Posts Tagged ‘Cameron

02
Set
11

Bad Teacher. Non è cattiva, la disegnano così…

Voto: 6,5 (su 10)

“Non sai quanto sia difficile competere con queste bambole tipo Barbie!” Lo dice Elizabeth, cioè Cameron Diaz, nel film Bad Teacher. Elizabeth è un’insegnante da insufficienza: è sboccata, beve, è in cerca di marito per sistemarsi. Anche perché è appena stata lasciata dal suo fidanzato e si è vista “costretta” a tornare a lavorare alla scuola media. E per conquistare chi vuole, e proprio per competere con le Barbie, pensa anche di rifarsi il seno.

Ecco, Cameron Diaz era proprio una di quelle attrici a rischio Barbie: alta, bionda, occhi azzurri, poteva benissimo scivolare in una carriera di eterna bambola, magari mantenendosi giovane con qualche ritocco. Invece non lo è diventata: è invecchiata, non lo nasconde (qualche ruga sul volto si vede), ma è invecchiata bene, fiera, naturale, e più sexy di prima. E se non è una Barbie non lo si deve solo alla sua rinuncia a chirurgia e botox. Lo si deve soprattutto a ruoli come questo, scorretti e un po’ dark.

Non è cattiva, è che la disegnano così, la Elizabeth di Cameron Diaz. E ci piace. Perché Bad Teacher è un film originale non solo perché sceglie come protagonista una bad girl, e non la solita ragazza virtuosa in cerca d’amore. Ma anche perché non ha la solita svolta e si ravvede: è stronza, e resta stronza. Ma almeno è se stessa. Che poi, se stronza significa vera, sincera, anticonformista, e i buoni sono così conformisti, perbenisti, mielosi, non si può che fare il tifo per Elizabeth. Bad Teacher ci invita a guardare dietro le apparenze,  e segue la scia dei film politicamente scorretti alla Judd Apatow, un po’ scomodi, ma in fondo veri. Visto che siamo a scuola, Bad Teacher non perde l’occasione di giocare con tutti i film ambientati nelle scuole, da Dangerous Minds a Scream. Se Cameron Diaz non è diventata una Barbie è anche merito di film come questo. Adesso proviamo a salvare tutte le altre attrici a rischio bambola.

Da vedere perché: finalmente la protagonista è una donna scorretta e fuori dagli stereotipi. Che non si redime.

 

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11
Feb
11

Sanctum 3D. L’Avatar low cost

Voto: 5,5 (su 10)

In quel “papà, io ti vedo” che sentiamo pronunciare alla fine di Sanctum 3D ci sarà una citazione consapevole di Avatar o è solo un caso? Già, perché ormai leggi Cameron e pensi ad Avatar, pensi ad Avatar e sogni Pandora, è un riflesso condizionato. Sanctum 3D è il nuovo film prodotto da James Cameron, che, giustamente, dopo aver inventato le mirabili macchine da presa 3D che ha usato per Avatar, vuole sfruttarle anche per altre produzioni. Così è nato Sanctum 3D, che possiamo considerare un piccolo aperitivo in attesa del piatto forte, l’atteso sequel di Avatar che arriverà appena nel lontano Natale 2013. La storia è semplice: c’è un gruppo di speleologi che si cala in una grotta, per poi immergersi verso un pertugio che sbocca nel mare, verso delle caverne che non sono ancora state esplorate (subbaccqui e spelologgi, direbbe la Vulvia di Guzzanti su Rieducational Channel, spinti ovviamente dagli spingitori di subbaccqui spelologgi). Come insegna Frankenstein Jr., potrebbe andare peggio: potrebbe piovere. E infatti, piove, la grotta si allaga, e i protagonisti vengono tagliati fuori e abbandonati a se stessi. L’unica via d’uscita è il pertugio ancora inesplorato verso il mare.

È un aperitivo di Avatar, questo Sanctum 3D. O, se volete, un Avatar low cost. Ecco la vera novità di questo film. Anche la tecnologia 3D sta diventando accessibile a tutti, e così non è detto che un film 3D debba essere per forza un blockbuster come sembrava. Una volta inventata la tecnologia, può essere sfruttata per progetti diversi, con budget diversi. Sanctum 3D può essere allora considerato il primo B movie in 3D che vediamo sui nostri schermi (se non consideriamo tale, per stile più che per budget, Viaggio al centro della terra 3D, e in attesa di Piranha 3D).

