Posts Tagged ‘an education

15
Nov
11

One Day. Quelle Sliding Doors della nostra vita

Voto: 6 (su 10)

Londra, 1988. Tracy Chapman canta Talkin’ Bout A Revolution. Dexter ed Emma, lui ricco e sfrontato, lei working class e inibita, si conoscono a una festa di laurea. Mezzi ubriachi, il pupo e la secchiona stanno per andare a letto. Ma, per una questione di attimi, quegli attimi che a volte vogliono dire tutto, non va a finire così. E finisce che diventano amici. È il 15 luglio. Per vent’anni li vedremo crescere, avvicinarsi, allontanarsi, innamorarsi, osservandoli solo in quell’unico giorno di luglio.

Sì, lo sappiamo. Già visto. One Day, tratto dal romanzo di David Nicholls (Un giorno, in Italia) è l’ennesima variazione su amicizia e amore, e sul film archetipo del tema, Harry ti presento Sally. Inutile fare un confronto, perché se quella Rom Com (romantic comedy) puntava decisamente sull’aspetto Com, cioè sulla vis comica dei due protagonisti, One Day punta più sull’aspetto Rom, cioè i sentimenti di Emma (Anne Hathaway) e Dexter (Jim Sturgess). Siamo un po’ più dalle parti di Serendipity o, se volete, del nostro Dieci inverni. Se non fosse che dubitiamo che Nicholls lo abbia visto, si potrebbe addirittura parlare di plagio…

Il tocco in più alla storia lo dà la regia di Lone Scherfig, una donna, attratta dalle storie di educazioni sentimentali. Anche One Day è la storia di An Education (come il titolo del film precedente della Scherfig), e stavolta non solo di una ragazza, ma anche di un ragazzo. La sua sensibilità femminile si sente, anche quando guarda a lui, con gli occhi della madre delusa. Eppure ci si aspetterebbe di capire un po’ di più delle ragioni e dei sentimenti dei protagonisti, di sapere qualcosa di più dei loro cambiamenti. An Education era un film di un altro livello. Certo, una cosa è la sceneggiatura di Nick Hornby, un’altra quella di David Nicholls.

L’effetto Come eravamo coglie nel segno, non c’è dubbio. Ed è impossibile non pensare a cosa facevamo, come vestivamo, cosa ascoltavamo in quegli anni. Anche per questo, e per la vicenda che incuriosisce, One Day si lascia seguire. Ma convince sempre di meno man mano che si avvicina al finale, tra colpi di scena alla Muccino, che stridono con il tono tutto sommato sereno della storia, e sorprese che ci fanno pensare alle Sliding Doors della nostra vita, quelle porte scorrevoli che se si chiudono all’improvviso lasciandoci fuori possono cambiare in un attimo la nostra vita. Carpe diem, cogli l’attimo, vivi adesso e non aspettare. Il messaggio di One Day è questo. Qualcuno l’aveva già scritto, giusto qualche secolo fa…

Da vedere perché: L’effetto Come eravamo coglie nel segno. Ed è impossibile non pensare a cosa facevamo, come vestivamo, cosa ascoltavamo negli anni dal 1988 al 2008.

 

09
Feb
10

Speciale. Nick Hornby e il cinema: un matrimonio riuscito

Bello il film, ma il libro era un’altra cosa. Chi non ha mai pronunciato, o sentito pronunciare, una frase di questo tipo? Il rapporto tra letteratura e cinema è complesso. Il cinema ha bisogno di grandi storie per produrre immagini. Ma a volte le immagini rischiano di non essere all’altezza di quello che le parole dei libri hanno scatenato nella nostra immaginazione. Ci sono film che tradiscono i libri. Altri che, raramente, migliorano quello che troviamo sulla pagina scritta. Nel caso di Nick Hornby, scrittore inglese, il rapporto tra letteratura e cinema sembra però semplicissimo. Ogni volta che un suo libro arriva sullo schermo le cose sembrano, come per incanto, andare a posto. I suoi libri sembrano scritti apposta per essere portati sul grande schermo, è vero. Ma Hornby è stato anche fortunato negli adattamenti che sono capitati alle sue storie. O ha scelto bene a chi concedere i diritti. Si pensi a un altro grande scrittore contemporaneo, Brett Easton Ellis, e alla difficoltà con cui sono stati adattati i suoi libri per il cinema.

