Posts Tagged ‘Carolina Crescentini

12
Mar
10

Mine vaganti. Normalità, che brutta parola…

Voto: 6 (su 10) 

La normalità: che brutta parola. È una battuta di Mine vaganti, il nuovo film di Ferzan Ozpetek. Ma potrebbe essere il titolo che rappresenta l’intera carriera del regista turco. Che in tutta la sua cinematografia ha sempre cantato il bisogno di libertà e di affermare la propria identità: quella sessuale, ma anche quella artistica, professionale. Al di là di tutto quello che viene considerato “normale”. La storia di Mine vaganti ne è un esempio lampante: Tommaso (Riccardo Scamarcio) torna a casa, a Lecce, da Roma, deciso ad affermare le sue scelte personali. Ha studiato lettere, invece che economia. Vuole fare lo scrittore, e non dirigere il pastificio di famiglia. E amare chi vuole, cioè un ragazzo. Ma proprio mentre sta per fare outing, viene “superato a sinistra” dal fratello Antonio, gay anche lui, che fino a quel momento ha sacrificato identità personale e affetti in nome della famiglia e dell’azienda. Il padre viene colpito di infarto (a tempo di pizzica) e Tommaso, che non se la sente di infierire ancora, è costretto a tenere nascosto il suo vero io.

Proprio da questo “anticipo” da parte del fratello nasce il sentimento del comico. Il cinema di Ozpetek è sempre stato un dosaggio sapiente tra commedia e mélo, quasi sempre spostato più verso questo ultimo aspetto, che ha trovato probabilmente il suo equilibrio perfetto nel suo film simbolo, Le fate ignoranti. Stavolta Ozpetek sposta la bilancia verso la commedia. Ma il mélo c’è, eccome. Mine vaganti è comunque un tipico film di Ozpetek, in cui sono presenti tutti i suoi marchi di fabbrica, dalle proverbiali tavolate conviviali, al dramma borghese in interni, dalle musiche tra l’etnico e il pop (Radiodervish, Sezen Aksu accanto a Nina Zilli e Patty Pravo), fino al rimpianto per il passato, qui incarnato dalla nonna di Tommaso (un’affascinante e bravissima Ilaria Occhini, da giovane interpretata da Carolina Crescentini), che ricorda un amore tormentato. Si tratta sempre di nascondersi, sembra voler dire Mine vaganti: gay o etero, è sempre capitato di amare di nascosto. In nome di quella parola: la normalità. È proprio lei, fata per nulla ignorante, ma ben consapevole, a capire Tommaso, in un mondo dove tutti comunque sono in fuga da qualcosa e da qualcuno.

È la prima volta che Ozpetek affronta così vicino il momento dell’outing presso la propria famiglia. Finora i suoi personaggi erano già consapevoli del proprio posto nel mondo, in una famiglia allargata rassicurante. O di outing non ne potevano nemmeno parlare, visto che erano altri tempi. A proposito, dietro la commedia c’è anche l’amarezza dei tempi che cambiano in peggio. In quello scambio di battute “Siamo nel 2010” “Appunto, non siamo più nel 2000” tra Tommaso e il suo compagno, uno scambio fulmineo che lascia il segno, c’è tutta la distanza dall’ottimismo de Le fate ignoranti, e dei tempi in cui sembrava che l’omosessualità potesse essere accettata anche in Italia, e la consapevolezza di quanto questi siano tempi bui.

Le mine vaganti del titolo sono quelle che servono a creare disordine, a scombinare tutto, a cambiare piani. Sono mine vaganti Tommaso e Antonio, lo è la nonna. Lo sono sempre stati i personaggi di Ozpetek. Mine vaganti è davvero un film di cambiamento per Ozpetek. Ma questo disordine creativo non giova alla sua poetica. Lo spostamento della narrazione verso l’eccesso non giova ai suoi personaggi. Non riesce, al regista turco-romano, quello che riesce ad Almodovar: trasformare l’eccesso in poesia, rendere l’assurdo verità. Così i suoi personaggi, a tratti, da caratteri rischiano di scadere nella macchietta, mentre in altri momenti risultano misurati e riusciti. Ma soprattutto, in questa ennesima variazione sul tema, Ozpetek sembra aver detto veramente tutto sull’omosessualità e sulla libertà di espressione del proprio io (in questo senso il sottovalutato Un giorno perfetto sembrava aprire nuove strade). E per la prima volta non commuove. E la sua tavolata imbandita con gran classe rischia di essere bella, colorata, ma con pietanze poco saporite.

