02
Feb
10

An Education. L’amore secondo Nick

Voto: 7 (su 10) 

An Education. Un’educazione. Ma di che tipo di educazione stiamo parlando? Siamo a Londra, nel 1961, e la sedicenne Jenny studia per essere ammessa all’Università di Oxford, mentre nella sua camera sogna una vita eccitante con le canzoni di Juliette Greco, che significano fascino, esotismo, fuga. Un’evasione da una vita grigia e un po’ piatta, che avviene grazie all’incontro a sorpresa con David, trentenne affascinante che la corteggia, iniziandola alla vita, tra mondanità, concerti, cultura. E sesso. Un’educazione allora significa educazione alla vita, educazione sessuale. Un titolo che suona beffardo e ironico, se riferito al contrasto tra questa educazione e quella ufficiale, quella scolastica, così noiosa e poco affascinante agli occhi di ogni adolescente. Quell’educazione che ogni giovane sopporta un po’ a fatica, in un momento della propria vita in cui sente il bisogno di un’altra istruzione, quella alla vita che non si impara a scuola.

An Education è davvero una bella storia. Ed è una storia che va seguita con attenzione, perché si tratta del primo film scritto appositamente per il cinema da Nick Hornby. Lo scrittore di Alta fedeltà, Febbre a 90° e About A Boy – Un ragazzo, finora è stato felicemente  portato sullo schermo con delle sceneggiature tratte dai suoi romanzi di successo. Qui si cimenta per la prima volta in una sceneggiatura, tratta da un racconto autobiografico della giornalista inglese Lynn Barber che ha proposto lui stesso alla moglie produttrice per farne un film, offrendosi in prima persona per l’adattamento.

È curioso studiare Hornby al lavoro su una storia non sua. Prima di tutto perché la storia lo costringe a sposare il punto di vista femminile, raccontando per la prima volta una storia – parliamo degli altri film tratti dai suoi libri, non di storie ancora non portate sullo schermo – dal punto di vista di una ragazza piuttosto che da quella dei suoi ometti mai completamente cresciuti e un po’ meschini.

D’altra parte David, il protagonista maschile, è una di quelle affascinanti canaglie tante volte raccontate dallo scrittore inglese. Un po’ meno innocente dei classici maschi di Hornby, a dire il vero. David nasconde infatti qualche segreto. Con An Education Hornby racconta per la prima volta un’epoca passata. Siamo nel 1961.

Cioè prima degli anni Sessanta come siamo abituati ad intenderli, prima del primo disco dei Beatles, datato 1963, del rock e di tutta la rivoluzione culturale.

Londra è molto poco swinging e l’Inghilterra non è ancora il centro del mondo: si guarda alla Francia (Juliette Greco, Jacques Brel, l’esistenzialismo) come modello culturale, come ribellione e distinzione dal conformismo della grigia e per niente cool Britannia di quegli anni.

Hornby scrive una storia che accade poco prima della nascita di tutta quella cultura pop che ne ha connotato finora le storie.

Riesce a raccontare bene un mondo ancora chiuso, dove i neri sono chiamati “quella gente” e di fatto ghettizzati, e la cultura per le donne non è tanto emancipazione quanto un modo per trovare un marito migliore.

Così i genitori che volevano a tutti i costi Jenny a Oxford non esiterebbero a rinunciarvi per un buon matrimonio. Forse legato da una storia già esistente, Hornby scrive bene ma difetta un po’ della sua cattiveria, della sua ironia, del suo cinismo.

Ma al film giovano il volto lascivo e ambiguo di Peter Sarsgaard (David) e quello allo stesso tempo pulito e malizioso di Carey Mulligan (Jenny), di cui sentiremo parlare. An Education è un film leggero, soave, con un retrogusto amaro, molto amaro. Un film che fa male come la prima delusione d’amore.  

Da vedere perchè: è il primo film scritto appositamente per il cinema da Nick Hornby: leggero, soave, con un retrogusto amaro. Fa male come la prima delusione d’amore

(Pubblicato su Movie Sushi)

 

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