Posts Tagged ‘Danis Tanovic

19
Ott
09

Festival di Roma. Triage.

triageVoto: 6 (su 10) 

Sembra quasi un Cristo deposto dalla croce Colin Farrell, nei panni di Mark, fotoreporter di guerra nella prima scena di Triage, il film di Danis Tanovic (No Man’s Land) che ha aperto il Festival di Roma. Mark è stato appena ferito, e viene portato su un giaciglio. In questa immagine c’è l’idea di un sacrificio. Siamo alla fine degli anni Ottanta, in Kurdistan. Mark è lì insieme a un collega per documentare la guerra. Dopo essere stato ferito, torna in Irlanda, ma non è più lo stesso. Intanto si sono perse le tracce del suo collega.

“Solo i morti hanno visto la fine della guerra”, scriveva Platone. È su questo concetto che vuole insistere Tanovic, che sceglie un altro luogo e un altro tempo rispetto alla guerra in Bosnia di cui aveva trattato in No Man’s Land e che lo riguardava direttamente. Forse per trovarsi in una posizione più distante, per raccontare la guerra senza esserne troppo coinvolto. La guerra non ha fine, vuole dirci in Triage, e gli orrori del Kurdistan sono quelli della Bosnia, dell’Iraq e dell’Afghanistan. La guerra non ha fine perché chi ritorna a casa non riesce a ritornare alla vita normale, si porta dietro segni e traumi.

È quello che ci raccontava Katryn Bigelow in The Hurt Locker. E come in quel film la guerra e il pericolo diventano una droga. Non solo per chi combatte, ma anche per chi la documenta. Vediamo i reporter andare sempre più vicino al pericolo: “guardare nella camera ti fa dimenticare che quello che succede è vero”, dice Mark. Li vediamo rimanere sui campi di battaglia ancora un giorno in più. E poi un altro. E un altro ancora. Perché se succede qualcosa non si può non essere lì a raccontarla. Quando è giusto rientrare? E quando è il momento giusto per uscirne per sempre?

Triage per i primi 30 minuti è un classico film ambientato durante la guerra. Poi cambia: in Irlanda assistiamo alla vita di tutti i giorni di Mark, ma con un velo di mistero, con un andamento assorto e di sottile disagio e inquietudine che porteranno allo svelamento finale. Forse è un po’ troppo esile costruire un intero film sul fatto in questione. E allora Triage lascia il segno per qualche immagine forte, e per la pietà che si ha per le vittime di guerra. Ma non riesce a convincere completamente come progetto e come costruzione filmica. Quel che manca al film è una visione personale, una chiave di lettura ai fatti che racconta. Ma, se Tanovic voleva comunicarci l’assurdità della guerra, in questo è riuscito.

Da vedere perché: solo i morti hanno visto la fine della guerra, come scrive Platone.

 

 

 

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