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23
Nov
09

Luci della città: il senso di Mann per la realtà

Dillinger è morto. Anzi, no. Dillinger è vivo. Ma è meglio dire vivido. È questo l’aggettivo che più si addice all’immagine che Michael Mann confeziona per il suo Nemico pubblico, ritratto di un uomo, il rapinatore gentiluomo John Dillinger (Johnny Depp) e di un’epoca, gli anni Trenta della Grande Depressione post 1929. Le immagini che raccontano questa storia così antica sono in realtà modernissime, nitide. Vivide, appunto. Il film è girato in digitale, un mezzo che nessun altro oggi sa usare come Michael Mann, che di questa tecnica può essere considerato il precursore, e uno dei più agguerriti sostenitori. Uno dei maestri, insomma.

Michael Mann per Nemico pubblico ha cercato la realtà. Ha voluto fare un film ambientato negli anni Trenta che non sembrasse un film d’epoca, senza filtri nostalgici. Come se ci si svegliasse e si trovasse lì, in quel tempo. Il digitale in Alta Definizione è uno dei fattori che hanno portato il film in questa direzione. Mann e il suo operatore Dante Spinotti, hanno usato vari tipi di telecamere HD per quasi tutte le scene: quattro nuove HDC-F23 della Sony e la XDCAM-EX1s. Le riprese sono una combinazione di macchina a mano, addosso ai volti degli attori, e di riprese in campo lungo sull’intera scena, realizzate contemporaneamente. La sensazione è quella di vedere quello che succede in tempo reale, un senso di immediatezza. Come se, pur se l’azione si svolge in un’epoca lontana, stessimo assistendo a un film verità. In questo senso sono state fatte le scelte per illuminare le scene: non dovevano essere illuminati solo gli attori, ma tutto l’ambiente circostante. “Abbiamo sempre tenuto a mente il realismo estremo della situazione” ha dichiarato Dante Spinotti. “Volevamo rappresentare, in modo aggressivo e vero, che cosa era quel tempo e che cos’è la scena. Così abbiamo illuminato tutta la scena e raramente solo l’inquadratura. Gli attori devono sembrare giusti, perfetti quando finiscono in primo piano e questo è stato girato con una telecamera per i primi piani, mentre un’altra riprende i primi piani opposti di altri attori o attrici”. Il risultato lascia sorpresi: è forse la prima volta che un ritratto d’epoca viene proposto con un’immagine così moderna e nitida, perfettamente definita, invece che con la classica fotografia più sgranata che siamo soliti associare alla patina d’epoca. L’immagine di Nemico pubblico è antica e moderna allo stesso tempo.

L’altra “sfida” di Mann per avvicinarsi al maggior grado possibile di realismo è stato girare nel maggior numero di luoghi reali possibile. Molti dei luoghi visitati da John Dillinger esistono ancora oggi. Quando vediamo il carcere di Lake County a Crown Point, nell’Indiana, o la pensione Little Bohemia a Manitowish Waters, in Wisconsin, vediamo i veri luoghi nei quali è stato Dillinger, e che sono stati teatro della sua sfida alla legalità. Anche il fatale cinema Biograph in Lincoln Avenue, di Chicago, che ha visto la sua fine, dopo che aveva visto Manhattan Melodrama (Le due strade), è quello vero. Il carcere  di Lake County, dove Dillinger fuggì con l’auto dello sceriffo, è dunque quello vero, non è stato inventato niente. Evidentemente non poteva essere nelle condizioni in cui si trovava negli anni Trenta, ma è stato ricostruito accuratamente in base alle foto scattate all’epoca (mentre per le celle, di cui non c’erano foto, si è lavorato d’immaginazione). Nella pensione Little Bohemia gli agenti dell’FBI circondarono Dillinger ma furono beffati dalla sua fuga. La pensione è un luogo turistico e ora è diventata un ristorante. È stato fatto un lavoro particolare per riportarle a quell’epoca, piantando degli arbusti sul terreno, e lavorando sulle camere. Che però sono proprio quelle in cui dormirono i gangster. “Come si può immaginare, per Johnny Depp c’è una sorta di magia nello sdraiarsi sul letto in cui aveva davvero dormito Dillinger” ha dichiarato Michael Mann. Quando mette la mano e apre la porta, è la stessa maniglia sulla quale Dillinger aveva messo la sua mano”. Little Bohemia porta ancora oggi i segni di quella giornata, come i buchi delle pallottole, le finestre rotte e parte del bagaglio che la gang lasciò fuggendo. Il cinema Biograph, davanti al quale Dillinger viene tradito e ucciso, aveva perso le pensiline per le insegne dei film, ma Mann lo ha fatto restaurare.

