e ce le restituisce nella loro veste più bella, più pulita, più pura. È la nostalgia del passato il sentimento al centro di Immaturi, il nuovo film di Paolo Genovese. Un gruppo di ex compagni di scuola, vicini ai quarant’anni, riceve una comunicazione: il loro esame di maturità non risulta valido, e dovranno ripetere la prova a quasi vent’anni di distanza. Quello che è l’incubo di tutti noi (chi non ha mai davvero sognato la notte di non dover ripetere il fantomatico esame?) prende insomma forma sullo schermo per un gruppo di persone. Lo spunto del film, se ci riflettete, è davvero improbabile. Ma tanto vale stare al gioco e vedere cosa succede.

E così ha via la riunione di ex compagni di scuola. C’è Francesca, la dipendente dal sesso che frequenta i gruppi di sostegno e ha paura di avvicinarsi a qualsiasi uomo (Ambra Angiolini), Piero,  che si finge sposato con un figlio per dedicare pochissimo tempo alla fidanzata, facendole credere di essere l’amante (Luca Bizzarri), Lorenzo, che vive ancora con i genitori (no, non lo chiameremo bamboccione: ora che l’ex ministro Padoa Schioppa è passato a miglior vita è il caso che il termine vada in disuso) interpretato da Ricky Memphis, Giorgio, lo psicologo che capisce tutti ma non se stesso, e vive da eterno fidanzato con la propria compagna (Raoul Bova), Luisa, la madre divorziata e donna in carriera (Barbora Bobulova). E poi Virgilio (Paolo Kessisoglu), che Giorgio non vuole nemmeno vedere, perché tra loro deve essere successo qualcosa nel passato. Qualcosa che forse ha a che fare con Eleonora (Anita Caprioli), l’ex ragazza di Giorgio, che non vediamo fino alla fine.

C’era una volta la premiata ditta Genovese e Miniero (Questa notte è ancora nostra). Se Luca Miniero è passato con successo alla commedia italiana (attenzione: non “all’italiana”) con Benvenuti al Sud, operazione piuttosto riuscita, Paolo Genovese, oltre ad aver diretto l’ultimo film di Aldo, Giovanni e Giacomo, La banda dei Babbi Natale, qui punta sulla commedia generazionale e nostalgica. I temi sono quelli di Gabriele Muccino, ma i cambiano i toni: escono le ansie, le urla e i drammi, ed entrano le battute e i sorrisi. Il gioco potrebbe anche funzionare, se non fosse che i personaggi sembrano disegnati più secondo luoghi comuni e tipi raccontati da riviste di costume che cercando di creare delle persone vere. E alcuni sviluppi della trama, come lo spunto di partenza, sembrano davvero poco credibili: va bene evitare le scene madri alla Muccino, ma creare tensioni e conflitti, per poi scioglierli in un attimo non giova alla storia. Immaturi è un film che scorre veloce e piacevole, ma dove ogni sviluppo è prevedibile e telefonato. E dove tutto è leggero, troppo leggero. Questo Grande freddo all’italiana è insomma un freschetto settembrino e nulla di più.

Resta la nostalgia, i ricordi di quelle cose che ci toccano sempre. È una lista che piacerebbe a Fazio: il Subbuteo, le biglie con i volti dei ciclisti, Gioca Jouer, Ufo Robot, Maledetta primavera, i Rockets, Ah, nostalgia, nostalgia canaglia…

Da non vedere perché: i personaggi sembrano disegnati più secondo luoghi comuni e tipi raccontati da riviste di costume che cercando di creare delle persone vere. E alcuni sviluppi della trama, come lo spunto di partenza, sembrano davvero poco credibili

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15
Dic
10

La banda dei Babbi Natale. Il ritorno di Aldo, Giovanni e Giacomo (quelli veri)

Voto: 7 (su 10)

