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Mag
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Robin Hood. Ridley Scott gira il suo Robin Begins

Voto: 7,5 (su 10)

Robin Hood. Ma chiamatelo pure “Robin Begins”. Ridley Scott, insieme al suo sodale e attore feticcio Russell Crowe, porta al cinema l’ennesima versione di Robin Hood, e sorprende, proprio perché è qualcosa di completamente diverso dai Robin Hood che abbiamo visto finora. Come aveva fatto Christopher Nolan con il suo Batman, o anche Casino Royale, il primo 007 con Daniel Craig, il nuovo Robin Hood va alle origini del mito, alle origini della storia, per capire come un uomo è diventato un eroe, per capire le ragioni di una scelta, per capire chi è. Come si fa con le storie dei supereroi. Robin Hood è un prequel (o se preferite un reboot, come si dice quando una storia riparte da zero) di tutti quelli che abbiamo visto sul grande schermo. Vediamo così Robin di ritorno dalle crociate insieme al Re Riccardo Cuor di Leone: è un arciere, e si trova per caso a sostituire un nobile che sta portando in Inghilterra la corona del re caduto in guerra, ed è stato vittima di un’imboscata. Arrivato a Nottingham, prenderà il posto del nobile, e, dopo aver aiutato il nuovo Re Giovanni a sconfiggere l’invasione dei francesi, verrà nominato fuorilegge dal Re invidioso e diffidente, e inizierà a battersi per difendere le ragioni degli abitanti della zona di Nottingham, dove si è ormai stabilito.

Non esiste un solo Ridley Scott, ormai l’abbiamo capito da tempo. C’è quello leggero (Il genio della truffa, Un’ottima annata), quello visionario e fantascientifico (Blade Runner, Alien, di cui girerà un prequel) e quello epico (I duellanti, Il gladiatore, Le crociate). Quello di Robin Hood è chiaramente il terzo Ridley Scott. È evidente, sin dalla scelta di Russell Crowe come protagonista, che si punta a ripetere la ricetta de Il gladiatore: grande spettacolarità, toni epici, e una ricostruzione storica accurata, ma filtrata anche dalla fantasia di Scott, in modo da creare in tutto e per tutto un mondo in cui immergere lo spettatore. Come Il gladiatore, Robin Hood inizia con una grande scena a effetto (anche qui i toni sono uniformi, giocati sui grigi e sui verdi in modo da far risaltare solo il giallo del fuoco). E, come ne Il gladiatore, la chiave è un mix di ricerca storica accurata e di fantasia.

Robin Hood è una sorta di gemello del Massimo Decimo Meridio de Il gladiatore. Come lui è un uomo in divenire, qualcuno che all’improvviso cambia status sociale, identità e nome. Da ufficiale a schiavo e gladiatore uno, da arciere a cavaliere e fuorilegge l’altro. La differenza sta nel fatto che Robin sceglie in parte il suo destino, mentre Massimo è costretto. Robin sceglie di prendere delle nuove identità: lo vediamo, e questo è piuttosto inedito, imbrogliare, fingere. Ma erano tempi in cui bisognava bluffare per sopravvivere.

Come forse bisogna fare anche oggi. Robin Hood è un film tristemente attuale, che mette in scena uno stato in bancarotta, che ha speso ingenti fortune in una guerra che sembra non aver portato a niente ed essere stata un grosso errore (le Crociate come l’Iraq?). È un film che parla anche dei primi diritti civili, dei sudditi che aspirano a essere cittadini e che si rivoltano perché chi li governa ha rotto quel patto tra governanti e governati, abusando del proprio potere. E i cittadini non ci stanno più. Per questo Robin Hood si può inserire in pieno nell’era post Bush e post Blair, e raccontare il malcontento di un popolo che si è sentito tradito dai propri governanti, e del patto con cui sono stati eletti e gli è stato affidato il potere di decidere. E che non è stato rispettato.

Robin Hood sembra un film superiore a Il gladiatore: meno pomposo, meno ambizioso e più realistico (per quanto riguarda il racconto), e meglio scritto e recitato. Piace per la sua capacità di raccontare, per la curiosità che suscita nell’incedere di una storia a modo suo inedita. Certo, è girato da Ridley Scott nel suo tipico stile antirealistico (parliamo delle riprese) che viene dalla pubblicità: scene in controluce, tra fumo e polvere, frecce che partono al ralenti come nelle riprese still life di uno spot, musiche a effetto inserite nelle immagini che a volte sembrano un commercial (vedi il ballo tra Robin e Marian, una Cate Blanchett al solito maestosa: vi consigliamo di ascoltarla nella versione originale). Però, che classe: Scott gira l’ultima scena di battaglia come lo sbarco in Normandia di Salvate il soldato Ryan. E poi sfidiamo chiunque a ripetere l’espressione di Russell Crowe, quando esce dall’acqua nell’ultimo scontro: natural born hero, eroe all’ennesima potenza. E più che mai il cinema, e il mondo, oggi hanno bisogno di eroi.

Da vedere perché: Robin Hood sembra un film superiore a Il gladiatore. Meno pomposo, meno ambizioso e meglio scritto e recitato. Piace per la sua capacità di raccontare, per la curiosità che suscita nell’incedere di una storia a modo suo inedita. E Russell Crowe è un eroe all’ennesima potenza

 


2 Responses to “Robin Hood. Ridley Scott gira il suo Robin Begins”


  1. 1 Anonimo
    Mag 21, 2010 alle 9:44 am

    MA NON DIR CAZZATE PER FAVORE, E’ UN FILM CHE NN VALE UN’UNGHIA DEL GLADIATORE, LA SALA SI E’ LETTERALMENTE SVUOTATA E IO MI SONO QUASI ADDORMENTATO!!!

    • 2 allucineazioni
      Mag 22, 2010 alle 9:46 am

      Prendo atto del tuo dissenso e ti faccio i più vivi complimenti per lo stile della tua critica. Comunque non sapevo che fosse possibile giudicare un film in base al sonno arretrato.


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