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		<title>The Iron Lady. Meryl Streep, una vera Lady di ferro</title>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#00ffff;"><strong><a href="http://allucineazioni.files.wordpress.com/2012/01/the-iron-lady-poster-italia_mid.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2121" title="the-iron-lady-poster-italia_mid" src="http://allucineazioni.files.wordpress.com/2012/01/the-iron-lady-poster-italia_mid.jpg?w=655" alt=""   /></a>Voto: 6 (su 10)</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#00ffff;"><strong>It’s A Man’s, Man’s, Man’s World</strong></span>. È un mondo di uomini, come cantava <span style="color:#00ffff;"><strong>James Brown</strong></span>, la politica. Soprattutto in un paese tradizionalista e conservatore come la Gran Bretagna. <span style="color:#00ffff;"><strong>Margaret Thatcher</strong></span> è stata una donna forte, in grado di sovvertire schemi e tradizioni, e diventare la prima donna premier del suo paese. È un mondo di uomini: Margaret, in quanto donna, in quanto figlia di droghiere, lo vede così. Il film è narrato dal suo punto di vista, e in tutte le scene della vita politica, anche se a quell’epoca non era l’unica donna in parlamento, la Thatcher è la sola donna, perché sentiva di essere sola tra gli uomini. <span style="color:#00ffff;"><strong>The Iron Lady</strong></span> parte quasi ai giorni nostri, in cui l’ex Lady di ferro è ormai un’anziana signora che si è ritirata a vita privata, e ha qualche problema a causa di una serie di lievi ischemie cerebrali. Nonostante il suo amato marito sia defunto da tempo, lei continua a “vederlo”, a comportarsi come se fosse ancora lì. I giorni della terza età della Thatcher sono il filo conduttore della storia, che viene ricostruita attraverso i ricordi, richiamati alla memoria da un rumore, da un’immagine o da una situazione. Vediamo così Maggie ragazza, sotto i bombardamenti delle Seconda Guerra Mondiale, la sua storia d’amore con il futuro marito Denis, l’ascesa politica, fino all’elezione a premier e all’arrivo al numero 10 di Downing Street. Fino alla crisi politica delle Falkland e alla guerra contro l’Argentina, in cui dimostrerà sangue freddo e uscirà da vincitrice.</p>
<p style="text-align:justify;">Raccontare la storia con gli occhi della Thatcher stessa può essere una carta vincente, ma anche un rischio. A livello narrativo, si tratta più che altro di un problema di proporzioni: la parte della Thatcher anziana, utile come idea per legare la storia, sembra avere troppo spazio in confronto a quella relativa alla carriera della Lady di ferro. Dando un tono un po’ monotono e patetico al film. E finendo un po’ per svilire la figura della Thatcher politica, e per lasciare il pubblico non ancora sazio di informazioni: ad esempio, tutta la vita politica tra le Falkland e la caduta del muro di Berlino è raccontata con un’ellissi narrativa e un montaggio veloce, il rapporto con Reagan da un ballo. E così via. A livello di contenuti, leggere la storia di Margaret Thatcher dal suo punto di vista significa ascoltare (non aderire, certo) solo le sue ragioni. E non vedere la sua politica da un punto di vista più obiettivo. Le politiche dalla Thatcher sono state oggetto di contestazioni (nel film vediamo delle rivolte in immagini di repertorio, ma non basta certo questo a ricordarlo), e ancora oggi sono considerate l’inizio di una crisi economica e del lavoro che oggi è deflagrata. Non è certo di politica che si vuole occupare <strong><span style="color:#00ffff;">Phyllida</span> <span style="color:#00ffff;">Lloyd</span></strong>, la regista del film. E da lei non ci si aspetta nemmeno il film sulla Thatcher che avrebbe girato<span style="color:#00ffff;"> <strong>Ken Loach</strong></span>. Ma una visione un po’ più ampia, quella sì, avrebbe giovato al film.</p>
