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Mag
09

Antichrist. L’uomo che odia le donne?

Voto: 4 (su 10) 

antichrist_posteerCi sono gli “uomini che odiano le donne” al centro di un film appena uscito al cinema. E poi c’è l’uomo che odia le donne, com’è stato definito Lars Von Trier dopo l’ultimo (inutilmente?) sconvolgente Antichrist, dileggiato tra i fischi all’ultimo Festival di Cannes. È impossibile non rimanere influenzati da questa accoglienza nel provare a dare un giudizio al film. Ma, d’altra parte, non si può neanche non tenere conto di come Von Trier abbia fin qui scritto dei capitoli notevoli nella storia del cinema recente.

Perché Von Trier odierebbe le donne? Qui racconta la storia di due coniugi alla prese con un lutto. Troppo presi dal fare l’amore, non si accorgono che il figlioletto è uscito dal suo lettino, che li sta osservando e poco dopo cadrà nel vuoto dalla finestra di casa. Lui, che è un terapista, decide di portare lei in una casa nel bosco, affinché possa elaborare il lutto ed esorcizzare le sue paure. Ma depressione e sensi di colpa la faranno impazzire. Non è mai stato tenero con le sue donne, Von Trier. Da Le onde del destino a Dancer In The Dark, fino a Dogville, le sue eroine sono sempre state maltrattate, malmenate, ingannate, stuprate. Von Trier ci ha fatto vedere tutto questo anche con lo spirito un po’ sadico tra il deus ex machina e il voyeur. Ma le continue violenze sulle donne avevano un senso: la loro passione era qualcosa che portava alla redenzione, il loro sacrificio non era mai vano, ma sempre salvifico. In questo senso le sue eroine erano figure cristologiche, agnelli sacrificali in grado di salvare il mondo. Fino a che l’ottica del cattolico Von Trier cambia con Dogville, e il Dio in cui crede non sembra più quello cattolico del perdono del Nuovo Testamento, ma quello vendicativo dell’Antico Testamento. Grace per tutto il film sembra porgere l’altra guancia, alla fine chiama il Padre perché mandi il suo castigo. Così, se le prime eroine erano Cristo, e Grace si allontanava da un comportamento da Cristo, qui sembra arrivare a compimento la parabola: la donna è addirittura l’Anticristo, come sembra suggerire il film. Tentatrice, violenta, la donna sarebbe alla fonte di tutte le disgrazie umane, come si evince da una certa letteratura che la donna sta studiando, e di cui sembra risentire.

Ma Antichrist è un film fumoso e criptico, pieno di sottotesti e simbolismi che è difficile riconoscere. È un film senza racconto, senza sceneggiatura, che annoia e non arriva da nessuna parte. Dovrebbe raccontare il dolore, ma questo non esce dallo schermo come dovrebbe, principalmente perché, non approfondendo i personaggi, non riesce a creare empatia con loro. Ultima delle provocazioni di Von Trier, viene presentato come un horror, ma è un film di tutt’altro tipo. Dell’horror non ha le premesse, le regole, gli stilemi e le soluzioni. Sono orrore – nel senso che sono raccapriccianti – le scene shock delle mutilazioni degli organi genitali maschili e femminili, che spostano ancora il confine del comune senso del pudore di quello che viene mostrato al cinema. Antichrist è più che altro in film bergmaniano, uno Scene da un matrimonio allucinato, porno e iperviolento, l’ennesima provocazione di un artista e un uomo che è abituato a giocare con il pubblico e a portarlo dove vuole. Dice di fare i film per sé, e non per il pubblico. E in effetti la sua ultima opera arriva dopo una lunga depressione, i cui effetti si vedono nel film. Che è un’opera deprimente e priva di speranza (anche se a tratti girata magnificamente, come il prologo in un nitido bianco e nero al ralenti). Tra gli effetti di questa depressione c’è però anche la perdita di quella lucidità narrativa ed espressiva che faceva di ogni suo film un’opera dagli incastri perfetti e dalla grande forza metaforica. L’ultima tentazione/provocazione di Lars insomma va a vuoto, non centra alcun bersaglio, ammesso che ne avesse uno. Ma, guardando certe sequenze di Antichrist, e contestualizzando il film nell’opera omnia del regista danese, sembra che verso le donne Von Trier nutra un grande amore. E che si sia trasformato in odio, forse perché non ricambiato.

Da non vedere perché: l’ultima tentazione (provocazione) di Von Trier stavolta va a vuoto

 

 

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