Esce in questi giorni nelle sale An Education, la prima sceneggiatura di Hornby scritta apposta per il cinema. È una sceneggiatura non originale, in quanto tratta da un racconto di Lynn Barber, giornalista inglese, da lui stesso proposto alla propria moglie, Amanda Posey, produttrice. La storia è piaciuta così tanto a Hornby, che si è offerto lui stesso di scrivere la sceneggiature del film. L’adattamento del film è intelligente, brillante, e racconta bene un’epoca. Siamo nell’Inghilterra del 1961: tutto, i Beatles, gli anni Sessanta, la Swinging London, la rivoluzione culturale e sessuale, il Sessantotto, deve ancora avvenire. Deve cioè ancora nascere quella cultura pop che ha formato lo stesso Hornby e di cui sono impregnate le sue opere. Hornby cerca di capire, con questa sceneggiatura, cosa c’era prima. C’è, nel film, una grande aspettativa, una voglia di cambiamento, di ribellione, di crescita. In quello che in fondo è un paese appena uscito dalla guerra, lo scrittore inglese cerca di capire cosa possa connotare la voglia di evasione di una giovane ragazza. E la trova nella Francia: Parigi, i dischi di Juliette Greco, l’esistenzialismo. Ma Hornby ci parla anche della letteratura, che è il suo campo: nel film si citano Jane Eyre, C. S. Lewis (quello de Le cronache di Narnia). An Education così diventa anche meta-letterario.

Ma An Education non è la prima volta di Hornby sullo schermo. Tre dei suoi libri sono già stati adattati con successo per il cinema. Il primo è stato Febbre a 90° (Fever Pitch), tratto dal suo primo (e autobiografico) libro, film inglese del 1997 con un ancora poco conosciuto Colin Firth. Firth è Paul Ashworth, insegnante inglese con una sfrenata passione per l’Arsenal, e diviso tra la passione per la sua squadra, in odore di scudetto dopo 18 anni (è la stagione 1988/89). Un ottimo Firth, humour inglese e ritmo trascinante sono le caratteristiche del film. Il gioco è stato facile: Hornby stesso ne ha curato l’adattamento. Il film a sua volta è stato oggetto di un remake americano, L’amore in gioco (sempre Fever Pitch in originale), del 2005, ambientato in America nel mondo del baseball e con al centro del “triangolo” i Boston Red Sox. Il film è diretto dai Fratelli Farrelly, e i protagonisti sono Drew Barrymore e Jimmy Fallon.

Il secondo romanzo di Nick Hornby (e secondo film tratto dalle sue opere), Alta Fedeltà (High Fidelity), è invece stato oggetto da subito di una produzione americana (in coproduzione con la Gran Bretagna: il regista, Stephen Frears, è inglese). Come a dire, invece di aspettare un film inglese e poi farci il remake, prendiamocelo subito. L’artefice dell’operazione è John Cusack, che ha scelto di produrre il film e di interpretarlo, oltre che di partecipare alla stesura della sceneggiatura. Cusack ha deciso di spostare l’ambientazione del film in America, a Chicago (nel libro siamo ovviamente a Londra). È qui che troviamo Championship Vinyl, il negozio di dischi di Rob Gordon, appassionato di musica, d.j. perennemente incasinato con le donne (“alta fedeltà” è un gioco di parole tra gli impianti stereo e la fedeltà nei rapporti sentimentali). Nonostante si basi su un fondamentale “tradimento” all’origine, avendo trasportato l’azione da Londra a Chicago, il film funziona alla perfezione, trasferendo in immagini praticamente ogni scena del libro, dall’ambientazione del negozio fino alla scena del funerale. Le top five (il protagonista ha la mania di classificare ogni cosa) si inseriscono nel racconto, dandogli ritmo e imprevedibilità. E il film, del 2000, ha il pregio di aver lanciato un attore che di lì a poco ne avrebbe fatta di strada: l’incontenibile Jack Black.

Se un appunto si può fare ad Alta fedeltà, è aver raffigurato il protagonista come un uomo più affascinante e positivo di quello che ci immaginiamo leggendo il libro. Capita anche nell’altro film tratto da Hornby, About A Boy – Un ragazzo (2002). Il protagonista è Hugh Grant, icona del cinema british, che è forse troppo bello per rappresentare Will, ricco single londinese che vive dei diritti d’autore di una vecchia canzone di Natale scritta dal padre. Ma è abbastanza indolente, un po’ meschino e un po’ bastardo come il protagonista del libro. E come tutti gli uomini senza qualità descritti da Hornb (anche David, protagonista di An Education, in fondo è così). Anche qui la produzione è inglese e americana (dirigono i fratelli Chris e Paul Weitz), ma l’ambientazione rimane quella della Londra del libro. È qui che Will incontra un ragazzino che va ancora a scuola, e si trova a diventare per lui un punto di riferimento. Anche qui il film trascrive in immagini quasi alla perfezione il libro, ed è arricchito dalla colonna sonora di Badly Drawn Boy, oltre ad offrire uno dei ruoli più convincenti alla carriera di Grant.