Cogliere la realtà circostante, l’anima di un luogo, le luci della città, e con esse la sua essenza, è stata la chiave espressiva degli ultimi lavori di Mann, Collateral e Miami Vice, con cui Nemico pubblico costituisce un’ideale trilogia, e di cui è un ideale prequel. Il rapporto tra la città e il male che vive al suo interno, e da cui è inscindibile, è alla base di tutti e tre i film. E la chiave per rendere tutto questo in immagini è proprio il digitale. Proprio in questo modo, l’unico modo possibile, in Collateral Mann era riuscito a cogliere i colori della notte e le vere luci di Los Angeles: le luci al neon, in primo piano, sfocate, o riflesse su vetri e superfici metalliche in affascinanti riverberi, annegate nel blu notte della città. Los Angeles è una delle protagonista di Collateral, come Chicago è un’assoluta protagonista di Nemico pubblico. E come Miami è protagonista di Miami Vice, discesa agli inferi nelle tentazioni di una città tentacolare, peccaminosa, sensuale e pericolosa. Anche qui i colori della notte sono colti alla perfezione dalla macchina da presa digitale. Pensiamo alla prima scena, al suono di Linkin Park e Jay-Z, nella discoteca, che ci fa capire subito la cifra stilistica del film. Anche in Miami Vice Mann ha scelto la direzione del realismo, operando un taglio netto con l’edonismo pop della serie originale, e cercando di trasmettere le vere azioni della polizia, con cui i protagonisti si sono addestrati prima di girare. Los Angeles, Miami, Chicago. Tre città, le loro luci, la loro aria, i loro uomini. Sempre troppo piccoli di fronte a una città che finisce per schiacciarli. Anche questo è Michael Mann.  

 

 

03
Nov
09

Nemico pubblico. L’ennesima “sfida” di Michael Mann

Voto: 8 (su 10) 

nemico 1È ancora una volta “la sfida”, come recitava il sottotitolo italiano di Heat, per Michael Mann. E come quasi sempre è accaduto nei suoi film ci sono due “duellanti” pronti a sfidarsi all’ultimo sangue. Johnny Depp e Christian Bale come Al Pacino e Bob De Niro (e forse sono i Pacino e De Niro della loro generazione), come Tom Cruise e Jamie Foxx in Collateral.

Qui Depp e Bale sono rispettivamente John Dillinger, rapinatore di banche la cui fama gli ha procurato la carica di “nemico pubblico numero uno” e Melvin Purvis, l’agente dell’FBI che lo insegue. Siamo negli anni della Grande Depressione, gli anni Trenta. E Nemico pubblico è un ideale prequel di tutte gli altri film di Mann, da Manhunter a Heat – La sfida, da Collateral a Miami Vice. C’è dentro il seme del crimine che arriverà fino ai giorni nostri.

C’è la sfida ossessiva e assoluta tra due uomini. C’è la città grande e tentacolare che avvolge i personaggi. Il confronto tra Dillinger e Purvis inizia subito, a distanza, in montaggio alternato. E i due si incontreranno dopo molto tempo. Tra i due non ci sarà il tavolo di un ristorante come avveniva per Pacino e De Niro, ma le sbarre di una cella. Comunque una barriera, comunque il simbolo di due esistenze da due parti diverse della barricata.

Nemico pubblico è uno strano incontro tra passato e futuro. Mann ricopre la sua immagine di una patina d’antan, con una fotografia seppiata che siamo abituati ad associare a film ambientati in un’epoca lontana.

Ma contemporaneamente gira in digitale ad alta definizione, una materia in cui è maestro: oggi nessuno sa usare come lui questo mezzo.

L’effetto è straniante, antico e modernissimo allo stesso tempo: l’immagine è pura e nitida, definita. E non è quella sgranata a cui siamo abituati ad associare una fotografia con una patina di antico.

È un’immagine che da colorata/desaturata diventa bianco e nero e si sporca per diventare quella dei cinegiornali che raccontano al cinema le gesta di Dillinger.

Nemico pubblico ci racconta anche questo: Dillinger è uno dei primi esempi – forse il primo – di criminale mediatico. Viene citato dai media, la folla accorre copiosa per assistere al suo arresto, la polizia rilascia proclami alla radio e si fa fotografare con la sua preda. Ogni mossa viene resa pubblica. Ed è curioso che, mentre il cinegiornale lo mostra, il pubblico, che si guarda in giro, non riconosca il vero Dillinger che è al cinema. Curioso, ma normale. È la distanza tra il cinema e la realtà.

Tra l’icona, l’immagine che è grande e sta in alto, e l’uomo, piccolo e seduto in basso sulla sua poltrona. Vince sempre la prima. E l’immagine di un uomo famoso è destinata sempre a prevalere sull’uomo stesso.

Ma il cortocircuito mediatico più affascinante, che per un attimo fa entrare Nemico pubblico nel meta cinema, è Dillinger che vede al cinema Clark Gable, in Manhattan Melodrama (Le due strade nel titolo italiano). Il look di Depp/Dillinger, cappello e baffi, è uguale a quello di Gable. Come se i due si trovassero allo specchio Johnny Depp può essere anche Clark Gable. Anzi, forse è Gable che può essere Depp. Così bravo che non si può non parteggiare per lui. Per chi scappa. Alla sua cattura, la città è in festa e noi abbiamo la morte nel cuore.

Da vedere perché: l’ennesima “sfida” di Mann, tra passato e futuro, fotografia d’antan e digitale hd. Dillinger è il primo criminale mediatico e pubblico

(Pubblicato su Movie Sushi)

 

 












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