Posts Tagged ‘Eli Roth

15
Ott
09

Bastardi senza gloria. Pillole Nazi Pop

diane okPulp Fetish Fiction

 Ormai lo sapete, Tarantino è un feticista. Il suo amore per i piedi delle donne è noto sin da Pulp Fiction, quando un lungo dialogo sui massaggi ai piedi (sono sesso o privi di sensualità?) introduceva Uma Thurman/Mia Wallace che girava a piedi nudi per casa, e ballava a piedi nudi al Jack Rabbit Slim’s. Poi i piedi di Uma, nei panni della Sposa, sono stati al centro di un primo piano insistito in Kill Bill Vol.1. E poi è stata la volta di Grindhouse, con i piedi di Rosario Dawson solleticati da Stuntmen Mike. Anche Bastardi senza gloria ha il suo momento fetish: al centro ci sono gli arti di Diane Kruger. Ma la sua gamba stavolta è martoriata: il tenente Aldo Raine di Brad Pitt infila addirittura un dito nel foro di una pallottola. Rivediamo i piedi di Diane Kruger più tardi, quando, come Cenerantola, le viene fatta provare una scarpa che aveva perso. Ma non c’è un principe a portargliela, e l’esito non è “e vissero tutti felici e contenti”. 

 

 

 

   

inglouriousbasterds74

 Tracce di rosso

 In ogni film di Tarantino c’è una scena completamente ammantata di luce rossa, di solito ambientata in qualche night club o locale notturno. Qui, nonostante ci siano molti bar, nessuno è a “luci rosse”. Il rosso però campeggia, negli addobbi del Terzo Reich che decorano il cinema per la première del film di propaganda nazista che viene organizzata a Parigi. Rosso è anche il vestito di Shosanna, e rossi sono i segni di guerra, come quelli di una pellerossa, che traccia sul volto con il suo rossetto. Rosso fuoco come il vestito che indossa, premonizione del fuoco che appiccherà al cinema. “Guarda questi occhi così rossi/Rossi come una giungla in fiamme” recita Cat People (Putting Out The Fire) di David Bowie (tratta dalla colonna sonora di Cat People, nota da noi come Il bacio della pantera) che fa da colonna sonora alla scena.

 

 

lucSerial killer

Tutti sappiamo della fluvialità tarantiniana in fase di scrittura. Così Kill Bill è diventato un film doppio. Ma Bastardi senza gloria ha rischiato di diventare una serie tv. Tarantino non riusciva a smettere di scrivere, tanto che a un certo punto ha cominciato a considerare l’idea di produrlo come serial. A dissuaderlo pare sia stato Luc Besson, che si è detto deluso, in quanto i film di Tarantino erano una delle poche cose ancora in grado di spingerlo ad andare al cinema. L’idea di vedersi il nuovo Tarantino a casa in tv non gli andava proprio. E così Tarantino ci ha ripensato. Allora, grazie Luc!

 

 

trenoItalia Mon Amour

La passione di Tarantino per il cinema italiano è evidente. È noto ormai che l’ispirazione di Bastardi senza gloria arriva da Quel maledetto treno blindato di Enzo G. Castellari. Oltre che con un cammeo, Castellari è omaggiato con il nome di Enzo Gorlami, l’identità italiana che si inventa Brad Pitt/Aldo Raine alla premiere del film tedesco: è la storpiatura di Enzo Girolami, il vero nome di Enzo G. Castellari. Ma gli omaggi al cinema italiano non finiscono qui. Il generale inglese che dà l’incarico al tenente Hicox si chiama Ed Fenech, omaggio alla diva del cinema italiano anni Settanta Edwige Fenech, già omaggiata da Eli Roth con un cammeo nel suo Hostel 2. Antonio Margheriti, nome di copertura dell’Orso Ebreo di Eli Roth, è un regista italiano, noto con il nome d’arte di Anthony M. Dawson, famoso per i suoi film di genere (tra questi Space Men, del 1960).

 

 

quentin-tarantino-s-inglourious-basterds-motion-picture-soundtrackIl titolo

Inglourious Basterds è il titolo americano di Quel maledetto treno blindato. Il titolo originale si scrive proprio così, con due errori, e non Inglorious Bastards: sembra che Tarantino abbia scelto questo titolo storpiato proprio per differenziarsi dall’altro film.

Ma la leggenda vuole che il film di Castellari fosse catalogato così, con il nome sbagliato, nella videoteca in cui lavorava Tarantino. 

 

 

Bastardi-senza-gloria-Til-Schweiger_midStiglitz, chi era costui?

Hugo Stiglitz è il nome di uno dei bastardi guidati dal tenente Aldo Raine. È un ufficiale tedesco famoso per aver ammazzato vari componenti delle SS. E per questo è assoldato di diritto tra i bastardi.

Il nome è preso da quello di un attore messicano, Hugo Stiglitz, appunto, che tra gli anni Settanta e Ottanta ha girato parecchi horror. Tra cui, in Italia, Il triangolo delle Bermude, e Incubo sulla città incontaminata di Umberto Lenzi.

Tarantino non intendeva fare un omaggio all’attore e al genere, ma ha scelto questo nome proprio perché gli piaceva come lo pronunciavano gli attori tedeschi che interpretavano i nazisti.

 

 

Quentin%20TarantinoCapitoli (de)generi

Come molti dei suoi film, anche Bastardi senza gloria è diviso in capitoli, come se fosse un’opera letteraria. Stratagemma che permette a Tarantino di spaziare tra i generi. Ecco come viaggia tra i generi Bastardi senza gloria. “È Sergio Leone e Lubitsch per i primi due capitoli, poi diventa un noir alla francese e poi si ispira ai film della metà degli anni Sessanta” ha raccontato Tarantino.

