Posts Tagged ‘animazione

17
Mar
11

Gnomeo e Giulietta. Liberate i nani da giardino

Voto: 6 (su 10)

Vi siete mai chiesti che senso abbiano i fantomatici nani da giardino che appaiono qua e là nei giardini di tutto il mondo? Simbolo del cattivo gusto, qualche anno fa sono stati oggetto di interesse anche di un fantomatico comitato di liberazione dei nani da giardino, che li toglieva dai giardini per lasciarli liberi di andare per il mondo.

Un po’ come faceva la Amelie Poulain de Il favoloso mondo di Amelie, mandando un nano in giro per il mondo con tanto di cartoline spedite. In Gnomeo e Giulietta, film d’animazione in uscita il 16 marzo, i nani sono protagonisti assoluti: quando noi non li vediamo si muovono, si amano, si odiano.

E sono i protagonisti della storia di amore e odio più famosa del mondo: quella di Romeo e Giulietta, di William Shakespeare. I Capuleti e i Montecchi sono i nani di due giardini contigui, che si odiano come i rispettivi padroni di casa. Gnomeo e Giulietta, lui blu, lei rossa, si incontrano, e nasce l’amore. Che sarà contrastato.

L’idea è a suo modo geniale. E che fa la distribuzione italiana? Per accentuare il contrasto tra i due clan, trasforma i due gruppi in settentrionali e meridionali, doppiando i personaggi con accenti del nord e del sud, che vanno dal veneto al lombardo in un caso, dal napoletano al siciliano nell’altro. Qualcosa di simile era accaduto con Shaolin Soccer, film orientale di qualche anno fa. È un chiaro esempio di quando non ci si fida del prodotto. In questo caso, è anche un ammiccamento ai recenti successi della commedia nostrana, che giocano sugli stereotipi e i contrasti tra nord e sud, come Benvenuti al Sud e Che bella giornata di Checco Zalone. Solo che una cosa è costruire un film su questi stereotipi, giocandoci, superandoli e smentendoli, una cosa è fare una fusione a freddo su una vicenda che parla di tutt’altro.

È un peccato perché gli gnomi sono personaggi davvero divertenti e sono disegnati bene, ovviamente al computer: piace come sono state create le superfici, e come i personaggi digitali abbiano una loro pesantezza, che è quella di chi è fatto di coccio. Anche i suoni sono curati, e quando si toccano sono rumorosi. Come al solito non manca il gioco di citazioni che va da Gioventù bruciata a Matrix fino a Salvate il soldato Ryan. Anche se molte trovate, è il caso di dirlo, sono prese da Toy Story, che è il modello di un film come questo. I dialetti fanno ridere, certo, ma sono risate che vanno così come vengono, e nascondono un po’ quella che è l’anima del film. I nani da giardino andrebbero liberati sì, ma dai loro doppiatori. Solo allora potremmo capire l’anima di questo film.   

Da vedere perché: i nani sono simpatici, e la storia di Romeo e Giulietta è sempre bella. Ma sono doppiati con vari accenti dialettali italiani, ed è una scelta che penalizza il film

 

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10
Mar
11

Rango. L’animation western più per grandi che per piccini…

Voto: 5,5 (su 10)

L’animazione non è un genere, è un mezzo. Parole di Gore Verbinski. Parole che fanno riflettere e che possono cambiare il nostro modo di vedere le cose. Rango, nelle sale dall’11 marzo, la nuova creatura di Verbinski, è sì un film d’animazione, girato in computer grafica e con personaggi di fantasia, ma è a tutti gli effetti un film western. Rango è un camaleonte, che vive una vita tranquilla (e finta!) in una teca. Per un incidente, mentre è trasportato da una macchina, cade dalla teca e viene catapultato nella vita reale. In pieno deserto del Mojave, nella cittadina di Dirt (cioè sporcizia, spazzatura), dove per un equivoco viene creduto capace di essere un valido vice sceriffo e nominato tale. In città non c’è acqua: Rango scoprirà un intrigo dietro a questo problema e con personaggi molto pericolosi. Dovrà trovare il coraggio. E quindi trovare se stesso.

Fin dalle prime scene capiamo che ci troviamo dentro a qualcosa di molto particolare. Rango è il tentativo di un film d’animazione d’autore. La narrazione è più rarefatta e onirica, il ritmo è più compassato rispetto ai film d’animazione a cui siamo abituati. Verbinski è bravissimo a costruire mondi (The Ring e la saga I Pirati dei Caraibi sono opera sua). Il mondo del West che ha ricostruito in Rango è eccezionale: vedere per credere movimenti, inquadrature e uso delle luci che accompagnano l’ingresso del nuovo arrivato nel saloon della città. O la scena del duello. Lo schema narrativo è quello di tanti film di Sergio Leone, quello dello sconosciuto che arriva in città, desta sospetti, si batte con coraggio e cambia le cose. Solo che qui lo sconosciuto è un cialtrone mascherato da eroe. Un altro personaggio nella galleria di Johnny Depp, che ha dato movimenti e voce (che purtroppo nel doppiaggio italiano non sentiremo) al personaggio di Rango (le altre voci originali sono quelle di Isla Fisher, Abigail Breslin, Bill Nighy, Alfred Molina e Harry Dean Stanton). A proposito di Johnny Depp, non mancano le citazioni del suo Duke di Paura e delirio a Las Vegas. E altre citazioni colte, da 2001: Odissea nello spazio ad Apocalypse Now, omaggiate con la Cavalcata delle GValchirie e Sul bel Danubio blu nella scena d’azione più bella del film.

