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Nov
09

Nemico pubblico. L’ennesima “sfida” di Michael Mann

Voto: 8 (su 10) 

nemico 1È ancora una volta “la sfida”, come recitava il sottotitolo italiano di Heat, per Michael Mann. E come quasi sempre è accaduto nei suoi film ci sono due “duellanti” pronti a sfidarsi all’ultimo sangue. Johnny Depp e Christian Bale come Al Pacino e Bob De Niro (e forse sono i Pacino e De Niro della loro generazione), come Tom Cruise e Jamie Foxx in Collateral.

Qui Depp e Bale sono rispettivamente John Dillinger, rapinatore di banche la cui fama gli ha procurato la carica di “nemico pubblico numero uno” e Melvin Purvis, l’agente dell’FBI che lo insegue. Siamo negli anni della Grande Depressione, gli anni Trenta. E Nemico pubblico è un ideale prequel di tutte gli altri film di Mann, da Manhunter a Heat – La sfida, da Collateral a Miami Vice. C’è dentro il seme del crimine che arriverà fino ai giorni nostri.

C’è la sfida ossessiva e assoluta tra due uomini. C’è la città grande e tentacolare che avvolge i personaggi. Il confronto tra Dillinger e Purvis inizia subito, a distanza, in montaggio alternato. E i due si incontreranno dopo molto tempo. Tra i due non ci sarà il tavolo di un ristorante come avveniva per Pacino e De Niro, ma le sbarre di una cella. Comunque una barriera, comunque il simbolo di due esistenze da due parti diverse della barricata.

Nemico pubblico è uno strano incontro tra passato e futuro. Mann ricopre la sua immagine di una patina d’antan, con una fotografia seppiata che siamo abituati ad associare a film ambientati in un’epoca lontana.

Ma contemporaneamente gira in digitale ad alta definizione, una materia in cui è maestro: oggi nessuno sa usare come lui questo mezzo.

L’effetto è straniante, antico e modernissimo allo stesso tempo: l’immagine è pura e nitida, definita. E non è quella sgranata a cui siamo abituati ad associare una fotografia con una patina di antico.

È un’immagine che da colorata/desaturata diventa bianco e nero e si sporca per diventare quella dei cinegiornali che raccontano al cinema le gesta di Dillinger.

Nemico pubblico ci racconta anche questo: Dillinger è uno dei primi esempi – forse il primo – di criminale mediatico. Viene citato dai media, la folla accorre copiosa per assistere al suo arresto, la polizia rilascia proclami alla radio e si fa fotografare con la sua preda. Ogni mossa viene resa pubblica. Ed è curioso che, mentre il cinegiornale lo mostra, il pubblico, che si guarda in giro, non riconosca il vero Dillinger che è al cinema. Curioso, ma normale. È la distanza tra il cinema e la realtà.

Tra l’icona, l’immagine che è grande e sta in alto, e l’uomo, piccolo e seduto in basso sulla sua poltrona. Vince sempre la prima. E l’immagine di un uomo famoso è destinata sempre a prevalere sull’uomo stesso.

Ma il cortocircuito mediatico più affascinante, che per un attimo fa entrare Nemico pubblico nel meta cinema, è Dillinger che vede al cinema Clark Gable, in Manhattan Melodrama (Le due strade nel titolo italiano). Il look di Depp/Dillinger, cappello e baffi, è uguale a quello di Gable. Come se i due si trovassero allo specchio Johnny Depp può essere anche Clark Gable. Anzi, forse è Gable che può essere Depp. Così bravo che non si può non parteggiare per lui. Per chi scappa. Alla sua cattura, la città è in festa e noi abbiamo la morte nel cuore.

Da vedere perché: l’ennesima “sfida” di Mann, tra passato e futuro, fotografia d’antan e digitale hd. Dillinger è il primo criminale mediatico e pubblico

(Pubblicato su Movie Sushi)

 

 

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5 Responses to “Nemico pubblico. L’ennesima “sfida” di Michael Mann”


  1. 1 Michele Miccia
    novembre 7, 2009 alle 5:57 pm

    Non si può parlare di capolavori perchè sono già stati tutti girati, ma credo che si possa arrivare anche ad un voto tra 8,5-9. Chi è capace di fare oggi un cinema maschio che possa anche commuovere oltre forse Cronenberg? un saluto agli appassionati
    Michele

    • 2 allucineazioni
      novembre 9, 2009 alle 11:19 am

      Sì, i voti sono sempre relativi, e per un film del genere un 8,5-9 ci può stare tutto. Avvince e commuove, concordo con te. Anche su Cronenberg…

  2. 3 Michele Miccia
    novembre 12, 2009 alle 5:21 pm

    Grazie per la risposta. Peccato che sia un ex appassionato di cinema.Prima li frequentavo una
    una volta alla settimana e vi garantisco che riuscivo sempre a vedere qualcosa di buono. Da tre anni a questa parte il tempo mi è venuto un po’ a mancare, preferisco scrivere, ora mi sposto
    solo se vado sul sicuro.

    un saluto a tutti da Michele.

    • 4 allucineazioni
      novembre 12, 2009 alle 6:54 pm

      Beh, rinunciare a un po’ di cinema per scrivere mi sembra una scelta da condividere. Spero che la scrittura ti dia le soddisfazioni che vuoi… Quanto al cinema, per fortuna ci sono autori e film che ci permettono di andare sul sicuro. Spero, per quanto posso, di dare qualche buon consiglio da questo blog. Anche se, non dimentichiamolo mai, tutto è relativo. Soprattutto la critica…

      Un caro saluto

      Maurizio

  3. 5 Michele Miccia
    novembre 15, 2009 alle 11:18 am

    Ieri ho commesso un peccato.Sono ritornato al cinema. La seconda in due sabati, ma credo che durerà poco questo ritorno di fiamma. L’oggetto del peccato ” Il nastro bianco” di Michael Haneke. Al di là delle evidenti capacità tecniche, dopo un po’ mi sono sentito proiettato in uno dei tanti film del grande Bergman e addirittura in Dreyer con in più il narcisismo incontrollabile dei nostri tempi( compreso io che sto scivendo queste righe).Non capisco la necessità di questa opera filmica. L’autore voleva scioccare? e chi? i soliti piccoli borghesi che vanno al cinema per riappacificarsi con se stessi? E’ un film politico? di critica sociale? o
    il torbido che annunciava lo scoppio della prima guerra mondiale. Con il secondo tempo il regista scopre le sue carte: un opera troppo costruita e anche un po’ falsa. Ma forse mi sbaglio. Comunque credo che Haneke abbia fatto di meglio soprattutto in “Niente da nascondere”.

    Un saluto a tutti da Michele Miccia


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