“Il finale è macho-sanguinolento-tarantiniano”.

 

 

(Pubblicato su Movie Sushi

 

 

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08
Ott
09

Bastardi senza gloria. Kill Goebbels: il cinema si libera dalla propaganda

olympiaOgni film di Tarantino, ormai lo sappiamo, è un grosso gioco sul cinema. Le iene giocava con tutto l’immaginario del genere gangster, dai Poliziotteschi italiani, ai Polar francesi, fino ai film di yakuza giapponesi, e agli abiti eleganti di James Bond. Jackie Brown era un omaggio al genere Blaxploitation, il cinema afroamericano di serie B degli anni Settanta. E Kill Bill un cocktail di generi che andava dai film di Kung Fu agli Anime fino allo Spaghetti Western di Sergio Leone. Grindhouse, poi, era dichiaratamente un film di serie B, uno Slasher come si giravano tra gli anni Sessanta e i Settanta.

Quale occasione migliore poteva esserci, allora, che un film di guerra ambientato nella Francia occupata dai nazisti, per confrontarsi (oltre che con il cinema italiano di guerra, che all’estero chiamano Maccheroni Combat: lo spunto arriva da Quel maledetto treno blindato di Enzo G. Castellari) con il cinema tedesco? Un cinema che è parte della storia della Settima Arte, e che fino all’avvento del Nazismo era all’avanguardia a livello mondiale. In Germania sono nati l’Espressionismo, e autori come Lang, Pabst e Lubitsch. Poi arrivò Goebbels, e fece del cinema un mezzo della propaganda nazista: i grandi autori scapparono in America, facendo grande Hollywood, e il cinema tedesco fu soffocato dall’ideologia. Bastardi senza gloria è stato girato a Berlino, nei leggendari studi Babelsberg, dove Fritz Lang girò Metropolis nel 1927. La cosa deve aver ispirato non poco Tarantino, che fin da piccolo si nutre di pane e cinema. Tutto il cinema. “Sono sempre stato affascinato dall’idea di ritrarre Goebbels come direttore di uno studio cinematografico, cosa che fra l’altro era una delle sue principali attività” ha dichiarato Tarantino. “Visto che il film ha come tema il cinema tedesco sotto il Terzo Reich, mi pareva fosse interessante incentrarlo proprio sulla figura di Goebbels, a capo dello studio cinematografico, che realizza il suo capolavoro e gli dedica addirittura una première”. E infatti, nel film Tarantino gioca molto su questo aspetto: gustatevi il dialogo tra il generale inglese Ed Fenech e il luogotenente Archie Hicox, che prima di arruolarsi era un critico cinematografico. Hicox gli racconta come il cinema tedesco dopo l’avvento del Terzo Reich abbia perso moltissimo in qualità, ma guadagnato negli incassi (inutile che noi critici ci si accanisca, è così da sempre…), e poi racconta come secondo lui Goebbels si senta una sorta di David O. Selznick (il leggendario produttore di Via col vento) tedesco.

Se è molto divertito dall’idea di vedere Goebbels come un produttore cinematografico, Tarantino non ha nascosto il suo amore per Lenitrionfo Riefenstahl, la regista di regime per eccellenza, l’autrice del famigerato Olympia. “È stata la più grande regista mai esistita” ha dichiarato Tarantino. “Per rendersene conto basta vedere il suo film sulle Olimpiadi”. Per scrivere il suo film, Tarantino ha anche ammesso di aver letto i diari della Riefenstahl. La omaggia direttamente, nel suo ultimo film: nella scena in cui vediamo Shosanna per la prima volta a Parigi, mentre armeggia con le insegne del suo cinema, vediamo che in quel cinema viene proiettato L’inferno bianco del Piz Palu, un film del 1929 diretto da Pabst, in cui c’era Leni Riefenstahl come attrice. È un film tedesco pre-Reich e pre-Goebbels.

L’ammirazione per i cineasti tedeschi di Tarantino e sincera e priva di pregiudizi. Ma anche consapevole di cosa avrebbe potuto continuare ad essere il cinema tedesco senza l’avvento del regime. E allora uccidere i nazisti con il cinema (letteralmente, visto che nel film le pellicole diventano un combustibile vero e proprio, e molto efficace) significa allo stesso tempo ritorcere loro contro quella che hanno usato come un’arma impropria. Significa liberare il cinema come Arte, liberare un’artista come Leni Riefenstahl dal giogo di un potere che l’ha per sempre marchiata. Significa liberare le immagini di Olympia dal sottotesto e dal messaggio al quale sono sempre state collegate. Per diventare così puro cinema, da ammirare solo per la sua bellezza. Guardate le scene del film di propaganda nazista Nation’s Pride, ispirato a Il trionfo della volontà (Triumph Of The Will) di Leni Riefenstahl (considerato un prodigio a livello tecnico): è stato girato su quello stile da Eli Roth, un regista ebreo. Un’ulteriore beffa ai nazisti. E guardate anche le sequenze inserite da Shosanna, girate in puro stile tedesco, con cui annuncia il suo attentato ai nazisti. È come se avesse preso un fucile a una guardia delle SS e glielo avesse puntato contro. Ancora una volta un film di Tarantino è un sanguinoso atto d’amore, per i registi. E per il cinema.

(Pubblicato su Movie Sushi)












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