Anche se in fondo il “film di Natale” vero e proprio non l’hanno mai fatto, Aldo, Giovanni e Giacomo si sono trovati quasi sempre a competere nell’agone degli incassi natalizi. Tutta colpa (o merito) dell’exploit di Tre uomini e una gamba, del 1997, che li aveva rivelati tra i pochi artisti italiani in grado di fare grandi incassi, e quindi di uscire in sala in uno dei momenti topici della stagione, e scontrarsi con il Cinepanettone di turno. Così, Aldo, Giovanni e Giacomo per la prima volta arrivano in sala con un film natalizio. La banda dei Babbi Natale si svolge proprio durante la vigilia di Natale: Aldo, Giovanni e Giacomo vengono arrestati e si ritrovano in questura, accusati di essere una banda di ladri. Davanti al commissario di polizia (Angela Finocchiaro), raccontano in flashback le loro vite complicate: Aldo, scommettitore incallito, è disoccupato ed è stato lasciato dalla fidanzata; Giovanni, veterinario poco affidabile, sta con due donne e due famiglie contemporaneamente; Giacomo, medico, vive nel ricordo della moglie scomparsa. Ma allora com’è che i tre sono arrivati essere colti in flagranza (anzi, in “fragranza”) di reato, mentre scalavano il muro di una casa?

Più che tra i film di Natale, quello di Aldo, Giovanni e Giacomo si inserisce nella tradizione dei racconti di Natale, quelle storie che, da Canto di Natale di Dickens a La vita è meravigliosa di Frank Capra, usano il Natale come momento per fare i conti con la propria coscienza e la propria vita. Allo stesso tempo La banda dei Babbi Natale è una commedia sentimentale, e anche un thriller/noir, visto che, come ne I soliti sospetti (o ne Le iene, evocata dalla canzone Little Green Bag), la vicenda viene ricostruita dalla fine attraverso una serie di flashback che ci permettono di scoprire la verità. Siamo quindi agli antipodi del Cinepanettone. Perché Aldo, Giovanni e Giacomo, forse consci di non venire dal cinema ma dal cabaret, si circondando di grandi attori (oltre alla Finocchiaro ci sono Giorgio Colangeli, Cochi Ponzoni e Massimo Popolizio) e di collaboratori di spessore (nella colonna sonora ci sono quattro canzoni di Mina), invece di cercare volti provenienti dalla tv. E quando lo fanno, vedi Mara Maionchi nei panni della terribile suocera di Giovanni, scelgono bene per un piccolo ruolo ad hoc.

Ma siamo agli antipodi del Cinepanettone anche perché il film ha una trama consistente e compiuta (è il primo film con una storia dal 2004, da Tu la conosci Claudia?, dopo gli sketch di Anplagghed al cinema e de Il cosmo sul comò), nel quale finalmente si inseriscono in maniera naturale delle gag fresche e nuove, e non qualcosa che sembri già visto, come nei due film precedenti, e le immancabili citazioni cinefile, che vanno dai film già citati a Matrix e Il grande Lebowski.  I tre continuano a far ridere senza volgarità, senza imitazioni o satira politica, ma solo con la fantasia. E sembrano tornati in forma come negli anni migliori. La sceneggiatura, come nei loro lavori più riusciti, torna a costruire sui tre attori dei personaggi che riprendono i loro caratteri classici, evolvendoli leggermente: così Giovanni passa dal pignolo e “bastardo dentro” a una nuova specie di bastardo, il bigamo/fedifrago; Giacomo, il sensibile, passa dal sentimentale che non riesce a dimenticare la moglie defunta fino ad arrivare al lecchino. E poi c’è Aldo, irascibile e pasticcione: è naturale che sia lui il disoccupato e lo scommettitore, quello che vuole fare un lavoro divertente e rifiuta il supermercato. È a lui che tocca l’assolo in sottofinale, è lui che al solito fa ridere di più. Non è il più bravo, è questione di ruoli e di tempi comici. Se lo ricordate, ce lo dicevano proprio le loro mamme (interpretate da loro stessi) in uno dei loro sketch storici.

Da vedere perché: i tre continuano a far ridere senza volgarità, senza imitazioni o satira politica, ma solo con la fantasia. E sembrano tornati in forma come negli anni migliori

 












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