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Sergio Leone. Dopo di lui ogni western è sembrato fuori moda

300px-sergio_leoneVent’anni fa moriva uno dei nostri più grandi registi

“Senza gli Spaghetti Western non esisterebbe una buona parte del cinema italiano. E Hollywood non sarebbe la stessa. Leone e altri autori del genere hanno fatto una cosa straordinaria: hanno ucciso il vecchio western e lo hanno riportato in vita”. Parola di Quentin Tarantino, che il cinema di Sergio Leone ha dimostrato di amarlo parecchio. Durante le riprese de Le Iene, il primo film di Tarantino, il regista, ancora poco esperto di termini cinematografici, era solito dire ai suoi cameraman “Give me a Leone”, “datemi un Leone”, intendendo quei suggestivi primissimi piani, marchio di fabbrica del regista romano.  Spaghetti Western e Sergio Leone ormai sono quasi un sinonimo, visto che il regista romano è considerato il creatore di un genere ormai storico del cinema.

 Negli anni Sessanta il cinema americano era in crisi, con la televisione che rubava spettatori alle sale e il cinema d’autore europeo che cambiava il modo di intendere il cinema. Questa crisi, che colpiva soprattutto i film di serie b americani, aveva lasciato libero uno spazio nelle sale autoctone di seconda visione, nelle quali vennero a mancare i western per le programmazioni estive. Così un gruppo di cineasti e produttori italiani, che avevano lavorato nelle grandi produzioni internazionali girate in Europa, decisero di mettersi alla prova: capirono che l’America poteva essere ricostruita sui set spagnoli (il deserto dell’Almeria) dove venivano girati i peplum. Proprio per la loro ambientazione e per la facile reperibilità di comparse spagnole, gli Spaghetti Western erano spesso ambientati al confine tra Messico e Stati Uniti, con la Rivoluzione messicana e i banditi messicani al centro delle storie.

 Tutto nacque nell’estate del ’63, quando Enzo Barboni e Stelvio Messi portarono Sergio Leone a vedere un film giapponese, Yojimbo di Akira Kurosawa. Dal quel plot Leone prese spunto. Restava da trovare il protagonista, e dopo i rifiuti di tutti gli attori principali del tempo, tra cui James Coburn, si puntò su un giovane reduce da una serie tv. Che si chiamava Clint Eastwood. Tra un villaggio western alle porte di Roma, fornito da un amico di Leone, e la Spagna si cominciò a girare Per un pugno di dollari, il film capostipite dell’intero genere. Leone girò poi Per qualche dollaro in più e Il buono, il brutto, il cattivo, che completano la Trilogia del Dollaro, e il monumentale C’era una volta il West, film crepuscolare su un’era che stava per tramontare.

 “Ogni western uscito dopo gli Spaghetti sembrò terribilmente fuori moda” ha dichiarato Tarantino. Il filone infatti non fu per nulla una copia, ma riscrisse completamente i codici del genere, cambiandolo per sempre. Il western di Sergio Leone è diverso da quello classico alla John Ford. Il protagonista non è quasi mai un eroe e le sue motivazioni non sono mai nobili: quasi sempre il motore che fa girare quel mondo sono i soldi. È meno manicheo: la distinzione tra buoni e cattivi non è mai netta, e sono le situazioni a rendere l’uomo quello che è. Anche i cosiddetti personaggi positivi sono comunque sporchi e trasandati, ma più simili alla realtà. I paesaggi diventano desolati, sterminati, inospitali, polverosi. In confronto ai quali i protagonisti, sempre solitari, sembrano minuscoli. La regia indugia spesso sui primi piani, sugli sguardi tesi dei personaggi, lo script insiste con silenzi e frasi lapidarie che fanno da prodromo alla tempesta di pallottole.

A proposito di script: Sergio Leone chiedeva ai suoi sceneggiatori di pensare le battute dei suoi film in romano, come se i personaggi vivessero a Trastevere, nel cuore di Roma. È per questo che nei dialoghi dei suoi film aleggiano quel sarcasmo e quell’ironia tipici di un certo tipo di romanità. Le battute poi venivano ovviamente “tradotte” in italiano. Come ha scritto Marco Giusti, “Sergio Leone rimette in scena, come noi facevamo con i soldatini con le pistole giocattolo, le scene preferite dei suoi film americani e dei suoi maestri”.

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2 Responses to “Sergio Leone. Dopo di lui ogni western è sembrato fuori moda”


  1. maggio 5, 2009 alle 9:57 am

    quant’è vero.. avrà anche avuto problemi con le donne, altrimenti non si spiega perché le descrive sempre così, però ha rivoluzionato il genere western, dopo di lui, tutto il cinema precedente, tutta la scuola americana sono sembrati tremendamente vecchi.

    • 2 allucineazioni
      maggio 5, 2009 alle 3:55 pm

      già…ma evidentemente i problemi con le donne generano grande cinema…anche Hitchcock sembra avesse qualche problema con il genere femminile, e vedi che film ne sono usciti…


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