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13
Giu
10

About Elly. Un tranquillo week end di paura in Iran

Voto: 6,5 (su 10)

About Elly. Come a dire, tutto su Elly. Ma sarebbe meglio dire niente su Elly. Elly è la ragazza al centro della vicenda del film iraniano di Ashgar Farhadi, Orso d’Argento per la miglior regia al 59° Festival di Berlino. Elly è la maestra d’asilo della figlia di Sepideh, una donna energica e vitale, che l’ha invitata a una breve vacanza sul Mar Caspio. L’occasione è il ritorno a casa di Ahmad, emigrato in Germania e con un matrimonio fallito alle spalle, tornato a casa anche per cercare una sposa iraniana. È per questo che Sepideh ha deciso di invitare Elly.

In realtà, nessuno conosce Elly. Non si sa né il suo nome completo, né il suo cognome. Tutti la guardano con curiosità, tutti la trattano con riguardo, ma anche con una certa diffidenza. E lei alimenta il mistero. Tende a stare da sola, si sente spesso a disagio, è malinconica e pensierosa. Come se avesse la testa altrove. Come se ci fosse qualcosa che la tormenta. È su questo mistero, su questo segreto, che si basa il film, che procede lento ed enigmatico, con un senso di attesa e di sospensione che cattura lo spettatore. Fino a che, in un incidente in acqua dove un bambino rischia la vita, Elly scompare. E le domande si fanno sempre più frequenti. Tra noi del pubblico, ma soprattutto all’interno del gruppo, dove si comincia a dubitare di lei, del suo carattere, delle sue qualità.

Attraverso il racconto di un microcosmo, come quello di un gruppo ristretto di amici, About Elly è un film emblematico dell’Iran di oggi. Già alle prime immagini, quando la vita delle persone scorre tranquilla, balza agli occhi un dettaglio. Che poi un dettaglio proprio non è. Vediamo dei ragazzi vestiti all’occidentale, jeans e t-shirt, che potrebbero essere dei nostri vicini di casa. Mentre le ragazze, egualmente giovani e belle, vestono sì dei jeans, ma con sopra vesti accollate e lunghe, e con un velo a coprirne il capo (anche se non il volto). Già questo ci mette in guardia. E infatti a uscire dal film è l’Iran odierno, un mondo dove le donne sono considerate sempre come succubi dell’uomo, e destinate a subire le sue scelte. Uomini che odiano le donne anche qui, insomma. E se non le odiano, di certo non le considerano al loro pari.

Tutto questo si inserisce in un contesto ancora più subdolo e opprimente, quello di un paese in cui la gente vive nell’oppressione da talmente tanti anni da sentirsi oppressa anche nelle piccole cose quotidiane, come le relazioni interpersonali o nelle vacanze. Non parliamo di politica, né di persone che si oppongono in qualche modo al regime, come raccontava Persepolis. Parliamo di persone qualunque, che in ogni gesto quotidiano hanno paura. Che è essenzialmente una paura della verità, così a lungo negata da risultare impossibile. Così tutti vivono in un continuo sospetto, in un continuo dubbio, con una paura costante di tutto e di tutti. È un mondo dove non si può parlare chiaro, bisogna gestire le parole, le versioni della verità che si devono raccontare. About Elly è un film importante, che forse indugia troppo sulle ripetizioni di alcuni gesti nella parte centrale, e racconta le cose in troppo tempo, soprattutto nel finale, una volta che il segreto è svelato. Sì, Elly ha un segreto. Che poi, lo capirete, non è un segreto.

Da vedere perché: attraverso il racconto di un microcosmo, About Elly è un film emblematico dell’Iran di oggi, un paese in cui la gente vive nell’oppressione da talmente tanti anni da sentirsi oppressa anche nelle piccole cose quotidiane

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