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Millennium – Uomini che odiano le donne. Questo non è cinema Ikea

Voto: 7 (su 10)

Ce l’ha proprio con l’Ikea, David Fincher. In Fight Club aveva fatto saltare in aria l’appartamento arredato Ikea del protagonista. Ora fa a pezzi il cinema Ikea, cioè le versioni svedesi, solide ma anonime come i famosi mobili, dei film tratti dalla trilogia Millennium di Stieg Larsson. Millennium – Uomini che odiano le donne è la versione americana del primo libro, e film, della serie. E in apparenza l’operazione è molto semplice: il cinema americano fa quello che ha sempre fatto, riscrive i film di altri paesi con i propri attori per renderli più accessibili e venderli meglio. Spesso il risultato non è all’altezza. Ma non stavolta. A dirigere c’è David Fincher, grande artigiano del cinema, e, sì, anche Autore, anche quando dirige un film su commissione. La differenza che passa tra lo Uomini che odiano le donne svedese e questo è quella tra la televisione e il cinema. O quella tra un mobile Ikea e un mobile di design.

Nascosto sotto l’impiallacciatura, come in un tavolo Ikea, c’è del marcio in Svezia. Sotto il perbenismo e l’apparente normalità borghese della famiglia Vagner, ci sono litigi, delitti, misteri. Come quello di Harriet, nipote prediletta del capostipite dei Vagner, scomparsa inspiegabilmente molti anni prima e mai più ritrovata. È proprio lui a ingaggiare il giornalista Mikael Blomqvist per fare luce sulla vicenda. Blomqvist si troverà ad essere affiancato dalla giovane hacker Lisbeth Salander, che si trova sotto tutela dopo una vita di abusi e soprusi. Fincher decide di lasciare l’azione nella Svezia di Larsson, ed è bravissimo a farci penetrare fin dentro le ossa il gelo di quelle terre (come vediamo nella scena dell’arrivo alla magione dei Vagner), un freddo che ovviamente è anche interiore. La Svezia di Fincher è colorata di un grigio che raramente tende al bianco e molto spesso sfuma verso il nero (grazie alla magistrale fotografia di Jeff Cronenweth), a cui aggiungono inquietudine e tensione i suoni di Trent Reznor e Atticus Ross (eccezionale la loro versione di Immigrant Song dei Led Zeppelin sui titoli di testa), rumori disturbanti accanto a quelli che sembrano dei carillon rotti. Suoni che colgono alla perfezione il carattere nervoso e malato del cinema di Fincher.

Nel suo film tutto è più spinto, più sboccato, più violento che nell’originale. Le situazioni sono le stesse, ma qui arriva tutto in maniera più diretta e indelebile. Questione di tocco, di talento, e anche di coraggio: Fincher non ha paura di fare un film per adulti. Millennium – Uomini che odiano le donne gli permette di continuare il suo viaggio nella perversione umana che aveva iniziato con Seven e proseguito con Zodiac. La storia di Larsson conferma di non avere una trama irresistibile, ma a Fincher interessano le persone, quello che hanno dentro. E riesce a farci capire meglio quelli a cui tiene maggiormente, i suoi protagonisti: Daniel Craig è qui de-bondizzato e de-eroicizzato, ed è un Blomqvist forte ma sensibile, un uomo con i suoi dubbi, e le sue paure, che Craig lascia trasparire sotto il suo volto e i suoi occhi apparentemente glaciali. Rooney Mara non fa rimpiangere Noomi Rapace nel ruolo di Lisbeth. Anzi, aggiunge delle sfumature, dei tratti di fragilità, di dolcezza (insita comunque nel suo volto): è più un cucciolo ferito e maltrattato che sfodera gli artigli per difendersi che un predatore.

Sotto l’impiallacciatura, insomma, c’è dell’altro. Il Millennium di Fincher non è un semplice remake o reboot. Il regista di Seven ci ha fatto capire perché l’opera di Stieg Larsson affascina così tanto. Millennium è Lisbeth Salander. E lei è il simbolo del nuovo millennio, dei tempi che viviamo: da un lato le illimitate possibilità informatiche e tecnologiche, e con esse la violabilità assoluta della privacy, dall’altro la continua violenza a cui i più fragili sono sottomessi. In questo senso, Fincher continua il discorso iniziato con The Social Network sui paradossi della nostra società. Siamo tutti più connessi e più informatizzati, ma sempre più soli e meno capaci di socializzare. Sconnessi nell’era della massima connessione.

Da vedere perché: La differenza che passa tra lo Uomini che odiano le donne svedese e questo è quella tra la televisione e il cinema. O quella tra un mobile Ikea e un mobile di design: dirige David Fincher, una garanzia.

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6 Responses to “Millennium – Uomini che odiano le donne. Questo non è cinema Ikea”


  1. febbraio 10, 2012 alle 7:54 am

    Anche a me non è dispiaciuto affatto questo remake di Fincher anche se sul mio blog mi ripetono spesso che due film “uguali” non se li vedono. E giù a dire che non è la stessa cosa, che sono film diversi ispirati allo stesso libro ma niente… Già dall’intro di Immigrant Song con i titoli astratti alla 007 avevo intuito che il film avrebbe avuto stile e così è stato.
    Ci si becca sui blogs!

    • 2 allucineazioni
      febbraio 10, 2012 alle 9:02 am

      Sì, sono d’accordo con te! Non è proprio la stessa cosa, è come andarsi a vedere Seven invece che una puntata di una fiction Rai. C’è una bella differenza. Certo, se uno va al cinema per vedere una storia, la storia è quella. Ma al timone stavolta c’è un Autore. E Fincher è riuscito a tirare fuori dal libro delle cose che dal primo film non uscivano. Però credo che il film avrà il suo successo: in fondo i film svedesi non avevano avuto grandi incassi, quindi c’è tutto un pubblico che scoprirà Millennium per la prima volta. L’intro è già un capolavoro, anche a me i titoli di testa hanno fatto pensare agli storici titoli di OO7…

  2. febbraio 14, 2012 alle 5:53 pm

    Bello il paragone tra il film di Oplev/mobile Ikea e il film di Fincher/mobile di design!
    Ciao Izio!

    • 4 allucineazioni
      febbraio 14, 2012 alle 6:16 pm

      Ciao Luca! Sì, vado dicendo che i Millennium svedesi sono cinema Ikea dai tempi in cui sono usciti… Questo è un’altra cosa! Che ne dici? A presto!

      • febbraio 14, 2012 alle 6:33 pm

        Senza dubbio, concordo pienamente con quanto scrivi: ho detto qualcosa di simile anche nel mio blog. C’è da dire però, almeno secondo me, che inevitabilmente un remake così ravvicinato nel tempo fa sì che lo spettatore non cinefilo che ha visto recentemente il primo Millennium non sarà trascinato granché da questo film, che non si discosta quasi per nulla dall’originale sul piano narrativo. Che il film di Fincher, rispetto a quello di Oplev, rappresenti un grande salto in avanti sul piano della messa in scena e dello stile è fuor di dubbio!

      • 6 allucineazioni
        febbraio 15, 2012 alle 8:55 am

        Sì, è proprio così. Come vedi dal commento di The Emerald Forest, molti sul suo blog hanno scritto che due film uguali non se li andranno a vedere. Ma non è che poi i Millennium svedesi li abbiano visti in molti, guardando gli incassi…


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