07
Mag
10

Draquila – L’Italia che trema. Il mondo deve sapere

Voto: 8 (su 10) 

Sulla scalinata che porta alla chiesa di San Bernardino sono cresciute le erbacce. E così in altri luoghi dell’Aquila. È passato un anno dal terremoto, e lo scenario è quello di un film catastrofico, di un western fantascientifico, di uno di quei film che mette in scena città devastate da invasioni aliene, o abbandonate da tempo. E invece è passato solo un anno. Ma a L’Aquila, nel centro, non si è mosso niente. A parte le erbacce. Con questa immagine si apre Draquila – L’Italia che trema di Sabina Guzzanti, che passeggia nella notte nella zona rossa della città, accompagnata dal sindaco Massimo Cialente.

A L’Aquila Sabina Guzzanti è arrivata più tardi degli altri, dopo la passerella di politici e star, che cita con ironia all’inizio del film, e dopo il G8, quel secondo terremoto mediatico che ha invaso il capoluogo abruzzese. È venuta soprattutto per parlare con la gente. A raccontare l’intervento dello Stato che ha puntato tutto sull’emergenza senza dire nulla sulla ricostruzione: “Un ferito è più gestibile di una persona in forze”. “Ci vorrebbe una tassa di scopo, come si è sempre fatto, ma le tasse sono impopolari”. E l’idea che si respira nel documentario è che agli aquilani sia stato propinato un progetto preconfezionato per una disgrazia qualunque. “Siamo delle cavie” sentiamo dire a uno di loro. Molti cittadini hanno avuto l’impressione che, nei campi, in quei giorni di emergenza, ci sia stata una sospensione delle libertà civili (come il divieto di assemblee pubbliche e di informazione tramite volantini). E poi il piano C.A.S.E: le case che sono state costruite nei dintorni dell’Aquila, la new town diffusa allestita per dare una casa a un terzo degli sfollati, moduli abitativi fissi che sono stati proposti come unica soluzione possibile, perché l’alternativa sarebbero stati i container. Già, peccato che i container non siano più quelli degli anni 80, e oggi esistono moduli abitativi temporanei a più piani, confortevoli come appartamenti, che avrebbero permesso un risparmio delle risorse e sarebbero potuti essere rimossi in futuro, senza modificare definitivamente l’assetto urbanistico e paesaggistico dell’Aquila. La Guzzanti fa vedere anche questi: ad Amsterdam sono stati utilizzati come casa dello studente.

È in questi piccoli dettagli che si capisce il lavoro di Sabina Guzzanti. Nel suo documentario non dice forse molto di più di quello che, chi ha seguito l’informazione alternativa fatta sul terremoto, forse già sa. Ma è abilissima ad aggiungere piccoli tocchi come quello di Amsterdam. E soprattutto è brava a collegare, a contestualizzare, a dare una visione di sistema, a inserire cioè il terremoto dell’Aquila in un sistema paese. Una città in macerie inserita in un paese a pezzi. Una città da ricostruire, fisicamente, in un paese da ricostruire, moralmente. Intorno all’Aquila prendono vita lo scandalo delle intercettazioni ai costruttori Anemone e Balducci, al capo della protezione civile Bertolaso. Spiega cosa c’era dietro la trasformazione della protezione civile in società per azioni. Non ne ha solo per il governo, la Guzzanti. Le immagini della tenda-sede del PD all’Aquila, vuota e abbandonata lungo i mesi, è altrettanto dolorosa, e contribuisce all’affresco oscuro dell’Italia di oggi.

Sabina Guzzanti, con Draquila, studia sempre più da Michael Moore all’italiana (vedi alcuni siparietti girati in animazione, che strappano qualche sorriso e tengono desta l’attenzione). Come lui è di parte, ma lo mette in chiaro subito. Ascolta le voci di tutti, anche se fa capire da che parte sta. Ma in questo film stupisce per il tono, molto più sobrio degli altri suoi film (Viva Zapatero! e Le ragioni dell’Aragosta, con cui questo costituisce un ideale trittico di opposizione), com’è giusto in rispetto per le vittime e per chi ancora soffre una situazione di grande disagio. E poi perché in Italia oggi c’è poco da ridere. Piace soprattutto come annulli quasi se stessa (pochi secondi di imitazione del premier all’inizio e poi basta), e lasci parlare i fatti, e da cabarettista diventi giornalista d’inchiesta. La metamorfosi ormai sembra completa. Andrà a Cannes, e fioriranno le polemiche, forse anche più che con Gomorra. Perché il Belpaese che esce dal film rischia di non avere davvero più niente di bello. Ma il mondo deve sapere. Giudicate voi. Chi scrive, ha ancora una volta lasciato la sala con le lacrime agli occhi.

Da vedere perché: Sabina Guzzanti studia sempre più da Michael Moore all’italiana. Ma il tono è molto più sobrio degli altri suoi film. Annulla se stessa e lascia parlare i fatti, e da cabarettista diventa giornalista d’inchiesta. La metamorfosi ormai sembra completa.

 


2 Responses to “Draquila – L’Italia che trema. Il mondo deve sapere”


  1. 1 Giovanni
    Mag 26, 2010 alle 10:15 am

    Ho visto il film ieri sera e condivido pienamente la tua recensione e le tue osservazioni.
    Non è un “semplice documentario”: approfondisce i fatti, va al di là di quello che certa stampa vuole propinarci, in quaesto modo si è riusciti a dare voce a chi durante questi mesi è stato imbavagliato (termine assai caro nel nostro sistema totalitario), sopprimendo la libertà di cronaca e di espressione, in barba alla carta costituzionale, sotto l’egida di un ingombrante regime divenuto insopportabile.
    Attraverso il suo lavoro, Sabina è riuscita oltretutto ad avvicinare gli aquilani all’Italia, facendo sì che il loro dissenso per quel che accade fosse pienamente condiviso dal resto del bel Paese.
    Giovanni

    • 2 allucineazioni
      Mag 26, 2010 alle 10:34 am

      Caro Giovanni, sono contento che tu abbia apprezzato al film. Anche gli aquilani, da quello che ne so, hanno apprezzato. Per chi ha vissuto le cose da vicino, da “dentro”, in tutti questi mesi, la prima cosa che viene da dire è: finalmente! Perchè molte di queste cose si sapevano, ma non uscivano all’esterno. E invece l’Italia, e il mondo, devono sapere. Altre cose erano meno note: la Guzzanti è brava a collegare tutto, e a mostrare come funzionano le cose su larga scala in questo paese. E’ davvero cresciuta come autrice, da comica ormai è una giornalista d’inchiesta. Purtroppo il film non lo vedranno tutti, e metà degli italiani continuerà a dire che a L’Aquila va tutto bene, e “vi hanno dato le case, cosa volete di più”?


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