Nonostante tutti questi ingredienti, però, Rango non convince appieno. Proprio la scelta di un ritmo più riflessivo e di una narrazione più rarefatta, lontana da quella scoppiettante dell’animazione americana di oggi (Pixar in primis), che evidentemente ci ha assuefatto, rende il film noioso, con una storia che stenta a decollare. I personaggi sono volutamente non belli né carini come quelli Pixar. Ma non hanno neanche quel carattere dei brutti che diventano belli dei mostri d’animazione di Burton e Selick. Non scattano, insomma, né la simpatia né l’empatia, caratteristiche fondamentali per catturare lo spettatore. Rango, insomma, è un film troppo adulto per piacere al pubblico principale dei film d’animazione. E non raggiunge nemmeno le vette d’autore necessarie a diventare qualcos’altro. Che Verbinski volesse fare qualcos’altro da un film per bambini è evidente: ma poi chi produce e distribuisce il film si aspetta gli incassi dati dal pubblico delle famiglie. Certo, se pensiamo all’animazione come mezzo e non come genere, nuovi orizzonti si aprono davanti a noi. Per ora, Rango rimane a metà tra un film Pixar e i capolavori d’animazione in stop motion di Tim Burton. Tutti pensano che il gap con la Pixar sia a livello tecnologico, ma questo è ormai colmato da molti (qui la ILM di George Lucas fa un lavoro eccezionale sulle superfici dei personaggi). Il gap è ancora sulle storie, sulle trovate. In una parola, sulla fantasia.

Da non vedere perché: è un film troppo adulto per piacere al pubblico principale dei film d’animazione. E non raggiunge nemmeno le vette d’autore necessarie a diventare qualcos’altro. Rango rimane a metà tra un film Pixar e i capolavori d’animazione in stop motion di Tim Burton

 

10
Mar
10

Anteprima: in sala dal 26 marzo Dragon Trainer. Il ragazzo che sussurrava ai draghi

Voto: 7 (su 10) 

Il cinema ti fa volare. È qualcosa che andiamo affermando da sempre. Ma mai come quest’anno il cinema ci sta letteralmente facendo assaporare la sensazione del volo. Da L’era glaciale 3 ad Avatar fino a questo Dragon Trainer, l’ultimo film d’animazione Dreamworks, il cinema fantastico e d’animazione di questa stagione è un continuo volo libero e sfrenato su incredibili creature alate. Sono proprio le sequenze di volo, che fanno pensare ad Avatar, e traggono giovamento dalla profondità e dall’effetto avvolgente del 3D, il punto di forza di Dragon Trainer.

Dragon Trainer (How To Train Your Dragon in originale, tratto dal libro omonimo di Cressida Cowell) ha dalla sua anche una gran bella storia. È quella di un giovane vichingo, che non ha il physique du role per combattere i draghi come il suo possente padre e tutti i membri del suo villaggio. Dovrebbe iniziare il suo addestramento per diventare un cacciatore, ma non sembra proprio averne voglia. Anche perché, quando incontra un drago e avrebbe la possibilità di ucciderlo, non ci riesce e lo lascia in vita. Proprio con quel drago, che chiamerà Sdentato perché ha i denti nascosti, nascerà una sorta di complicità. E, più che combattere i draghi, inizierà a capirli. E scoprirà un segreto.

Per questa nuova storia, la Dreamworks pesca nella mitologia nordica e anglosassone, ancora poco sfruttata dal cinema d’animazione, che finora ha trovato linfa vitale soprattutto nel mondo delle favole, e più di recente nell’immaginario stesso del cinema e dei suoi generi. Come aveva fatto per Kung Fu Panda, la Dreamworks sposta il confine dell’animazione verso una nuova frontiera: Dragon Trainer è un vero e proprio action movie, con meno dialoghi e più azione, e un ritmo decisamente più alto rispetto alla tradizione dei film d’animazione. Rispetto alla Pixar la tattica sembra diversa: dove i creatori di Up e Wall-E sembrano puntare a un pubblico di tutte le età, la Dreamworks sembra puntare a un pubblico di giovanissimi: bambini ma anche adolescenti.

Sono tanti i temi tipici dell’adolescenza portati del film. Dai primi amori (la bella ed energica Astrid), fino ai rapporti irrisolti con i padri (tema al centro di molti film d’animazione recenti, da Chicken Little a Piovono polpette). Questo Avatar per giovanissimi ha effettivamente in comune con il film di Cameron il tema della comprensione dell’altro, e l’idea che conoscere chi si ha di fronte sia meglio che combatterlo. C’è poi l’amicizia tra il ragazzino e la creatura, tipico di film come E.T. Guardare per credere la scena in cui il nostro eroe cerca di tenere nascosto Sdentato. Un classico: non dimentichiamo che la Dreamworks è pur sempre la compagnia fondata da Spielberg

A livello tecnico, oltre a un tratto di disegno in computer grafica originale ed efficace, c’è un grande lavoro sul sonoro. I versi e i rumori fatti dai draghi sono perfetti. Fate attenzione alla scena in cui vediamo per la prima volta Sdentato imprigionato, e ascoltate i gorgoglii del suo corpo. Dragon Trainer ha il pregio di aver creato uno dei personaggi più teneri e simpatici degli ultimi anni, il cui pelouche, se la Dreamworks avesse canali di distribuzione pari a quelli della Disney, andrebbe a ruba. Dopo che vedrete Sdentato, avrete voglia di avere come animale domestico, al posto di un cagnolino, un piccolo drago. 

Da vedere perché: Il confine dell’animazione è spostato verso l’action movie: meno dialoghi e più azione, e un ritmo decisamente più alto rispetto al solito. Un Avatar per giovanissimi

Guarda il trailer italiano

 

 












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