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Copia conforme. Uomini e donne, siamo le copie di Adamo ed Eva

Voto: 6,5 (su 10)

Un uomo e una donna. Si incontrano in paesino della Toscana. Lui, inglese, sta presentando un libro, Copia conforme, che analizza il rapporto tra originale e copia nelle opere d’arte. Lei, francese, è un’antiquaria e rimane affascinata da lui, tanto da volerlo incontrare di nuovo per una gita in un paese vicino. È lo spunto di Copia conforme, l’ultimo film di Abbas Kiarostami, presentato all’ultimo Festival di Cannes e subito uscito nelle nostre sale.

I due iniziano a parlare in macchina. E partono dal libro dello scrittore. Il dialogo tra i due parte allora come una lunga riflessione filosofica sull’opera d’arte, la sua unicità e la sua ripetibilità. Per “originale” ci si riferisce a una cosa autentica, genuina, affidabile, che si riferisce alla nascita. Per “copia” intendiamo qualcosa che si riferisce alla riproduzione. E che si può riferire anche alla razza umana: non siamo forse tutti noi delle copie del dna dei nostri antenati? Si parla di opere d’arte, come la Coca Cola di Jasper Johns: basta mettere un oggetto in un museo e cambia il modo della gente di guardarlo.

Visto che assistiamo a queste disquisizioni sullo schermo di una sala cinematografica, è impossibile non riflettere anche sul concetto di originale e copia nel cinema. Il cinema è un’arte che vive già di copie: il film originale infatti non è il suo negativo, ma vive in tutte le copie che vengono realizzate per la sua diffusione. Tutte le copie del film sono l’originale. Ed è così anche per gli altri modi di fruizione del film: le copie del dvd, la “copia digitale” da vedere sul computer, sono tutti originali. Semmai il cinema vive la dialettica tra originale e copia in quella tra l’opera originale e i remake, i rifacimenti e le riletture che possono venire fatte di essa. Ma in questo caso ci allontaniamo dal concetto di copia tipica dell’arte: non possiamo parlare di copia conforme.

Mentre ci perdiamo in queste riflessioni, e crediamo di aver capito a che film stiamo assistendo, ecco che quest’opera “originale” riesce a stupirsi. All’improvviso il discorso tra i due cambia. In un bar, dove i due vengono creduti marito e moglie, lei comincia a parlare con lui come se fosse veramente suo marito, e a rinfacciargli le sue assenze, le sue dimenticanze, le sue colpe per un rapporto che è appassito dopo quindici anni di matrimonio. E lui risponde: non sappiamo se anche lui ha una moglie, e parla come se rispondesse a lei, oppure recita una scena prendendo le parti dell’uomo. Già, perché in fondo la scena che vivono è qualcosa di universale, che forse è già capitata a loro, e può capitare a tutti. Qualcosa di archetipico. In questo senso, i due sono le copie di uomini e donne che sono già passati da questa situazione. Sono le copie di Adamo ed Eva.

Kiarostami firma un film alla Rohmer, uno di quei film tutti parlati, che nascono da un incontro tra due sconosciuti e scorrono leggeri e naturali come dei pezzi di vita colti in medias res. Con una sensualissima e intensa Juliette Binoche. È un film lontano dal suo Iran, che trae leggerezza e sollievo dall’ambientazione toscana. In fondo, come ha scritto Mereghetti, anche questo suo film italiano non è altro che una copia di quello che di solito faceva in patria.

Da vedere perché: è un film alla Rohmer, uno di quei film tutti parlati, che nascono da un incontro tra due sconosciuti e scorrono leggeri e naturali come dei pezzi di vita

 

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1 Response to “Copia conforme. Uomini e donne, siamo le copie di Adamo ed Eva”


  1. aprile 11, 2011 alle 10:55 am

    Adoro questo film. Una perfetta attrice e bella donna! Consiglio guardare questo film a tutti!


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