Posts Tagged ‘Cado dalle nubi

30
Dic
10

Che bella giornata. Cinepanzerotto contro Cinepanettone

Voto: 7 (su 10)

Un terrone che sconfigge il terrore. Così Checco Zalone, al secolo Luca Medici, star di Zelig e ora anche del cinema, dopo il successo di Cado dalle nubi, riassume il suo nuovo film, Che bella giornata, nelle sale dal 5 gennaio. Checco, pugliese trapiantato a Milano, trova lavoro come addetto alla sicurezza al Duomo di Milano. E, proprio per il ruolo che occupa, viene avvicinato da Farah, una ragazza musulmana che vuole vendicare la morte della madre facendo saltare la famosa Madonnina. Checco, al solito ingenuo e ignaro di tutto, si innamorerà di lei. E le cose si faranno molto più complicate.

“Tu studi, vero? Non serve a un cazzo qui”. È questa una delle cose che dice subito Checco a Farah. Che bella giornata prosegue il discorso di Cado dalle nubi, mettendo alla berlina i luoghi comuni sui meridionali e sull’Italia in generale. Già dalla prima scena, il colloquio per il concorso da carabiniere, Checco parla con candore di raccomandazioni e favoritismi, un discorso che ritorna per tutto il film, con il tormentone dei Capobianco. Lo schema è ancora quello di Borat o del Candido di Rousseau: con la sua ignoranza (nel senso proprio del termine: non conoscenza), la sua semplicità, il suo candore, Checco sfida i pregiudizi, i perbenismi e i razzismi di ogni tipo della nostra società. Rispetto al loro primo film, Checco Zalone e Gennaro Nunziante (regista e cosceneggiatore del film, dopo aver scritto con D’Alatri, Casomai, La febbre e Commediasexi) alzano il tiro, e lo scontro di civiltà, da quello tra Nord e Sud, diventa quello tra Oriente e Occidente. La cosa si fa ancora più interessante, e non solo per il fatto che sentire Checco parlare in arabo è irresistibile. Se Bin Laden lancia un messaggio contro le cozze crude, vuol dire che la cosa è seria.

Che bella giornata è un passo avanti rispetto a Cado dalle nubi. E non solo in questo senso. C’è la volontà di andare oltre il personaggio del primo film, che riprendeva chiaramente il Checco Zalone di Zelig, il cantante neomelodico che tutti già conoscevano. Qui Checco lavora su un personaggio diverso, un ragazzo in cerca di lavoro che lo trova come addetto alla sicurezza. Un personaggio disegnato e interpretato meglio. Se in Cado dalle nubi quello di Checco sembrava un one man show, e non sempre l’attore barese si integrava alla perfezione nelle scene, e sembrava restare un corpo estraneo nell’ambiente in cui si trovava, qui è un personaggio credibile, e funziona alla grande nei tempi comici e nell’affiatamento con gli attori. Che sono scelti molto bene: dalla graziosa e naturale Nabiha Akkari, nel ruolo di Farah, all’incredibile Luigi Luciano, che forse conoscerete come Herbert Ballerina nei finti trailer di Maccio Capatonda. Anche se la vera ciliegina sulla torta, anzi la cacioricotta sulle orecchiette, è Rocco Papaleo nel ruolo del padre di Checco. È con il suo ingresso in scena, e con la Puglia che deflagra completamente nel film con il battesimo ad Alberobello (con un cameo a sorpresa che non vogliamo dirvi) che il film decolla e diventa irresistibile.

Se per Cado delle nubi il regista Gennaro Nunziante si era ispirato a Hollywood Party, un film di comicità pura con l’uomo sbagliato nel posto sbagliato, qui i duetti tra Checco e Ivano Marescotti, nei panni dell’ufficiale dei carabinieri, ricordano quelli tra l’ispettore Clouseau e Dreyfuss, Peter Sellers ed Herbert Lom, ne La pantera rosa. Tra citazioni di Angeli  e demoni (che Checco crede scritto da un prete, Don Brown), e  le immancabili canzoni (se inventavo io Facebook, una regola l’avrei messa, niente foto sul profilo se sei cessa), Checco Zalone e Gennaro Nunziante inventano un nuovo genere: il Cinepanzerotto, che troverete al cinema nella calza (pardon, nel calzone, siamo baresi) della Befana dopo le indigestioni di Cinepanettone. Si ride di gusto: e allora buon appetito.

