Posts Tagged ‘Candido

30
Nov
09

Cado dalle nubi. Checco, il Borat di Bari

Voto: 6 (su 10) 

Un altro film con un comico? Si e no. Cado dalle nubi sfrutta indiscutibilmente il successo che altri comici televisivi portati sul grande schermo – vedi Ficarra e Picone – hanno riscosso. E sfrutta chiaramente la popolarità di un programma, Zelig, e di un personaggio, e il richiamo che hanno sul pubblico. Parliamo di un personaggio, e non di un attore, perché Checco Zalone è proprio un personaggio: un cantante neomelodico, in bilico tra legalità e illegalità, che ha calcato spesso il palco di Zelig (e con Siamo una squadra fortissimi ha anche portato fortuna alla nazionale di calcio nel 2006). L’attore/inventore di Checco si chiama Luca Medici, ed è un ragazzo molto intelligente.

Cado dalle nubi è stato così costruito intorno al personaggio di Checco. Che qui è un aspirante cantante di Polignano a Mare, provincia di Bari, che, lasciato dalla propria ragazza, parte per Milano per cercare di sfondare nello show business. Si porta dietro la sua ignoranza (nel senso proprio del termine: non conoscenza), la sua semplicità, il suo candore. Che si rivela essere l’arma più letale contro i pregiudizi, i falsi perbenismi e i razzismi di ogni tipo della nostra società. Per questo è stato chiamato in causa Borat, il fantomatico reporter kazako che con la sua ignoranza e inadeguatezza scardinava tutte le convinzioni degli americani. Che a sua volta altro non era che la versione trash e adeguata alla nostra epoca cafonal-mediatica del Candido di Rousseau. Il paragone, fatte le debite proporzioni, può starci: Checco canta una canzone a una serata gay convinto che l’omosessualità sia una malattia, o canta una canzone in calabrese a un convegno di un “partito del nord”. O ancora, con il padre della ragazza che ama, dirigente leghista, snocciola tutti i difetti di solito associati al sud, come i finti invalidi sul lavoro e così via. Così come può starci, anche qui fatte le proporzioni tra i due artisti, il nesso con Hollywood Party, il film che il regista Gennaro Nunziante ha preso a modello per quello che è un film di comicità pura. Lo schema è quello: l’uomo sbagliato nel posto sbagliato. E molte volte funziona.

A rendere Cado dalle nubi qualcosa di diverso dal solito film di comici portato al cinema è proprio la mano di Gennaro Nunziante, lo sceneggiatore che negli ultimi film di D’Alatri è riuscito a rinnovare i fasti della Commedia all’italiana, riuscendo a leggere con sagacia tra le pieghe della società, per quanto riguarda i problemi della famiglia (Casomai), del mondo del lavoro (La febbre) e del rapporto tra politica e spettacolo (il sottovalutato Commediasexi). Il tocco di Nunziante, in sottofondo, si sente: diritti dei gay, razzismo, discriminazione, talent show televisivi. C’è tutta l’Italia che oggi. Si sorride spesso, in Cado dalle nubi. Dispiace solo che non vengano spinte oltre certe situazioni, che – visti i modelli dell’opera – non si osi un po’ di più nella satira sociale, che non si schiacci oltre il pedale dell’irriverenza. Sembra un film un po’ frenato, Cado dalle nubi. E Luca Medici/Checco Zalone ha una simpatia innata e contagiosa. Ma, abituato a essere un one man show, non sempre si integra alla perfezione nelle scene, e sembra restare un corpo estraneo nell’ambiente in cui si trova. C’è da lavorare ancora un po’ sui tempi comici, e nell’affiatamento con gli attori con cui interagisce in scena. Ma tutto sommato questo Borat di Bari ci è piaciuto. E Cado dalle nubi è un film dove tutto finisce a orecchiette e vino.

Da vedere perché: il Borat di Bari scardina ogni pregiudizio e razzismo con la sua candida ignoranza. Checco è un eroe. Ma ce l’aspettavamo più irriverente  

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08
Set
09

Venezia 66. Questione di punti di vista. Rivette e lo splendore del vero

Voto: 7 (su 10) 

locandina_del_film_Questione_di_punti_di_vista---01“Il clown è tutto trucco. Nient’altro. Il clown è un po’ tutto e un po’ niente”. È ambientato in un circo, Questione di punti di vista, l’ultimo film del maestro Jacques Rivette. Ci sono i clown, certo. Ma un po’ tutti, in questa storia, sono clown. Perché sono tristi. E in qualche modo indossano una maschera.

Il cinema di Rivette, come quello del suo amico Rohmer, è un cinema fatto di incontri. Quelli che avvengono per caso, sembrano poco importanti, ma invece lo diventano. Così Vittorio (Sergio Castellitto) incontra Kate (Jane Birkin) sul ciglio di una strada: lei ha la macchina in panne. Lui la ripara e riparte subito. Ma poco dopo i due si ritrovano sulla piazza di un paesino. Kate, dopo aver lasciato per anni il circo, ci è appena tornata dopo la scomparsa del padre, per prendere in mano la compagnia e cercare di salvare la stagione.

Tutti hanno una maschera, nel film di Rivette. Kate non esterna con nessuno il suo dispiacere, e quel qualcosa che la tormenta. Ma nemmeno Vittorio parla molto di sé. Ogni personaggio cerca il proprio senso della vita. Per Vittorio è viaggiare, cercare. Odia le vocazioni, e ama le coincidenze, le cose nuove. E forse ora il senso della sua vita è salvare Kate. Ma da cosa? “Kate è prigioniera di quello che è successo, ha bisogno di uno shock” dice Vittorio. È come un angelo, Vittorio. O come il Candido di Voltaire.

Maestro della Nouvelle Vague francese con Rohmer e Truffaut, Rivette nei suoi film mette la vita, cerca di catturare quello “splendore del vero” di cui scriveva Godard. Gira con una luce naturale (la maggior parte delle scene sono esterno, giorno) che avvicina la sua opera alla vita. Di questa il film ha i colori, i ritmi, né troppo veloci, né troppo lenti. Anche il circo è reale, normalissimo. Non ha niente di felliniano, chapliniano o burtoniano. È piccolo, semplice. Quasi sempre mezzo vuoto. Un posto vero e non immaginifico.

E accanto alla vita c’è l’arte. Il circo come la pittura ne La bella scontrosa. E anche qui arte e vita, rappresentazione e sentimenti si mescolano e si confondono. Come quando Vittorio il trucco lo indossa sul serio, e sale sul palco con il suo amico Alexandre. E nel loro dialogo i due si chiamano Alexandre e Vittorio, scordandosi di essere i loro personaggi, Rom e Pipo. Ed è in scena, sulla pista del circo, che avviene lo shock, la catarsi e la riconciliazione di Kate con la vita.

Da vedere perché: è un film che ha i colori e ritmi della vita, che coglie lo “splendore del vero”.

(Pubblicato su Movie Sushi

 

 












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