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01
Lug
09

Coraline e la porta magica. La dolceama(cab)ra storia in tre dimensioni

Voto: 8 (su 10) 

1È come un teatro di burattini, però senza fili. È stata definita così, qualche anno fa, la versione in 3D di The Nightmare Before Christmas, capolavoro di Tim Burton ed Henry Selick. La definizione si applica alla perfezione a Coraline e la porta magica, diretto proprio da Selick. Il perché è presto detto: si tratta di un film in Stop Motion, il primo nato direttamente per essere un film in 3D, in cui ogni cosa – o quasi – è reale, materica, costruita a mano. La nuova tecnica tridimensionale, allora, fa qualcosa di ben diverso dal mostrare in tre dimensioni qualcosa di virtuale, disegnato dal computer: ci fa apprezzare a tutto tondo, fino a farcelo quasi toccare, qualcosa di reale e corporeo. Vivo, verrebbe da dire.

Coraline e la porta magica parla dell’incontro tra due mondi, di un passaggio che connette due dimensioni. Sembra naturale, visti i suoi autori: The Nightmare Before Christmas di Selick parlava proprio dell’incontro tra due universi contrapposti, quello di Helloween e quello del Natale, e anche Stardust di Neil Gaiman (autore della storia) raccontava di un passaggio verso una realtà parallela. Coraline e la porta magica è la storia di una bambina che trova nel suo salotto un passaggio segreto verso un altro mondo. Che sembra uguale al suo, però più colorato, più divertente, più gustoso. Ovviamente il trucco c’è, anche se non si vede… Selick mette in scena la storia con un gusto visivo eccezionale, con rimandi ai quadri di Arcimboldo, Botticelli e Van Gogh, con coreografie che rimandano alle Silly Simphonies disneyane degli anni Trenta. E con un effetto che ci rimanda addirittura a Hitchcock: quel movimento in avanti in quel tunnel che dalla porta magica ci riporta al mondo parallelo è reso alla perfezione dalla tecnica 3D e ci ricorda il famoso movimento di macchina che evocava il senso di vertigine nella tromba delle scale de La donna che visse due volte. È proprio questo che volevano fare con il 3D Selick e il suo team: puntare sulla profondità e il movimento nello spazio, invece di far uscire le cose dallo schermo verso di noi.

Vale la pena di ricordare in cosa consiste il lavoro della Stop Motion: gli animatori manipolano con estrema attenzione una serie di oggetti tangibili, come personaggi, ambienti, arredi, su un piano di lavoro. Ogni movimento è un’inquadratura che viene fotografata per la macchina da presa: quando le migliaia di inquadrature fotografate vengono proiettate insieme in sequenza, i personaggi e gli ambienti si animano in un movimento continuo e fluido. In un certo senso è un lavoro più vicino al cinema live-action che a quello di animazione: si devono costruire  e arredare i set, vestire, pettinare, truccare e illuminare i personaggi.

Il racconto di Selick è una meraviglia per gli occhi, ma colpisce anche la mente, facendo riflettere sul perché si vuole cercare una nuova vita, e sul bisogno di apprezzare le piccole cose quotidiane. Ha forse solo il difetto di non enfatizzare a sufficienza alcune sorprese e alcuni nodi drammatici della storia. Ma si tratta di dettagli. Tecnologia, tocco artigianale, fantasia e poesia. In Coraline e la porta magica, dolceama(cab)ra storia di Henry Selick c’è tutto. Da gustare rigorosamente in 3D.

Da vedere perché: il 3D fa rendere appieno i pupazzi (veri) usati per la Stop Motion. E il mondo creato da Selick è davvero incantato

 

 

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