Da vedere perché: Checco Zalone inventa un nuovo genere: il Cinepanzerotto. Lo troverete nella calza (pardon, nel calzone, siamo baresi) della Befana. E vi farete un sacco di risate.  

 

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30
Nov
09

Cado dalle nubi. Checco, il Borat di Bari

Voto: 6 (su 10) 

Un altro film con un comico? Si e no. Cado dalle nubi sfrutta indiscutibilmente il successo che altri comici televisivi portati sul grande schermo – vedi Ficarra e Picone – hanno riscosso. E sfrutta chiaramente la popolarità di un programma, Zelig, e di un personaggio, e il richiamo che hanno sul pubblico. Parliamo di un personaggio, e non di un attore, perché Checco Zalone è proprio un personaggio: un cantante neomelodico, in bilico tra legalità e illegalità, che ha calcato spesso il palco di Zelig (e con Siamo una squadra fortissimi ha anche portato fortuna alla nazionale di calcio nel 2006). L’attore/inventore di Checco si chiama Luca Medici, ed è un ragazzo molto intelligente.

Cado dalle nubi è stato così costruito intorno al personaggio di Checco. Che qui è un aspirante cantante di Polignano a Mare, provincia di Bari, che, lasciato dalla propria ragazza, parte per Milano per cercare di sfondare nello show business. Si porta dietro la sua ignoranza (nel senso proprio del termine: non conoscenza), la sua semplicità, il suo candore. Che si rivela essere l’arma più letale contro i pregiudizi, i falsi perbenismi e i razzismi di ogni tipo della nostra società. Per questo è stato chiamato in causa Borat, il fantomatico reporter kazako che con la sua ignoranza e inadeguatezza scardinava tutte le convinzioni degli americani. Che a sua volta altro non era che la versione trash e adeguata alla nostra epoca cafonal-mediatica del Candido di Rousseau. Il paragone, fatte le debite proporzioni, può starci: Checco canta una canzone a una serata gay convinto che l’omosessualità sia una malattia, o canta una canzone in calabrese a un convegno di un “partito del nord”. O ancora, con il padre della ragazza che ama, dirigente leghista, snocciola tutti i difetti di solito associati al sud, come i finti invalidi sul lavoro e così via. Così come può starci, anche qui fatte le proporzioni tra i due artisti, il nesso con Hollywood Party, il film che il regista Gennaro Nunziante ha preso a modello per quello che è un film di comicità pura. Lo schema è quello: l’uomo sbagliato nel posto sbagliato. E molte volte funziona.

A rendere Cado dalle nubi qualcosa di diverso dal solito film di comici portato al cinema è proprio la mano di Gennaro Nunziante, lo sceneggiatore che negli ultimi film di D’Alatri è riuscito a rinnovare i fasti della Commedia all’italiana, riuscendo a leggere con sagacia tra le pieghe della società, per quanto riguarda i problemi della famiglia (Casomai), del mondo del lavoro (La febbre) e del rapporto tra politica e spettacolo (il sottovalutato Commediasexi). Il tocco di Nunziante, in sottofondo, si sente: diritti dei gay, razzismo, discriminazione, talent show televisivi. C’è tutta l’Italia che oggi. Si sorride spesso, in Cado dalle nubi. Dispiace solo che non vengano spinte oltre certe situazioni, che – visti i modelli dell’opera – non si osi un po’ di più nella satira sociale, che non si schiacci oltre il pedale dell’irriverenza. Sembra un film un po’ frenato, Cado dalle nubi. E Luca Medici/Checco Zalone ha una simpatia innata e contagiosa. Ma, abituato a essere un one man show, non sempre si integra alla perfezione nelle scene, e sembra restare un corpo estraneo nell’ambiente in cui si trova. C’è da lavorare ancora un po’ sui tempi comici, e nell’affiatamento con gli attori con cui interagisce in scena. Ma tutto sommato questo Borat di Bari ci è piaciuto. E Cado dalle nubi è un film dove tutto finisce a orecchiette e vino.

Da vedere perché: il Borat di Bari scardina ogni pregiudizio e razzismo con la sua candida ignoranza. Checco è un eroe. Ma ce l’aspettavamo più irriverente  












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