<p style="text-align:justify;">A <span style="color:#00ffff;"><strong>Phyllida Lloyd</strong></span>, che, come <span style="color:#00ffff;"><strong>Clint Eastwood</strong></span> nel suo <span style="color:#00ffff;"><strong>J. Edgar</strong></span>, ha avuto il coraggio di raccontare un personaggio controverso (per non dire negativo), interessa raccontare la Thatcher come donna, come figura, come simbolo. Come la protagonista di una tragedia shakespeariana, come una Elisabetta I, anche lei leader donna in un mondo di uomini. E proprio come la Regina Elisabetta (o come una star del cinema o del rock) è raffigurata la Thatcher della vita politica: ripresa in primi piani, dal basso, in movimento, luminosa e illuminata (ad arte). Il resto, in un film che non soddisfa appieno, lo fa <span style="color:#00ffff;"><strong>Meryl Streep</strong></span>. E non è poco, anzi è tantissimo: con poco trucco, almeno negli anni della carriera politica, e con pochissimi vezzi attoriali, semplicemente la Streep è la Thatcher, non la interpreta né la imita. È un lavoro di mimesi, di sottrazione. Non ci scordiamo che è lei, perché non stravolge il suo aspetto fisico, ma crediamo in ogni momento di guardare la Thatcher. Non a caso, un Golden Globe vinto e un Oscar prenotato. Se potete, guardate il film in lingua originale: il lavoro sulla voce è straordinario, ancor di più se pensiamo che è un’attrice americana. Ma alla Streep niente è impossibile. Anche lei, a suo modo, è una Lady di ferro.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#00ffff;"><strong>Da vedere perché:</strong></span> per Meryl Streep. Basta la parola.</p>
<p style="text-align:justify;">
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/allucineazioni.wordpress.com/2120/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/allucineazioni.wordpress.com/2120/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/allucineazioni.wordpress.com/2120/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/allucineazioni.wordpress.com/2120/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/allucineazioni.wordpress.com/2120/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/allucineazioni.wordpress.com/2120/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/allucineazioni.wordpress.com/2120/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/allucineazioni.wordpress.com/2120/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/allucineazioni.wordpress.com/2120/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/allucineazioni.wordpress.com/2120/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/allucineazioni.wordpress.com/2120/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/allucineazioni.wordpress.com/2120/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/allucineazioni.wordpress.com/2120/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/allucineazioni.wordpress.com/2120/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=allucineazioni.wordpress.com&amp;blog=6713469&amp;post=2120&amp;subd=allucineazioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Benvenuti al Nord. Anche i milanesi hanno un cuore grande</title>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong><a href="http://allucineazioni.files.wordpress.com/2012/01/benvenuti.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2114" title="benvenuti" src="http://allucineazioni.files.wordpress.com/2012/01/benvenuti.jpg?w=655" alt=""   /></a><span style="color:#00ffff;">Voto: 6,5 (su 10)</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;">C’è la nebbia, si mangia male, la gente è fredda e pensa solo a lavorare. Luoghi comuni, questi fidi compagni di viaggio: dopo quelli sul Sud, ecco quelli su Milano in <span style="color:#00ffff;"><strong>Benvenuti al Nord</strong></span>, atteso sequel del fortunatissimo <span style="color:#00ffff;"><strong>Benvenuti al Sud</strong></span>. Stavolta tocca a Mattia (<span style="color:#00ffff;"><strong>Alessandro Siani</strong></span>), in crisi con la moglie Maria (<span style="color:#00ffff;"><strong>Valentina Lodovini</strong></span>), trasferirsi da Castellabate a Milano. Ad aspettarlo ovviamente c’è Alberto Colombo (<span style="color:#00ffff;"><strong>Claudio