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Apr
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Lo stravagante mondo di Greenberg. Una seduta psicanalitica su pellicola

Voto: 6,5 (su 10)

Hurt people hurt people. La gente ferita ferisce la gente. È questo che si dicono Roger Greenberg (Ben Stiller) e Florence Marr (Greta Gerwig), due anime ferite che si incontrano in una Los Angeles illuminata da una fotografia bianca e sgranata che sa tanto di cinema americano indipendente anni Settanta. È a quel tipo di cinema che si ispira Noah Baumbach (Il calamaro e la balena) per Lo stravagante mondo di Greenberg. Ci racconta la storia di Roger, falegname che da New York arriva a Los Angeles per prendersi cura della casa e del cane del fratello, in Vietnam per aprire un hotel. Qui incontra Florence, la sua assistente personale, aspirante cantante. Greenberg è un maniaco depressivo, che punta al non fare “assolutamente nulla”, se non scrivere lettere di lamentele a qualunque azienda. Pian piano capiamo che un tempo scriveva canzoni e aveva una rock band, con la quale ha sfiorato un contratto discografico, il disco della vita, saltato per scelta sua. Così, insieme al proprio rimpianto, deve portare sulle spalle anche il senso di colpa di aver fatto fallire le altre carriere.

Lo stravagante mondo di Greenberg è un film maniaco depressivo, fatto di alti e bassi, degli sbalzi d’umore che ha chi soffre di questi disturbi. Sorrisi e battute a cui si ride a denti stretti si alternano a momenti catatonici e tristi. È una seduta psicanalitica su pellicola, un film sofferto, a dispetto del titolo italiano (tiratina d’orecchie a chi lo ha scelto, in maniera un po’ furbetta, aggiungendo “lo stravagante mondo di” accanto a Greenberg, il titolo originale) che, accostato a Ben Stiller, lo fa sembrare un film comico. È un film non facile da seguire, ma proprio il suo registro drammatico ci regala un Ben Stiller praticamente inedito, lontanissimo dal presentarci i suoi e dai vari Fotter della sua carriera. Quella di Greenberg è una delle sue migliori prestazioni in carriera. È da antologia la scena della festa dei ventenni a base di cocaina, con il monologo sulla generazione “social network” e il suo trip sulle note di The Chaffeur dei Duran Duran, la perfetta canzone da cocaina (chissà che ne pensano Simon Le Bon e soci).

Baumbach, già co-sceneggiatore di Wes Anderson, non riesce qui a trasformare la depressione in fantasia stralunata, come nei film dell’autore americano. Così Greenberg (ma sì, chiamiamolo così) è un film che non riesce mai a decollare completamente, ad avere quello scarto che lo elevi un po’ dalle disperazioni terrene che racconta. È un film piuttosto monotono. Eppure riesce a colpire nel raccontarci la storia d’amore o di quel qualcosa che comunque nasce tra Florence e Greenberg. La viviamo come se fossimo noi a essere invaghiti di lei, ad aspettare un suo sì come una speranza per il futuro. Segno che qualcosa il film ce lo trasmette. Oltre a Stiller, il merito è di Greta Gerwig, bellezza insolita, arrendevole e dolente, bravissima a disegnare un personaggio speculare e complementare a quello di Stiller. Si avvicineranno, si faranno male, forse rimedieranno. La gente ferita ferisce la gente. Ma poi forse ripara. Così è la vita.

Da vedere perché: ci regala un Ben Stiller inedito, lontanissimo dai vari Fotter della sua carriera. Quella di Greenberg è una delle sue migliori prestazioni. Ma attenzione: non è un film comico

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4 Responses to “Lo stravagante mondo di Greenberg. Una seduta psicanalitica su pellicola”


  1. aprile 15, 2011 alle 7:03 pm

    E’ vero, non è una commedia. Ma non è neanche drammatico. Insomma… non è proprio niente!

    Delusione!

    LO STRAVAGANTE MONDO DI GREENBERG

    • 2 allucineazioni
      aprile 18, 2011 alle 9:03 am

      sì. è uno di quei film che si avvitano su se stessi, e che non arrivano a niente. Da rispettare, certo, soprattutto per la prestazione di Stiller. Ma non rimarrà nella storia del cinema di quest’anno…

  2. 3 onnivora
    maggio 29, 2011 alle 5:08 pm

    Bravo Rhys Ifans. Il film non vale il prezzo del biglietto neppure se vi hanno offerto anche i pop-corn…. Ah: Florence Marr (Greta Gerwig) è ferita nel senso che il fidanzato la ha lasciata; lui (Stiller) perché non fa niente tutto il giorno, tutti i giorni.

    • 4 allucineazioni
      maggio 30, 2011 alle 8:47 am

      Ifans è bravo, anche la Gerwig e Stiller, lo sono, secondo me… Sul suo personaggio, la storia è un po’ complicata…non fa niente tutto il giorno, ma è perchè è depresso da tempo…il fatto di non aver colto l’attimo quando la sua band poteva avere successo è un macigno che pesa ancora. In ogni caso un film con un protagonista simile è duro da vedere, ed è difficile provare empatia e affezionarsi a lui…


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