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Qualunquemente. Quando la realtà supera la finzione…che delusione!

Voto: 4,5 (su 10)

“Non sono le donne che devono entrare in politica, ma è la politica che deve entrare nelle donne”. Parole attualissime: Cetto Laqualunque è un personaggio simbolo dell’Italia di oggi. Un personaggio geniale e profetico, se pensiamo che era stato inventato nell’ormai lontano 2003, quando vizi e corruzione dell’attuale classe politica italiana forse esistevano già, ma non erano così tristemente noti. Cetto Laqualunque, inventato da Antonio Albanese, è oggi, come ricorda il regista Giulio Manfredonia che lo porta al cinema nel nuovo film Qualunquemente, una Grande Maschera Italiana. Qualunquemente, il film che lo vede protagonista, sarebbe a suo modo profetico, visto che si è iniziato a scriverlo un paio di anni fa. Il problema è che la realtà oggi va incredibilmente più veloce della finzione, e Qualunquemente rischia di arrivare fuori tempo massimo, un po’ come W., il film su Bush di Oliver Stone. Oggi nemmeno il documentario alla Moore o l’instant movie (cosa poco auspicabile per il bene del cinema) rischiano di essere in tempo per raccontare la realtà.

“Le tasse sono come la droga. Se le paghi una volta poi ti prende la voglia”. Cetto Laqualunque è un imprenditore corrotto calabrese che torna in Italia dopo una lunga latitanza all’estero. Le sue proprietà sono minacciate da un’improvvisa ondata di legalità, rappresentata dall’onestissimo candidato sindaco De Santis. A Cetto viene proposto di entrare in politica per difendere la sua città dalla legge. La storia è questa. Il personaggio è noto. Si trattava di costruirgli attorno un mondo, dei contatti, una vita. Manfredonia e i suoi scenografi sono bravi a creare un mondo barocco, dorato, eccessivo e ridondante. Usano il viola e il rosso acceso per rendere esplicita la cafonaggine e il cattivo gusto di una certa classe dirigente dell’Italia di oggi. Tra atmosfere da gangster movie e da spaghetti western, il tentativo di Manfredonia è quello dell’astrazione, del surreale, del linguaggio dei fumetti. L’operazione non riesce: dei fumetti Laqualunque e compagnia non hanno la leggerezza, i personaggi sono pesanti, sempre troppo carichi. I toni sono quelli di un grottesco spinto. Non funziona nemmeno l’astrazione: anche provando a esagerare certi comportamenti, questi non hanno nulla di strano: un politico con amante e nuova famiglia oltre alla prima moglie e al figlio di primo letto (erede designato del suo impero), costruzioni abusive, siti archeologici in malora, pensioni di invalidità fasulle, primari nominati senza alcun titolo, festini con prostitute. Quando poi andiamo alla situazione negli ospedali, si sfiora il cattivo gusto. Quello che esce è un film desolato e desolante.

Non c’è niente da ridere, questo lo sappiamo. Ma in Qualunquemente non si ride mai. Primo per il motivo di cui sopra: il film non riesce ad inventare più niente di iperbolico, di esagerato rispetto alla realtà. In questo modo il ritratto dell’Italia, anche attraverso personaggi caricaturali, è così vero da farci cadere in depressione per la nostra povera patria. Secondo per la sceneggiatura: al film mancano completamente una storia e personaggi a tutto tondo. Lo script è ripetitivo: tutto funziona al contrario, l’illegale diventa legale, e il legale è il male. Dopo quindici minuti in cui questo riesce a strappare qualche sorriso, il gioco diventa logoro. La scelta poco felice qui è quella di Piero Guerrera, sceneggiatore televisivo ma con poca esperienza di cinema. Che è un’altra cosa. E infatti Qualunquemente è uno sketch televisivo stiracchiato per un’ora e mezza, fino a diventare estenuante. È il problema storico di Antonio Albanese: tutti i suoi personaggi, irresistibili a teatro e in tv, non reggono il respiro di un film, e perdono vita nei novanta minuti. E così anche Albanese diventa un attore sprecato, lui che è bravissimo quando si tratta di interpretare i personaggi a tutto tondo in film di altri autori (Questioni di cuore, Giorni e nuvole, Vesna va veloce).

