Posts Tagged ‘Clouseau

20
Dic
11

Sherlock Holmes – Gioco d’ombre. Come destrutturare l’action movie

Voto: 6 (su 10)

Caffè, tabacco e foglie di coca. È questa la “dieta” con cui lo Sherlock Holmes di Robert Downey Jr. si nutre per restare sveglio durante i suoi esperimenti. Riferimenti al passato tossico di Downey Jr. a parte, è un mix che potrebbe definire la cifra stilistica di questo Sherlock Holmes – Gioco d’ombre, secondo episodio della fortunata franchise sul detective creato da Arthur Conan Doyle diretta da Guy Ritchie: adrenalinico, ipereccitato, eccessivo. Nelle recitazione, come nella regia. In questo secondo capitolo entra in scena l’acerrimo nemico di Holmes: il Professor Moriarty, qui trafficante d’armi che nel 1891 vuole creare una domanda alla sua offerta. Cioè far scoppiare una guerra tra Germania e Francia, per poi armarle a dovere. Per farlo organizza una serie di attentati da Parigi a Strasburgo. Holmes e il fido Watson (Jude Law) cercano di smascherarlo.

“Cosa vede?” “Tutto. È questa la mia condanna”. È quello che dice Sherlock Holmes a una cartomante, interpretata da Noomi Rapace, che avrà una parte importante nello snodo della storia. È la deduzione, bellezza. Guy Ritchie riesce a rappresentare efficacemente sullo schermo la proverbiale dote del detective londinese, come nel primo film, grazie al ralenti: ci fa vedere la stessa scena prima rallentata, con la voce off di Holmes a “leggere” ogni dettaglio dell’avversario che affronta, come se potesse pre-vedere lo scontro, e poi velocizzata, con lo scontro che avviene, secondo le mosse previste, a un ritmo sovraeccitato. È la stessa idea del primo film, qui portata avanti fino alla fine, che può stancare o meno, ma è interessante. In questo modo Ritchie destruttura l’action movie (perché di questo si tratta), lo disseziona, lo smonta e lo rimonta suo piacimento. Piaccia o no, ha uno stile.

E Ritchie lo sa, di avere uno stile, e a volte ne abusa, eccede in virtuosismi, fa vedere troppo quanto è bravo. Il risultato è che tutto scorre veloce, senza appassionare veramente, senza creare empatia con i personaggi. Perché, se l’ambizione è quella di creare un nuovo supereroe, una sorta di Batman vittoriano (Holmes e Watson come Batman e Robin), o un James Bond d’antan (le citazioni non mancano, dalla statura di villain megalomane del suo avversario alla costruzione di alcune scene), il rischio è che Downey Jr. e Law siano i nuovi Bud Spencer e Terence Hill, o i nuovi Clouseau e Cato, visto che di scazzottate e di travestimenti comunque si tratta. Sherlock Holmes, insomma è soprattutto un nome, un involucro, dentro cui Ritchie mette i caratteri del cinema che ama, e a cui aspira, citando anche il suo Snatch (la boxe, gli zingari), per quello che può essere il prequel ideale dei suoi gangster movie e del suo cinema british pulp. Operazione riuscita, ma non memorabile.

Da vedere perché: Ritchie destruttura l’action movie, lo disseziona, lo smonta e lo rimonta suo piacimento. Piaccia o no, ha uno stile

 

22
Giu
11

Cars 2. Le macchine hanno un’anima?

Voto: 7 (su 10)

Le automobili hanno un’anima? O sono solamente meccanismi ed acciaio? A questa domanda ha cercato di rispondere la Pixar, la casa di animazione leader nel mondo, con il suo Cars, del 2006. Un film che raccontava un mondo piuttosto originale, senza alcun essere vivente, né uomini né animali, ma solo automobili vive, parlanti e autonome, trattate come delle vere e proprie persone. Le automobili di Cars un’anima ce l’hanno. Resta da vedere se ce l’abbia il film. Quello che è sicuro è che Cars è la franchise della Pixar che più si presta alla declinazione dei personaggi in giocattoli e gadget, e infatti è quella che ha incassato di più anche per quanto riguarda gli aspetti extra cinematografici. Ricordate le paure su Up, e sul fatto che non fosse abbastanza vendibile a livello di giocattoli? Così è giusto che la Pixar e la Disney abbiano puntato ancora su Cars, vera e propria miniera d’oro. Anche se, Toy Story a parte, avevano detto che non avrebbero mai girato sequel…