Bisio</strong></span>), anche lui in crisi coniugale con Silvia (<span style="color:#00ffff;"><strong>Angela Finocchiaro</strong></span>), che, per ripararsi dalle polveri sottili prende una casa in montagna per i week end, ma non può andarci con il marito, troppo impegnato con il lavoro. Come da copione l’impatto di Mattia con il nuovo ambiente è duro: le colazioni sono scarne e solitarie, i divieti di sosta per il lavaggio delle strade vanno rispettati. E al lavoro tutti corrono. E proprio il lavoro è al centro di questo sequel: il fantomatico progetto pilota delle Poste Italiane, nome in codice E.R.P.E.S., tormenta Alberto. E sarà proprio Mattia a risolvergli i problemi. Ovviamente, come nel primo film, i luoghi comuni vengono superati, esorcizzati, sfatati. E capiremo che anche i milanesi hanno un cuore grande.</p>
<p style="text-align:justify;">È un luogo comune, questo difficile da sfatare, che il cinema italiano rischi poco e osi nulla. Così, dopo i Cinepanettoni seriali con il format delle vacanze sempre uguali a se stesse, il 2012 inizia riproponendo i successi dell’anno precedente, <span style="color:#00ffff;"><strong>Immaturi</strong></span> e <span style="color:#00ffff;"><strong>Benvenuti al Sud</strong></span>. In questo caso la sfida è però diversa: se <span style="color:#00ffff;"><strong>Benvenuti al Sud</strong></span> era il remake di un film francese (<span style="color:#00ffff;"><strong>Giù al Nord</strong></span>), ed era costruito intorno a una trama solida, fluida e a delle gag riuscite, <span style="color:#00ffff;"><strong>Benvenuti al Nord</strong></span> è un film completamente nuovo. La sfida è proprio costruire un film ex novo, seppur non partendo da zero, ma dal canovaccio del fortunato predecessore. Accanto a <span style="color:#00ffff;"><strong>Luca Miniero</strong></span> in sceneggiatura c’è <span style="color:#00ffff;"><strong>Fabio Bonifacci</strong></span>, e il suo tocco “sociale” si sente a tratti (i discorsi sullo spietato mondo del lavoro, sul mutuo). La sfida complessivamente è riuscita: il film è divertente e piacevole, e lascia in bocca un gusto dolce e consolante.</p>
<p style="text-align:justify;">Rispetto al suo predecessore, però, <span style="color:#00ffff;"><strong>Benvenuti al Nord</strong></span> sembra funzionare un po’ meno come racconto, e sembra procedere più per strappi e gag, sembra meno cinematografico e più cabarettistico. Non a caso, se si ride per le avventure di Bisio e Siani, ad essere irresistibili sono le caratterizzazioni di <span style="color:#00ffff;"><strong>Paolo Rossi</strong></span>, immenso nel suo team leader simil <span style="color:#00ffff;"><strong>Marchionne</strong></span> (con cui evidentemente ha un conto aperto) e di <span style="color:#00ffff;"><strong>Angela Finocchiaro</strong></span> che interpreta, invecchiata ad arte, la madre di Silvia. A livello di script, invece, il vero colpo di genio è la gag della pantomima al contrario, nemesi e specchio della scena più riuscita del primo film, quella in cui i campani inscenavano una Castellabate da incubo a uso e consumo della moglie di Alberto. Si tratta comunque di un successo annunciato che al pubblico piacerà. E se ci piacerebbe ancora vedere Siani e Bisio insieme, stavolta in un progetto completamente nuovo, resta da riflettere su un cinema che prende le distanze, in stile e temi, dal Cinepanettone, ma che è pur sempre una “commedia italiana” e non ancora quella “Commedia all’italiana”, quella tagliente e amara dei <span style="color:#00ffff;"><strong>Risi</strong></span> e dei <span style="color:#00ffff;"><strong>Germi</strong></span>, quella a cui il cinema italiano dovrebbe ambire. Comunque, se si finisce con <span style="color:#00ffff;"><strong>Emma</strong></span> che canta <span style="color:#00ffff;"><strong>Nel blu dipinto di blu</strong></span>, il nostro inno nazionale non ufficiale, vuol dire che è proprio un bello spot per l’Unità d’Italia. Alla faccia di chi, proprio al Nord, non la vorrebbe…</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#00ffff;"><strong>Da vedere perché</strong><strong>:</strong></span> è divertente e piacevole, e lascia in bocca un gusto dolce e consolante. E <span style="color:#00ffff;"><strong>Paolo Rossi</strong></span> simil <span style="color:#00ffff;"><strong>Marchionne</strong></span> e <span style="color:#00ffff;"><strong>Angela Finocchiaro</strong></span> nei panni della suocera sono irresistibili</p>
