09
Feb
10

Speciale. Nick Hornby e il cinema: un matrimonio riuscito

Bello il film, ma il libro era un’altra cosa. Chi non ha mai pronunciato, o sentito pronunciare, una frase di questo tipo? Il rapporto tra letteratura e cinema è complesso. Il cinema ha bisogno di grandi storie per produrre immagini. Ma a volte le immagini rischiano di non essere all’altezza di quello che le parole dei libri hanno scatenato nella nostra immaginazione. Ci sono film che tradiscono i libri. Altri che, raramente, migliorano quello che troviamo sulla pagina scritta. Nel caso di Nick Hornby, scrittore inglese, il rapporto tra letteratura e cinema sembra però semplicissimo. Ogni volta che un suo libro arriva sullo schermo le cose sembrano, come per incanto, andare a posto. I suoi libri sembrano scritti apposta per essere portati sul grande schermo, è vero. Ma Hornby è stato anche fortunato negli adattamenti che sono capitati alle sue storie. O ha scelto bene a chi concedere i diritti. Si pensi a un altro grande scrittore contemporaneo, Brett Easton Ellis, e alla difficoltà con cui sono stati adattati i suoi libri per il cinema.

Esce in questi giorni nelle sale An Education, la prima sceneggiatura di Hornby scritta apposta per il cinema. È una sceneggiatura non originale, in quanto tratta da un racconto di Lynn Barber, giornalista inglese, da lui stesso proposto alla propria moglie, Amanda Posey, produttrice. La storia è piaciuta così tanto a Hornby, che si è offerto lui stesso di scrivere la sceneggiature del film. L’adattamento del film è intelligente, brillante, e racconta bene un’epoca. Siamo nell’Inghilterra del 1961: tutto, i Beatles, gli anni Sessanta, la Swinging London, la rivoluzione culturale e sessuale, il Sessantotto, deve ancora avvenire. Deve cioè ancora nascere quella cultura pop che ha formato lo stesso Hornby e di cui sono impregnate le sue opere. Hornby cerca di capire, con questa sceneggiatura, cosa c’era prima. C’è, nel film, una grande aspettativa, una voglia di cambiamento, di ribellione, di crescita. In quello che in fondo è un paese appena uscito dalla guerra, lo scrittore inglese cerca di capire cosa possa connotare la voglia di evasione di una giovane ragazza. E la trova nella Francia: Parigi, i dischi di Juliette Greco, l’esistenzialismo. Ma Hornby ci parla anche della letteratura, che è il suo campo: nel film si citano Jane Eyre, C. S. Lewis (quello de Le cronache di Narnia). An Education così diventa anche meta-letterario.

Ma An Education non è la prima volta di Hornby sullo schermo. Tre dei suoi libri sono già stati adattati con successo per il cinema. Il primo è stato Febbre a 90° (Fever Pitch), tratto dal suo primo (e autobiografico) libro, film inglese del 1997 con un ancora poco conosciuto Colin Firth. Firth è Paul Ashworth, insegnante inglese con una sfrenata passione per l’Arsenal, e diviso tra la passione per la sua squadra, in odore di scudetto dopo 18 anni (è la stagione 1988/89). Un ottimo Firth, humour inglese e ritmo trascinante sono le caratteristiche del film. Il gioco è stato facile: Hornby stesso ne ha curato l’adattamento. Il film a sua volta è stato oggetto di un remake americano, L’amore in gioco (sempre Fever Pitch in originale), del 2005, ambientato in America nel mondo del baseball e con al centro del “triangolo” i Boston Red Sox. Il film è diretto dai Fratelli Farrelly, e i protagonisti sono Drew Barrymore e Jimmy Fallon.

Il secondo romanzo di Nick Hornby (e secondo film tratto dalle sue opere), Alta Fedeltà (High Fidelity), è invece stato oggetto da subito di una produzione americana (in coproduzione con la Gran Bretagna: il regista, Stephen Frears, è inglese). Come a dire, invece di aspettare un film inglese e poi farci il remake, prendiamocelo subito. L’artefice dell’operazione è John Cusack, che ha scelto di produrre il film e di interpretarlo, oltre che di partecipare alla stesura della sceneggiatura. Cusack ha deciso di spostare l’ambientazione del film in America, a Chicago (nel libro siamo ovviamente a Londra). È qui che troviamo Championship Vinyl, il negozio di dischi di Rob Gordon, appassionato di musica, d.j. perennemente incasinato con le donne (“alta fedeltà” è un gioco di parole tra gli impianti stereo e la fedeltà nei rapporti sentimentali). Nonostante si basi su un fondamentale “tradimento” all’origine, avendo trasportato l’azione da Londra a Chicago, il film funziona alla perfezione, trasferendo in immagini praticamente ogni scena del libro, dall’ambientazione del negozio fino alla scena del funerale. Le top five (il protagonista ha la mania di classificare ogni cosa) si inseriscono nel racconto, dandogli ritmo e imprevedibilità. E il film, del 2000, ha il pregio di aver lanciato un attore che di lì a poco ne avrebbe fatta di strada: l’incontenibile Jack Black.

Se un appunto si può fare ad Alta fedeltà, è aver raffigurato il protagonista come un uomo più affascinante e positivo di quello che ci immaginiamo leggendo il libro. Capita anche nell’altro film tratto da Hornby, About A Boy – Un ragazzo (2002). Il protagonista è Hugh Grant, icona del cinema british, che è forse troppo bello per rappresentare Will, ricco single londinese che vive dei diritti d’autore di una vecchia canzone di Natale scritta dal padre. Ma è abbastanza indolente, un po’ meschino e un po’ bastardo come il protagonista del libro. E come tutti gli uomini senza qualità descritti da Hornb (anche David, protagonista di An Education, in fondo è così). Anche qui la produzione è inglese e americana (dirigono i fratelli Chris e Paul Weitz), ma l’ambientazione rimane quella della Londra del libro. È qui che Will incontra un ragazzino che va ancora a scuola, e si trova a diventare per lui un punto di riferimento. Anche qui il film trascrive in immagini quasi alla perfezione il libro, ed è arricchito dalla colonna sonora di Badly Drawn Boy, oltre ad offrire uno dei ruoli più convincenti alla carriera di Grant.

Ma gli Hornby movies non finiscono qui. Ci sono altri libri da cui fare film. Come diventare buoni (How To Be Good) forse il suo libro più debole, ha in comune con An Education il punto di vista femminile della storia, per la prima volta in una sua opera, raccontata da una donna. Ma non sembra per ora interessare al cinema. Non buttiamoci giù (A Long Way Down) è invece un libro molto cinematografico, e racconta la storia di un gruppo di persone che si ritrovano su un palazzo per suicidarsi e si aiutano a vicenda: i diritti del libro sarebbero stati comprati da Johnny Depp in vista di un adattamento cinematografico, che dovrebbe essere pronto nel 2011.  All’appello mancano ancora Tutto per una ragazza (Slam) e il recente Tutta un’altra musica (Juliet, Naked) , storia di un giornalista/fan che rincorre una rockstar che ha lasciato le scene nel 1986. Una storia che sembra perfetta per essere portata al cinema. Saremmo curiosi di vedere che film potrebbe diventare. E se sarà così bello come quello che ci siamo creati nella nostra mente.

 

 


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