25
Mag
10

Speciale Lost Stagione 6. This Is The End

E quindi uscimmo a riveder le stelle. Non è proprio questo il finale di Lost, appena andato in onda con la doppia puntata The End, ma poco ci manca. Potremmo riscrivere il celeberrimo finale dell’Inferno dantesco in questo modo: e quindi uscimmo a riveder la luce. (ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER). È verso la luce, in tutti i sensi, che i protagonisti di Lost si dirigono nel commovente finale che Damon Lindelof e Carlton Cuse hanno pensato per la serie più amata della tv degli ultimi anni, e forse di tutti i tempi. È avvolto dalla luce Jack, nella famosa fonte nel cuore dell’Isola, dopo aver richiuso il tappo dal quale stava uscendo tutto il Male del mondo, dopo aver chiuso la porta dell’Inferno ed essersi sacrificato, accentuando sempre di più il carattere cristologico della sua figura. Vanno verso la luce tutti i protagonisti, che si riuniscono nella realtà alternativa, in quella che credevamo Los Angeles, in quelli che credevamo i flash-sideways, e che invece sono qualcos’altro. La Los Angeles che credevamo fosse il luogo dove i naufraghi arrivano nell’ipotesi in cui il volo Oceanic 815 non si sia schiantato sull’Isola è invece un mondo ideale, dove i personaggi devono fare un ultimo percorso, capire qual è stata la loro vita e qual è il loro destino. “Lasciar andare” è la parola che sentiamo dire più spesso. Accettare. E una volta che ognuno capisce qual è il proprio destino, nel suo volto appare un senso di pace, di felicità assoluta.

Il Paradiso, probabilmente. È lì che stanno andando i nostri eroi, e ormai, dopo sei anni passati insieme, nostri amici. E la Los Angeles dei flash-sideways è probabilmente una sorta di Purgatorio, un luogo dove compiere l’ultima purificazione prima di passare a una nuova vita. Finora credevamo che il Purgatorio fosse l’Isola. Non è proprio così. L’Isola c’è stata, nella vita reale dei protagonisti. E infatti nella Los Angeles dei flash-sideways, tramite una serie di dejà-vù, tutti i protagonisti prima o poi ricordano. L’Isola è stata una sorta di Purgatorio in terra, un luogo dove fare i conti con i propri peccati e i propri limiti, con i propri fantasmi e le proprie paure. Un luogo di crescita, di espiazione, di purificazione. Lo capiamo completamente solo adesso. L’Isola, lo sapevamo da qualche puntata, è una sorta di tappo che tiene chiuso il Male. Una sorta di porta, sia per l’Inferno che per il Paradiso. Un luogo dove l’uomo è messo alla prova. Ma, ora capiamo meglio anche questo, l’Isola non è un fine, ma un mezzo. Qualcosa che ci permette di arrivare altrove.

Paradiso, Inferno, Purgatorio. Questi sono i nomi legati alla religione cristiana che utilizziamo per semplicità. Ma la grandezza di Lost è quella di aver superato le religioni (anche se il padre di Jack, che gli dà la fatidica notizia, si chiama Christian Sheperd, che suona come pastore cristiano), di offrire una visione laica e concreta dell’aldilà. Lost prova a dare una risposta al senso della vita, a ipotizzare la possibilità di un’altra vita per la quale quella che viviamo ora, e che ci sembra tutto, può essere solo una preparazione. Abbiamo scritto che Lost è come un grande poema epico, Iliade e Odissea insieme (la guerra e il viaggio senza fine). Ma Lost è anche una Divina Commedia 2.0, una Divina Commedia pop e realista, aggiornata alla forma visiva e al sentire comune dei nostri tempi. Lost prova a fare domande e a risposte a

temi su cui le religioni e la filosofia lavorano da sempre. E lo fa nel modo migliore, senza citare mai una religione dominante. Parliamo del Paradiso per comodità, ma l’illuminazione a cui arrivano i nostri personaggi può essere anche il Nirvana, la liberazione dalle pene terrene, a cui si arriva alla fine di un percorso di reincaranzioni, di cui parla il Buddismo. E potremmo andare avanti ancora a lungo. Quello che è efficace di Lost è che riesce a regalarci una visione molto concreta, “terrena”, semplice e attuale della vita eterna: ritrovare chi amiamo, smettere di scappare e di nascondersi, trovare il proprio posto nel mondo. Forse sarà banale. Ma a noi basta così.

Quella Stagione 6 che sembrava girare a vuoto, in cui forse qualche situazione sembrava stiracchiata, finisce nel migliore dei modi (tornando al punto di partenza: con un occhio che si chiude dove si era aperto) e consegna Lost alla storia della fiction televisiva, accanto a Twin Peaks di David Lynch. Come la storica serie creata dal maestro del cinema, anche qui non sempre bisogna seguire la logica, ma conta seguire le emozioni. Come Twin Peaks anche Lost va seguita di cuore e di pancia, prima ancora che di testa. Non conta capire, ma credere. È proprio “credere” la chiave per la crescita dei protagonisti. Grazie a una scrittura che crea costantemente mistero e attesa, grazie a un approfondimento psicologico creato dalla dialettica tra i vari piani temporali, grazie a una sceneggiatura sempre debitrice della cultura pop (vedi il riferimento a Yoda e a Star Wars, passione del papà di Lost J.J. Abrams, proprio nell’ultima puntata), Lost ha rivoluzionato il mondo delle serie tv. E forse ha cambiato anche la nostra vita. Proprio grazie a una grande sceneggiatura, quello che sarebbe un finale tragico diventa quasi un lieto fine. Allora potrebbe esserlo anche quello di tutte le nostre vite. Forse abbiamo capito che quando sarà il momento, potremmo “lasciar andare” con tranquillità. Nel posto dove andremo, e nella nuova vita che ci aspetta, troveremo chi ci ama.

 

Annunci

0 Responses to “Speciale Lost Stagione 6. This Is The End”



  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...










Archivi


Cerca


Blog Stats

  • 112.753 Visite

RSS

Iscriviti al feed di

    Allucineazioni (cos'è?)




informazioni

Allucineazioni NON e' una testata giornalistica ai sensi della legislazione italiana.

Scrivimi

Creative Commons License

Questo blog è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.


Annunci