Sanctum 3D da un lato prosegue la poetica di Cameron e Avatar: grandi voli sopra scenari naturali selvaggi e suggestivi, cadute e voli verso profondità vertiginose, luoghi ancora inesplorati e affascinanti. Le macchine da presa e le tecniche sono le stesse. Ma dall’altro lato Sanctum è agli antipodi di Avatar: set e personaggi sono reali invece che creati al computer. In teoria il 3D funziona anche così. In pratica no, almeno in questo film: la profondità di campo è appena accennata, e non evidente in tutte le scene. Va bene utilizzare le sue attrezzature, e fare i test in vista del sequel di Avatar, che sarà in gran parte girato sott’acqua. Ma Cameron un’occhiata alle sceneggiature però dovrebbe darla: il film è scritto e recitato male, noioso, troppo lungo.

Se proprio non riuscite ad aspettare il sequel di Avatar, e volete provare a capire come potrebbe essere, visto che prevede scene acquatiche, questo film potrebbe essere un succedaneo del glorioso film di Cameron. È un film che si può anche vedere. Ma vi avvertiamo che siamo su un altro pianeta. Infatti lì siamo su Pandora e qui sulla Terra.

Da vedere perchè: se proprio non riuscite ad aspettare il sequel di Avatar. Ma vi avvertiamo che siamo su un altro pianeta. Infatti lì siamo su Pandora e qui sulla Terra

 

28
Mag
09

Terminator Salvation. Il futuro ha inizio

Voto: 7 (su 10) 

1Il cinema è sempre stata un’arte in cui il non visto è altrettanto importante del visto. I grandi film sono stati quelli che ci hanno colpito con immagini indelebili e scene madri, ma anche quelli che ci hanno fatto immaginare, pensare a quello che non abbiamo visto. Terminator aveva in sé questi due aspetti: un’icona come il T-800 di Arnold Schwarzenegger è impresso ormai nell’immaginario collettivo. E il futuro in cui l’uomo è dominato dalle macchine, nel lontano 1984, molto prima di Matrix (e in piena paura atomica) è stata un’idea che ha gettato una luce inquietante sul nuovo millennio.

È chiaro che la partita di Terminator Salvation, quarto episodio della serie (e probabile inizio di una nuova trilogia) si giocava tutta su questo campo: quello dell’immaginato e dello svelato. Siamo infatti nel 2018, quattordici anni dopo l’olocausto nucleare di Terminator 3 – Le macchine ribelli. John Connor (un Christian Bale sempre convincente) è ormai un uomo adulto e si avvia a diventare il leader della Resistenza, come abbiamo imparato nel primo Terminator. Ascoltando i diari di sua madre Sarah, viene a sapere che dovrà inviare nel passato Kyle Reese, che ora è un ragazzino, ma poi diventerà suo padre. La ricerca di Kyle e l’organizzarsi della Resistenza sono al cuore della trama di questo film.

La partita è vinta. McG, dopo il kitsch hi-tech di Charlie’s Angels, da cultore della saga di Terminator, riesce a creare un futuro apocalittico e post-nucleare che non sfigura affatto di fronte a quello che ci eravamo figurati nella nostra mente. Lo ottiene con un lavoro particolare sulla pellicola, lasciata al sole perché perdesse alcune delle sue caratteristiche. E con un lavoro digitale sulle immagini. Curiosamente, però, Terminator Salvation non è quel tripudio di computer grafica che ci si aspetterebbe (pensate al Terminator 2 di Cameron, all’avanguardia degli effetti speciali con il suo morphing), ma è ricco di modellini e animatronic, stunt ed esplosioni da vecchia scuola. Il film è riuscito anche grazie a uno script che collega bene il nuovo episodio ai primi (vedi la citazione di You Could Be Mine dei Guns N’Roses da Terminator 2, o Kyle Reese che dice, come nel primo film, “vieni con me se vuoi vivere”).

Se quello che colpisce maggiormente l’occhio sono le scene in cui gli umani vengono rinchiusi in gabbie come greggi di bestie da soma (ma anche nuovi terminator a forma di moto e serpenti d’acqua), quello che colpisce la nostra mente è il personaggio di Marcus, che all’inizio del film abbiamo visto vicino alla condanna a morte prima della fine del mondo. Guardatelo bene, perché delimita un cambio di prospettiva nella saga: il confine tra uomo e robot ora non è più netto come prima, e non è netta nemmeno la percezione del proprio status. Insomma, la nuova saga non è manichea come la precedente, e pone interrogativi che la avvicinano a Blade Runner e A.I. – Intelligenza Artificiale. Come a dire che le macchine non sono solo contro di noi, ma anche dentro di noi. Ed è sempre una macchina – il computer – a riportare in scena Arnold Schwarzenegger, il cui volto renderizzato è stato incollato sul corpo di un body builder per un cameo tutto da gustare. Non poteva mancare per tenere a battesimo il nuovo – ottimo – inizio di una saga cult. Hasta la vista, baby!

Da vedere perchè: Il nuovo Terminator vince la sfida nel raffigurare un futuro altrettanto inquietante di quello che i vecchi film ci facevano immaginare. Sarà l’inizio di una nuova saga.

 

 












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