Da vedere perché: Ozpetek sembra aver detto veramente tutto sull’omosessualità e sulla libertà di espressione del proprio io. E per la prima volta non commuove. Ma il suo è un film raffinato e con grandi attrici

 

22
Ott
09

Festival di Roma. Oggi sposi. Quattro matrimoni e un tribunale…

Voto: 7 (su 10) 

oggi sposi 2Quattro matrimoni senza alcun funerale. È il nuovo film di Luca Lucini, Oggi sposi, presentato al Festival di Roma fuori concorso. Non tutti i quattro matrimoni, sullo schermo, riescono. È un matrimonio piuttosto riuscito invece il film di Lucini. Nel senso che sposa due filoni della commedia italiana che finora erano rimasti su due binari diversi: il cinema più popolare degli incassi garantiti di Fausto Brizzi e Marco Martani (autori sia dei cinepanettoni di Neri Parenti che delle Notti prima degli esami) e la commedia più sofisticata e legata alla realtà di Fabio Bonifacci (Lezioni di cioccolato, Diverso da chi?, ma soprattutto Si può fare). Il risultato è quello che potremmo definire la terza via della commedia: né cinepanettone, né commedia sentimentale, ma commedia pura, con un occhio al passato e uno al presente.

C’è tanta Italia di oggi nelle vicende del film. Ci sono Nicola (Luca Argentero) e Alopa (Moran Atias): lui poliziotto pugliese, lei figlia dell’ambasciatore indiano, che vuole sposarsi con rito Indù. Solo che la famiglia di lui pensa che gli stranieri siano tutti in cerca di permesso di soggiorno, e pensa che gli indiani siano quelli dei western (“sono stato sempre dalla parte degli indiani: il generale Custer era uno stronzo” afferma un Michele Placido in forma strepitosa). Ci sono Salvatore (Dario Bandiera) e Chiara (Isabella Ragonese), due precari con bimbo in arrivo che per organizzare un matrimonio a costo zero si imbucano con 72 invitati al matrimonio dell’anno: quello della platinatissima starlette Sabrina Monti (Gabriella Pession) e del furbetto del quartierino Attilio Panecci (Francesco Montanari), che si sposano al castello di Bracciano come Tom Cruise. Al matrimonio arriverà anche l’integerrimo pm Fabio Di Caio (Filippo Nigro), che indaga sui traffici di Panecci. Però ha altri problemi: il padre (Renato Pozzetto) sta per sposarsi con la giovane Giada (Carolina Crescentini)…

Ci sono tutte le italiette di oggi nel film di Lucini. C’è l’Italia dell’integrazione e dello scontro di civiltà, quella che stenta a creare un menù dove il pollo Tandoori viene dopo le orecchiette con le cime di rapa, e alle danze indiane si mescolano la pizzica e la taranta. C’è l’Italia precaria, quella di tanti eroi quotidiani dell’arte dell’arrangiarsi. C’è l’Italia mediatica delle veline e delle proposte di matrimonio veicolate via rotocalco, e del fatidico “sì” ripetuto cinque volte come un ciak televisivo. E c’è, nell’ultimo episodio, l’Italia dei magistrati e quella dei “Papi” che frequentano le ragazzine.

C’è anche l’Italia di ieri. Perché il film di Luca Lucini è qualcosa di molto diverso da quello che siamo abituati a vedere al cinema. È una commedia sopra le righe, grottesca, che si rifà alla Commedia all’Italiana degli anni Sessanta, quella de I mostri e dei Brutti, sporchi e cattivi. Di quei personaggi caratterizzati anche fisicamente, caricaturali (il parrucchino di Filippo Nigro, i capelli biondo platino della Pession come i dentoni di Sordi), ma umani. La ricetta del film è fatta di una scrittura briosa, dell’uso non banale dei dialetti, di tempi comici spesso perfetti, di un uso comico della musica, ma soprattutto di un gran lavoro di casting: come in ogni lavoro di Lucini, specialista e meticoloso nella scelta degli attori, il cast è eccellente, e colpisce l’utilizzo di grandi interpreti (Placido, Pozzetto, Pannofino) anche nei ruoli minori. Trattandosi di quattro storie, non tutto può essere a fuoco, ci sono episodi più riusciti di altri, e qualche momento di stanca. Potrebbe andare ancora più in là, il cinema di Lucini, portando il pubblico verso una commedia ancora più adulta e internazionale. Perché in Oggi sposi c’è anche molta commedia americana, dalla comicità slapstick fino alla commedia americana degli equivoci, erede della screwball comedy. C’è tanto, forse anche troppo in questo film. È una formula da perfezionare, ma possiamo parlare di un matrimonio riuscito.

Da vedere perché: è la terza via della commedia italiana, né cinepanettone né commedia sentimentale, ma commedia pura. Si ride: è un matrimonio ben riuscito.

(Pubblicato su Movie Sushi)

 












Archivi


Cerca


Blog Stats

  • 112.995 Visite

RSS

Iscriviti al feed di

    Allucineazioni (cos'è?)




informazioni

Allucineazioni NON e' una testata giornalistica ai sensi della legislazione italiana.

Scrivimi

Creative Commons License

Questo blog è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.