Il confronto con Checco Zalone, pur tenendo conto della diversità dei due progetti, è impietoso. Checco Zalone gira intorno alla realtà, Albanese la prende per le corna. Ma se il primo non perde mai di vista la risata, ricordandosi di essere in un film comico, il secondo pare scordarsi di questo aspetto: se non si ride non si può nemmeno parlare di film comico. E un film di denuncia deve avere ben altri contenuti. Proprio il caso Zalone è un esempio: il comico barese si è affidato a Gennaro Nunziante, vero sceneggiatore (ha scritto tre ottimi film per D’Alatri), allo stesso tempo leggero ma attento all’attualità, che gli ha confezionato una storia compiuta. Ecco, a Qualunquemente manca una certa leggerezza. E manca una storia. E’ una grande delusione: poteva diventare un film epocale, è soltanto un film “qualunque”.

Da non vedere perché: Non c’è niente da ridere, questo lo sappiamo. Ma in Qualunquemente non si ride mai: il film non riesce ad inventare più niente di iperbolico, di esagerato rispetto alla realtà. E al film mancano completamente una storia e personaggi a tutto tondo.

 


15 Responses to “Qualunquemente. Quando la realtà supera la finzione…che delusione!”


  1. 1 gina
    gennaio 24, 2011 alle 2:39 pm

    Non condivido una riga della tua recensione.
    la dimostrazione del fatto che non capisci molto di cinema è che Qualunquemente è stato selezionato per la sezione Panorama del Berlino Film Festival. Ciò significa che sceneggiatura, regia ed interpreti hanno portato qualcosa di nuovo che tu ancora non hai capito.
    Qualunquemente è già un film epocale, è un tipo di comicità amara alla quale non siamo più abituati. Non hai capito nulla sei fai il confronto con Checco Zalone. Sono due pianeti lontanissimi. Puoi preferire l’uno o l’altro, ma non puoi paragonarli.

    • 2 allucineazioni
      gennaio 24, 2011 alle 5:24 pm

      Immaginavo che una recensione negativa a un idolo del pubblico come Cetto Laqualunque (di cui anch’io sono un grande ammiratore) scatenasse reazioni di questo tipo. Prima di tutto il fatto che il film sia stato selezionato per un festival non vuol dire che sia un film riuscito. E non è automatico che la sceneggiatura, la regia e gli interpreti abbiano portato qualcosa di nuovo: perchè nel film di nuovo non c’è niente. Se ti prendi la briga di leggere l’articolo puoi vedere che ho fatto notare che Qualunquemente e il film di Zalone siano due film molto diversi: ho solo fatto notare che, partendo da basi e obiettivi diversi, un film sia riuscito e l’altro no. Perchè il primo ha una sceneggiatura e una storia da cinema, l’altro no, è televisione allungata a un’ora e mezza. Vista la portata del personaggio Laqualunque, la delusione è ancora più grande. Cetto Laqualunque è un personaggio epocale, il film no. Troppo semplice dire che non si capisce di cinema se non si è d’accordo: allora la maggior parte della critica non capisce di cinema, visto che ha accolto il film molto freddamente. Il fatto è che anche il pubblico che è accorso a vedere il film non sia rimasto particolarmente soddisfatto, almeno quelli che ho sentito io (neanche loro capiscono di cinema, ovviamente). In ogni caso il film sta incassando bene, andrà a Berlino e farà parlare dell’Italia, e contenti tutti…

  2. 3 Argo
    gennaio 28, 2011 alle 1:40 pm

    Devo dire che trovo la tua recensione molto soggettiva, credo che il film sia nel complesso molto ben fatto, una parodia della politica italiana attuale, un modo per mostrare al grande pubblico, in modo umoristico qual’è la realtà della politica e dei costumi italiani.
    Purtroppo, molto vicino alla realtà di quanto possiamo immaginare.
    Un modo divertente di far riflettere, con delle gag davvero geniali.
    L’unico modo, a mio avviso per poter smuovere un poco le coscienze di coloro che vivono passivamente la società nella quale vivono e, a cui, per il quieto vivere, va bene tutto.
    Davvero un bel film.

