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Ladri di cadaveri (Burke e Hare). I “Blood Brothers” di John Landis

Voto: 7 (su 10)

Stanlio e Ollio serial killer. È così che John Landis ha definito Burke e Hare, i protagonisti del suo nuovo film, Ladri di cadaveri (Burke & Hare). Una nuova coppia comica per Landis, dopo i suoi Blues Brothers. Due Blood Brothers, potremmo dire, visto il tema del film, due fratelli insanguinati. In questa storia vera (tranne le cose che non lo sono, come ci avvisa la scritta all’inizio del film), Burke e Hare sono due imbroglioni irlandesi nella Edinburgo dell’Ottocento, antesignani dei grandi truffatori di oggi. Dopo aver provato ogni tipo di “business”, come vendere muffa di formaggio spacciandola per un muschio miracoloso, si mettono in affari con un professore universitario di medicina, a cui servono cadaveri per le sue dissezioni. Dopo aver sfruttato alcune morti naturali, capiscono però che non è possibile che ogni giorno muoia qualcuno vicino a loro. Così decidono di “aiutare” qualche decesso. E, quando la loro attività decolla, la cosa comincia a insospettire la polizia.

In questa danza macabra di Landis i due protagonisti, diversi e complementari, sono Simon Pegg e Andy Serkis, attore straordinario che finalmente vediamo nelle sue reali sembianze, dopo averlo visto coperto dalla computer grafica: era lui che, con l’artificio della motion capture, dava movimento al corpo e al volto del Gollum de Il signore degli Anelli e al King Kong di Peter Jackson.

John Landis riesce come pochi a fondere nel modo giusto horror e humour. Ladri di cadaveri (Burke & Hare) è un esempio di questa fusione. Il film è prodotto dagli Ealing Studios, istituzione della commedia british: in sintonia con lo stile della casa madre, Landis firma un film classico, un’opera che potrebbe essere stata girata cinquanta anni fa, come La signora omicidi. Non un capolavoro, ma un gradevole divertissement in cui si sorride e ci si raccapriccia con piacere.

Da vedere perché: si sorride e ci si raccapriccia con piacere


3 Responses to “Ladri di cadaveri (Burke e Hare). I “Blood Brothers” di John Landis”


  1. marzo 21, 2011 alle 3:08 pm

    A me ha divertito poco, invece.
    Buia e sporca, fredda e opprimente, la Edimburgo del 1828, ricostruita con dovizia di particolari, non è parente della società di oggi: nonostante gli sforzi (e ne occorrono tanti) per leggere tra le righe della commedia, i crimini perpetrati dai guadagni illeciti, i delitti commessi da serial killer incastrati da moderne tecnologie fotografiche, l’immoralità di fondo di ogni personaggio (sparare a tutti per colpire qualcuno), e l’indifferenza delle istituzioni di maggior potere a danno delle classi proletarie (elemento involontario che arriva quasi di rimbalzo), fanno parte di uno stile da nuovo millennio che ha smarrito la foga sovversiva e travolgente delle folli risolutezze della fine degli anni settanta e dei primi ottanta.

  2. maggio 19, 2011 alle 12:28 pm

    Anche a me ha divertito poco ma deluso moltissimo. Amo Simon Pegg (Andy serkis meno, splendido come Gollum, riuscitissimo nel gioco Enslaved… improponibile in Einstein and Eddington, visto più per la presenza di Tennant che altro), John Landis non è tra i miei preferito (ma Un lupo mannaro americano mi ha segnato in modo indelebile, quando ero ragazzina) ma il solo fatto che avesse decine di attori inglesi che mi piacciono molto e che fosse ambientato in una londra antica mi faceva ben sperare.
    Invece mi è parso un lungo trailer con una bella fotografia ma poca sostanza, un’occasione mancata.

    Splendido pezzo – di nuovo – anche se non sono d’accordo, se non per il voto finale (sette per me è il minimo sindacabile per un film che si fa guardare e senza scivoloni di sceneggiatura).

    • 3 allucineazioni
      maggio 30, 2011 alle 8:56 am

      Ciao! Sai, penso che nello scrivere il pezzo abbia influito molto l’affetto per John Landis e il fatto di ritrovarlo finalmente dopo tanti anni. Ho visto il film al Festival di Roma dove è stato ospite Landis, ed è stato protagonista di un incontro con il pubblico, simpatico e cordiale come sempre… Insomma, Landis è uno di quelli a cui si vuol bene, e l’obiettività in questi casi vacilla. A distanza di tempo, il suo film non è di quelli che rimangono impressi indelebilmente. E forse è vero, non mantiene tutte le promesse. E comunque, avercene di Landis nel cinema di oggi! Grazie per i complimenti!


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