Cars è un prodotto leggermente diverso dagli altri Pixar: più maschile, più adolescenziale che infantile, meno tenero. E, saranno le lamiere della auto, più freddo. Per girare Cars 2 senza essere ripetitivi, per dare un nuovo respiro a Cars, che appariva come una storia compiuta, ci voleva una grande idea. Così John Lasseter e il suo team hanno deciso di aprirsi al mondo, portando i loro protagonisti da ogni parte, dal Giappone all’Italia fino a Londra. E di virare il film verso la spy-story, girando un vero e proprio film di spionaggio alla James Bond, evidente fin dalla prima scena, con tanto di musiche alla John Barry. Il nuovo protagonista è l’agente segreto inglese Finn McMissile, che arriva da una delle scene tagliate di Cars, dove Saetta McQueen e Sandy andavano in un drive in a vedere proprio un film dell’agente segreto. Che ovviamente non poteva che essere la Aston Martin DB5, la famosa auto di 007. McMissile è in missione per sventare un complotto internazionale, che ha a che fare con il petrolio e con delle vecchie auto sgangherate, e le sue gesta si mescolano a quelle di Cricchetto, che sta seguendo Saetta McQueen in un tour mondiale attraverso Giappone, Italia e Inghilterra: Cricchetto viene creduto una spia sotto copertura. Mentre Saetta è impegnato a vincere le gare, contro l’auto italiana Francesco Bernoulli, sarà proprio Cricchetto, imbranato ma vincente, come l’ispettore Clouseau, a sventare il complotto e a salvare la vita all’amico. Oltre alla spy-story, la grande novità di Cars 2 è la scelta di Cricchetto come vero e proprio protagonista del film accanto a Saetta McQueen.

Si parla anche di petrolio e di carburanti ecologici, in Cars 2, e così c’è anche il messaggio verde e politicamente corretto che si aggiunge a quello sull’amicizia. Ma il modo migliore per gustarsi Cars 2 è quello di tenere gli occhi bene aperti e notare ogni piccolo particolare. Perché è dai particolari che si capisce la genialità, ed è in questi che la Pixar è maestra. Le sorprese sono dietro a ogni angolo: guardate i monumenti di Francia e Italia ridisegnati con i pezzi delle meccaniche delle auto, come se nel mondo ci fossero solo le macchine, le presenze della Papa mobile e dei negozi Carmani in Italia, la vecchia e la nuova Cinquecento che ballano insieme. Sorprese a parte, la qualità del disegno è sempre altissima, tra le lamiere dell’auto lucide e scintillanti (guardate come brillano sotto le luci di Tokyo) e vibrazioni dell’immagine al passaggio delle auto in gara (come se ci fosse una vera macchina da presa a riprenderne le azioni). Eppure il piacere della visione di Cars 2 si ferma qui. Azione, velocità, divertimento. Ma non il solito cuore dei personaggi Pixar, quello che ti spinge ad amare delle creature fatte di pixel come se fossero vive. Per la prima volta, dopo anni, a vedere un film Pixar non ci siamo commossi. Per capirci, Cars 2 non è il film che vedremmo candidato all’Oscar come miglior film in assoluto, com’era avvenuto per Up e Toy Story 3, ma solo come miglior film d’animazione. Forse coi film di cui sopra, e con il capolavoro Wall-E, ci eravamo abituati troppo bene. E così, in attesa di Brave, un nuovo prodotto originale che arriverà nel 2012 (con protagonista una donna), non ci resta che parlare non di un capolavoro, ma di un gran bel (come si diceva una volta) cartone animato.

Da vedere perché: C’è la solita perfezione Pixar. Anche se Cars 2 commuove ed emoziona meno del solito, altissimo, standard Pixar

 












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