    • 4 allucineazioni
      gennaio 28, 2011 alle 3:34 pm

      Una recensione, per quanto ci si sforzi, è sempre soggettiva. A me il film non ha fatto ridere mai, non ho trovato gag particolarmente geniali, niente che non avessimo già visto o sentito. Il fatto che la realtà abbia superato la finzione non ha aiutato il film: la parodia nasce quando si esagera la realtà, si accresce per assurdo un carattere esistente. Secondo me, e secondo tanti, film non riesce a farlo, forse perchè la realtà e tale che non è possibile immaginare qualcosa di più esagerato. Mi fa piacere che tu sia rimasto soddisfatto, vuol dire che qualcosa questo film può fare. Ma per smuovere le coscienze un film del genere non basta. Probabilmente non basterebbe nemmeno un film perfetto e dirompente. E’ il discorso di Moretti: chi vuol sapere sa, chi non vuol vedere non vede…

  3. 5 uolter
    gennaio 30, 2011 alle 11:44 am

    Io, invece sono sono d’accordo; film lento e e banale. le uniche gag che fanno non ridere ma sorridere, sono quelle della comicità classica!! troppo classica!E’ ovvio che ognuno la pensa come vuole e non c è bisogno di attaccare in modo “scomposto”

  4. 6 cdfv
    febbraio 1, 2011 alle 5:09 pm

    fate schifo è un film bellisso che fa sia ridere che riflettere

  5. 8 Chia
    febbraio 19, 2011 alle 11:04 pm

    Che schifo di film ,mi sono addormentata al cinema, mai successo in vita mia, e non solo io dormivo.

    • 9 allucineazioni
      febbraio 21, 2011 alle 10:12 am

      Sono d’accordo con te, commenti come il tuo – e tanti altri – mi confermano che la mia impressione era giusta, si tratta di un film non riuscito. Quello che tanti non capiscono è che criticare questo film non significa criticare Albanese, il suo personaggio e quello che rappresentano, ma solo far notare che il film non è riuscito, è stato costruito male, e rappresenta una grande occasione persa. Che non toglie nulla alla grandezza di un attore come Albanese, e alla grandezza di un personaggio come Cetto Laqualunque.

  6. 11 Francesco
    marzo 1, 2011 alle 5:16 pm

    Io farei l’anno prossimo Qualunquemente 2, costruendo una VERA storia e continuando dal film precedente. Ma la recensione secondo me non è del tutto giusta. Questo film mette in risalto anche il degrado politico calabrese e del sud che, come sappiamo, è intersecato con la ndrangheta, ecc.
    La trama del film c’è e se uno ci riflette, la nota.

    • 12 allucineazioni
      marzo 2, 2011 alle 9:09 am

      Sì, un film con una vera storia sarebbe una buona idea. Anche se tra scrivere un film e girarlo ci vogliono due anni, e chissà cosa può succedere nella realtà nel frattempo…. Sì, un certo degrado politico (che forse ormai non riguarda però solo il sud) è messo in evidenza, quindi lo spunto per una storia ci sarebbe. E’ che manca una trama intesa come intreccio narrativo un po’ più complesso e in grado di creare un certo interesse a seguire la storia oltre i primi venti minuti.

  7. 13 boris
    aprile 19, 2011 alle 6:34 pm

    allora, il film qualunquemente, si è una commedia ma è anche la verità lo si può vedere dai giorni nostri si è deprimente che questa sia la verità ma è cosi, poi la legalità in questo paese è il male, perché per come sono strutturate le cose per fare anche la cosa più semplice bisogna attendere un’eternita, un tema che vorrei approfondire e che qualunquemente fa vedere il politico ideale in confronto a quelli di adesso perché anche se avesse rubato avrebbe fatto qualcosa per i cittadini pur di non far intervenire la cosi detta legalità, il problema è che qua la legalità non funziona e si sta sprofondando nel baratro.

  8. 14 Teixeira
    novembre 7, 2011 alle 7:55 pm

    Non mi pari che solo la politica italiana ma e propio la dramatizazioni della politica del mondo d’adesso.Mi pari di ha trovato inspirazioni :in Lula(Brasile)e tanti il altri títere del gioco mundiale.
    Salutone
    JATeixeira
    Santa Caarina-Brasile


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