Ma gli Hornby movies non finiscono qui. Ci sono altri libri da cui fare film. Come diventare buoni (How To Be Good) forse il suo libro più debole, ha in comune con An Education il punto di vista femminile della storia, per la prima volta in una sua opera, raccontata da una donna. Ma non sembra per ora interessare al cinema. Non buttiamoci giù (A Long Way Down) è invece un libro molto cinematografico, e racconta la storia di un gruppo di persone che si ritrovano su un palazzo per suicidarsi e si aiutano a vicenda: i diritti del libro sarebbero stati comprati da Johnny Depp in vista di un adattamento cinematografico, che dovrebbe essere pronto nel 2011.  All’appello mancano ancora Tutto per una ragazza (Slam) e il recente Tutta un’altra musica (Juliet, Naked) , storia di un giornalista/fan che rincorre una rockstar che ha lasciato le scene nel 1986. Una storia che sembra perfetta per essere portata al cinema. Saremmo curiosi di vedere che film potrebbe diventare. E se sarà così bello come quello che ci siamo creati nella nostra mente.

 

 

02
Feb
10

An Education. L’amore secondo Nick

Voto: 7 (su 10) 

An Education. Un’educazione. Ma di che tipo di educazione stiamo parlando? Siamo a Londra, nel 1961, e la sedicenne Jenny studia per essere ammessa all’Università di Oxford, mentre nella sua camera sogna una vita eccitante con le canzoni di Juliette Greco, che significano fascino, esotismo, fuga. Un’evasione da una vita grigia e un po’ piatta, che avviene grazie all’incontro a sorpresa con David, trentenne affascinante che la corteggia, iniziandola alla vita, tra mondanità, concerti, cultura. E sesso. Un’educazione allora significa educazione alla vita, educazione sessuale. Un titolo che suona beffardo e ironico, se riferito al contrasto tra questa educazione e quella ufficiale, quella scolastica, così noiosa e poco affascinante agli occhi di ogni adolescente. Quell’educazione che ogni giovane sopporta un po’ a fatica, in un momento della propria vita in cui sente il bisogno di un’altra istruzione, quella alla vita che non si impara a scuola.

An Education è davvero una bella storia. Ed è una storia che va seguita con attenzione, perché si tratta del primo film scritto appositamente per il cinema da Nick Hornby. Lo scrittore di Alta fedeltà, Febbre a 90° e About A Boy – Un ragazzo, finora è stato felicemente  portato sullo schermo con delle sceneggiature tratte dai suoi romanzi di successo. Qui si cimenta per la prima volta in una sceneggiatura, tratta da un racconto autobiografico della giornalista inglese Lynn Barber che ha proposto lui stesso alla moglie produttrice per farne un film, offrendosi in prima persona per l’adattamento.

È curioso studiare Hornby al lavoro su una storia non sua. Prima di tutto perché la storia lo costringe a sposare il punto di vista femminile, raccontando per la prima volta una storia – parliamo degli altri film tratti dai suoi libri, non di storie ancora non portate sullo schermo – dal punto di vista di una ragazza piuttosto che da quella dei suoi ometti mai completamente cresciuti e un po’ meschini.

D’altra parte David, il protagonista maschile, è una di quelle affascinanti canaglie tante volte raccontate dallo scrittore inglese. Un po’ meno innocente dei classici maschi di Hornby, a dire il vero. David nasconde infatti qualche segreto. Con An Education Hornby racconta per la prima volta un’epoca passata. Siamo nel 1961.

Cioè prima degli anni Sessanta come siamo abituati ad intenderli, prima del primo disco dei Beatles, datato 1963, del rock e di tutta la rivoluzione culturale.

Londra è molto poco swinging e l’Inghilterra non è ancora il centro del mondo: si guarda alla Francia (Juliette Greco, Jacques Brel, l’esistenzialismo) come modello culturale, come ribellione e distinzione dal conformismo della grigia e per niente cool Britannia di quegli anni.

Hornby scrive una storia che accade poco prima della nascita di tutta quella cultura pop che ne ha connotato finora le storie.

Riesce a raccontare bene un mondo ancora chiuso, dove i neri sono chiamati “quella gente” e di fatto ghettizzati, e la cultura per le donne non è tanto emancipazione quanto un modo per trovare un marito migliore.

Così i genitori che volevano a tutti i costi Jenny a Oxford non esiterebbero a rinunciarvi per un buon matrimonio. Forse legato da una storia già esistente, Hornby scrive bene ma difetta un po’ della sua cattiveria, della sua ironia, del suo cinismo.

Ma al film giovano il volto lascivo e ambiguo di Peter Sarsgaard (David) e quello allo stesso tempo pulito e malizioso di Carey Mulligan (Jenny), di cui sentiremo parlare. An Education è un film leggero, soave, con un retrogusto amaro, molto amaro. Un film che fa male come la prima delusione d’amore.  

Da vedere perchè: è il primo film scritto appositamente per il cinema da Nick Hornby: leggero, soave, con un retrogusto amaro. Fa male come la prima delusione d’amore

(Pubblicato su Movie Sushi)

 












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