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Mag
09

Uomini che odiano le donne. Non siamo mica gli americani…

Voto: 6 (su 10) 

1Non siamo mica gli americani, dice il titolo di un famoso disco di Vasco Rossi. Non siamo mica gli americani è una frase che dovrebbe essere il manifesto di un thriller completamente Made in Sweden. È infatti svedese l’autore del libro Uomini che odiano le donne: si chiama Stieg Larsson, è recentemente deceduto, ed è il protagonista di uno dei più incredibili casi letterari degli ultimi anni. Il protagonista è Mikael Blomkvist, giornalista d’inchiesta caduto in disgrazia dopo aver accusato un magnate della finanza ed essere stato querelato, viene assunto dal ricco capostipite della famigli Vanger per cercare qualche notizia sulla nipote Harriet (assenza-presenza evocata da una foto, un po’ Gioconda un po’ Laura Palmer), scomparsa quarant’anni prima. Le sue vicende si incroceranno con quelle di Lisbeth Salander, giovane hacker punk e ribelle, con un passato difficile alle spalle.

Non siamo mica gli americani, dicevamo, avrebbero dovuto ribadire gli svedesi che hanno prodotto il film. Perché sarebbe stato molto interessante vedere sullo schermo una nuova via del thriller, una via europea a un genere che è ormai monopolio americano. O, ancora meglio, una via scandinava al thriller, in modo che un genere che ha sempre bisogno di nuova vita potesse giovarsi di una cinematografia che ci aveva sorpreso con il cupo e lucido Racconti da Stoccolma e soprattutto con lo struggente, rarefatto e raggelato Lasciami entrare. Ecco, Uomini che odiano le donne poteva essere per il thriller quello che era stato Lasciami entrare per l’horror, in particolare il film di vampiri, una nuova rilettura per il genere. Invece, da questo punto di vista, è un’occasione sprecata. La regia di Niels Arden Oplev ricalca in maniera piuttosto scolastica il thriller americano, quello medio, non quello alla Seven di Fincher. Dalle inquadrature, alla musica tonitruante e ossessiva, al ritmo narrativo, alla distribuzione dei colpi di scena, tutto si inserisce in un filone già visto. La storia, che fa leva su due delle cose peggiori dell’umanità, la misoginia e l’antisemitismo, non è originalissima, ma si lascia seguire. Viene da chiedersi a cosa servirà il remake americano della pellicola, visto che in teoria c’è già tutto quello che può servire per il pubblico internazionale: probabilmente cambieranno gli attori, perché per sfondare nel mercato americano (Haneke insegna) servono i volti noti oltreoceano.

Sarà già scattata la ricerca ai Mikael e alle Lisbeth Made in U.S.A.? È probabile. E sarà un peccato: perché gli attori sono una delle cose migliori di questo film. Non abbiamo letto il libro, ma ci dicono che sono stati scelti in modo da sembrare più umani e credibili dei simil-supereroi della pagina scritta. Se Michael Nyqvist, che impersona il protagonista, è intenso e fragile quanto basta, la sorpresa è senz’altro l’androgina Noomi Rapace, fisico magro e muscoloso, volto duro e sguardo tagliente, occhi bistrati di nero e piercing. È proprio lei la carta vincente del film, un volto e un corpo che forse non troveremmo in un film americano. E proprio a lei sono legate alcune delle scene più forti, che forse una versione americana limerebbe un po’. In attesa del remake americano, Angeli e demoni insegna che il successo per una pellicola tratta da un best seller è cosa certa. A questo proposito, Uomini che odiano le donne ha il pregio di non perdersi troppo nelle chiacchiere dei film tratti da Brown, ma riesce a diventare cinema – cosa rara per i film tratti da libri – puntando sulle immagini. Pensiamo alla ricerca sulle foto durante la parata nell’ultimo giorno di vita di Harriet, un tentativo di trovare la verità dalle immagini che ci ricorda Blow Up.

Da vedere perché: il libro è stato un caso letterario. Come si dice: comunque vada sarà un successo…

 

 

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1 Response to “Uomini che odiano le donne. Non siamo mica gli americani…”


  1. 1 narena
    giugno 15, 2009 alle 11:10 am

    Uno dei rari film che non disattende le aspettative scaturenti dalla lettura del libro.
    Un libro di intrattenimento che non ha pretese letterarie ma è scritto molto bene e si indovina la mano del giornalista (Stieg Larsson prematuramente morto era un ottimo giornalista d’inchiesta svedese, noto per i molti reportage sull’allucinante ricostruzione di gruppi neonazisti in nord europa… e questo spiega perchè inserisce nel suo libro molti riferimenti su questi ambienti degenerati). Un romanzo che non ha niente a che vedere col sciattume sintattico e narrativo di Dan Brown _ spiace sia stato creato questo parallelismo nella vostra recensione.
    Il film pur costruendosi in un altro linguaggio comunicativo non fa rimpiangere (dicevo) la lettura. Ma soprattutto che si distingue per essenzialità dalle esagerazioni americane e non le fa rimpiangere. E’ asciutto nel racconto e credibile nell svolgimento dei fatti pur decrivendo personaggi e storie “incredibili”. L’originalità della regia è proprio nel raccontare quasi mestamente gli avvenimenti, e non giudicare buoni e cattivi con i luoghi comuni moralisti che vanno per la maggiore in questi tempi di oscurantismo culturale.
    Da vedere, e come voto darei 7


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