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Gen
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Avatar. Abbracciati dalle immagini

Voto: 8,5 (su 10) 

Spettacolare. Se si dovesse racchiudere in un’unica parola l’attesissimo Avatar di James Cameron, quella parola sarebbe questa. Avatar è prima di ogni cosa un grande spettacolo, uno di quei film evento che vanno visti in sala, vissuti completamente. Come accadeva un tempo. È un film che va visto in sala, ovviamente attrezzata per la proiezione 3D, proprio per godersi completamente il film nella sua versione tridimensionale, quella per cui è stato pensato e creato. Una versione che permette di immergersi completamente in un mondo nuovo. E che conferma la stereoscopia come mezzo espressivo capace di mettersi al servizio di una storia e di darle forza espressiva, e non un mero gadget tecnologico da parco dei divertimenti. Non oggetti che ci arrivano in faccia, ma una profondità di campo tale da farci sentire circondati, abbracciati delle immagini.

Abbiamo aspettato tanto per vederlo, questo Avatar. E ha aspettato tanto anche James Cameron, che sognava il mondo di Pandora – il pianeta dove si svolge il film – dal lontano 1995. A Pandora, lontano 4,4 anni luce dalla Terra, gli umani cercano un prezioso minerale in grado di risolvere la crisi energetica del nostro pianeta. Per questo si scontrano con i Na’vi, gli abitanti del pianeta. Per comunicare con loro, visto che l’aria del pianeta è tossica, gli umani utilizzano degli Avatar, creature artificiali, fatte di dna indigeno e umano, che comandano a distanza, e che permette di somigliare ai Na’vi. Jake Sully, ex marine ora su una sedia a rotelle, entra nel progetto per sostituire il fratello defunto. Ma conosce un’indigena se ne innamora, e prende posizione a difesa dei Na’vi.

I Na’vi come i nativi americani, quegli indiani d’America che come loro vivevano in armonia con la natura e sono stati cacciati dalle loro terre. L’accostamento è immediato, così come quello con la trama di Pocahontas, o The New World di Terence Malick, per usare un accostamento più “alto”. È una trama davvero semplice, potremmo dire prevedibile, quella di Avatar. Ma si resta comunque incollati allo schermo, per alcune trovate  – come la treccia/cordone ombelicale dei Na’vi che permette di entrare in contatto con la natura, con animali e piante – e per l’incanto creato dalle immagini.

Dopo un inizio un po’ macchinoso, le scene notturne nella foresta fluorescente – quelle realizzate interamente in computer grafica – lasciano a bocca aperta. Oltre che per le immagini tridimensionali, realizzate con tecniche studiate proprio da Cameron, anche se le abbiamo viste utilizzate già da altri registi, stupisce un uso eccezionale della performance capture: grazie a un casco munito di una piccola telecamera (al posto dei soliti marcatori posti sul volto) è stata colta ogni minima espressione dei volti degli attori, compresi – per la prima volta – gli occhi, che sono stati poi trasformati in personaggi virtuali.

Il risultato è qualcosa che fonde perfettamente l’aspetto umano a quello tecnologico: i personaggi sono creati sì dal computer, ma sono anche in tutto e per tutto gli attori che li impersonano.

È questa, più che il 3D, la vera rivoluzione di Avatar: con il computer si possono creare personaggi espressivi come gli umani. Ma per farlo ci vuole sempre l’uomo, cioè l’interpretazione di un attore. Ma quello che è ancora più curioso è che Cameron usa una confezione ultramoderna proprio per riportarci a un cinema d’altri tempi, il kolossal classico hollywoodiano, che dal cinema d’avventura degli anni Trenta e Quaranta, quello di King Kong e dei mondi esotici e incontaminati, arriva fino agli anni Settanta e a certi film di fantascienza. L’impianto di Avatar è profondamente classico: il respiro, il ritmo, le musiche, le svolte narrative (arrivano i nostri…), e, sì, anche la semplicità della trama e l’ingenuità di fondo sono quelle di un cinema d’altri tempi. Non mancano i messaggi, dalla critica all’imperialismo americano (“cerchiamo di dare loro istruzione, medicine e strade, ma a loro piace il fango” sentiamo dire ai terrestri, e sembra di essere nelle zone dove oggi si esporta la democrazia), l’afflato ecologista e pacifista (e speriamo che Obama, che ha assistito al film, ne tragga ispirazione). Né mancano le citazioni: Avatar mescola un po’ di tutto, Guerre stellari e Jurassic Park (Lucas e Spielberg, con Cameron sacra triade del cinema spettacolare Made in USA), Titanic e Aliens – Scontro finale (i robot-corazza da combattimento) dello stesso Cameron. Ma Avatar è una gioia prima per gli occhi e poi per il cuore o il cervello. Più forma che sostanza? Certo, ma in un tipo di cinema come questo la forma è sostanza. Nel senso che uno spettacolo realizzato in una simile maniera affascina e colma ogni possibile lacuna, sia essa di sceneggiatura o di qualsiasi altro tipo. Non sappiamo dirvi se è il film che cambierà la storia del cinema. Ma di sicuro è un film che ci riconcilia con il cinema. Quello da vedere al cinema. Quello spettacolare.  

Da vedere perché: è il film evento, quello da vedere assolutamente al cinema in 3D. Non delude le attese, è davvero un grande spettacolo. Confezione ipertecnologica per un film d’altri tempi

 

 


3 Responses to “Avatar. Abbracciati dalle immagini”


  1. 1 Anonimo
    gennaio 27, 2010 alle 2:53 pm

    avatar sei il film piu bello di tutta la mia vita

  2. 2 allucineazioni
    gennaio 27, 2010 alle 4:19 pm

    Capisco che ti possa sentire così… Avatar è un film che conquista davvero…

  3. 3 giula
    gennaio 28, 2010 alle 9:26 am

    Mi spiace non concordare ma … “tecniche studiate proprio da Cameron, anche se le abbiamo viste utilizzate già da altri” se lui non è stato il primo ad usarle come puoi affermare che lui le ha studiate (quindi sviluppate da lui) ? “(al posto dei soliti marcatori posti sul volto)” spiacente anche per questo, i marcatori ci sono sul volto degli attori o mi vuoi dire che le macchie blu sulla faccia dell’attrice sono nuovi modelli di neo 🙂
    “ma sono anche in tutto e per tutto gli attori che li impersonano” anche questa non è una novità ma era già stata usata per film precedenti. L’antiamericanismo ha stancato ed è diventato il solito cavallo di battaglia. Non piace come operano gli Stati Uniti? Non andate a vedere il film, i dollari che incassa sono usati anche, in maniera indiretta, proprio quello che non piace. Per quanto riguarda la visione di Pandora ed i suoi abitanti, “il pianeta vivente” … mai letto Asimov, tanto per citarne uno?
    Non è assolutamente pacifista, mi sembra che i na’(ti)vi non disdegnino la guerra ne tantomento l’uccisione, anche di animali o la morte di loro stessi per conquistare potere (il diventare “uomo”). La colonna sonora e quanto di peggio, musicalmente, abbia sentito finora (non ci sono limiti alla provvidenza). Concordo che riprenda (scoppiazzi) da altri film le idee ma quello che mi stanca soprattutto è il fatto che i registi ormai considerano gli spettarori degli sciocchi che non colgono i particolari o le note stridenti. Ci sono parecchi svarioni che potevano essere corretti a costo zero e tanti luoghi comuni da evitare. Cmq un film da vedere, scosigliato a chi ha delle grandi aspettative sul 3D, nessun effetto in mezzo alla sala di proiezione, voi state guardando un evento che si verifica al di la del vetro …


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