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		<title>La talpa. Bentornata, spy-story</title>
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		<description><![CDATA[Voto: 6 (su 10) Bentornata, spy-story. La talpa (presentato a Venezia con il titolo originale Tinker, Taylor, Soldier, Spy) si propone come il non plus ultra del genere. È tratto infatti da un libro di John Le Carré, il maestro dello spionaggio, già portato sugli schermi con una versione televisiva in sette puntate. È ambientato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=allucineazioni.wordpress.com&amp;blog=6713469&amp;post=2106&amp;subd=allucineazioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong><a href="http://allucineazioni.files.wordpress.com/2012/01/la-talpa-locandina-film-cover.jpg"><img class="alignleft  wp-image-2107" title="La-Talpa-locandina-film-cover" src="http://allucineazioni.files.wordpress.com/2012/01/la-talpa-locandina-film-cover.jpg?w=392&#038;h=560" alt="" width="392" height="560" /></a><span style="color:#00ffff;">Voto: 6 (su 10)</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;">Bentornata, spy-story. <span style="color:#00ffff;"><strong>La talpa</strong></span> (presentato a Venezia con il titolo originale <span style="color:#00ffff;"><strong>Tinker, Taylor, Soldier, Spy</strong></span>) si propone come il non plus ultra del genere. È tratto infatti da un libro di<span style="color:#00ffff;"><strong> John Le Carré</strong></span>, il maestro dello spionaggio, già portato sugli schermi con una versione televisiva in sette puntate. È ambientato all’inizio degli anni Settanta, con i Sessanta gli “anni d’oro” della spy-story, e della Guerra Fredda. Tra Londra, Budapest e Istanbul, i servizi segreti inglesi, il leggendario MI6, dopo una missione andata a monte, vede le dimissioni del suo capo, Controllo (<span style="color:#00ffff;"><strong>John Hurt</strong></span>) e del suo luogotenente, Smiley (<span style="color:#00ffff;"><strong>Gary Oldman</strong></span>). Sarà proprio lui a cercare di smascherare la talpa che si dice si trovi nell’MI6. I candidati sono tanti…</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#00ffff;"><strong>La talpa</strong></span> è l’altro lato della spy-story: non è quello tutto eroi, uomini affascinanti e azione sfrenata (il genere lanciato da <span style="color:#00ffff;"><strong>James Bond</strong></span> e proseguito dalle serie di <span style="color:#00ffff;"><strong>Bourne</strong></span> e di <span style="color:#00ffff;"><strong>Mission: Impossible</strong></span>), ma è fatto di esseri anonimi, “gente con gli occhiali sul naso” (come lo Smiley di Gary Oldman e come un bambino che fa amicizia con una delle spie), ometti grigi. Così come sono il grigio e il  marrone, colori piatti e uniformi, anonimi, le tinte del film. L’MI6 non appare così impeccabile come quello di 007. Non aspettatevi azione e gesta estreme, ma complotti, segreti e azioni sottobanco. Siamo più dalle parti de <span style="color:#00ffff;"><strong>La casa Russia</strong></span>, per restare vicini a un altro film tratto da Le Carré.</p>
<p style="text-align:justify;">E queste tinte retrò, scolorite e demodè sembrano essere davvero congeniali a <span style="color:#00ffff;"><strong>Tomas Alfredson</strong></span>, regista svedese, perché le trovavamo anche nel suo film <span style="color:#00ffff;"><strong>Lasciami entrare</strong></span>, così come quell’atmosfera fredda, raggelata che permea entrambi i film. Tutto, nei film di Alfredson, sembra evocare una senso di lontananza: fisica, temporale, emotiva. Lontananza che forse qui vuol dire nostalgia per un’epoca, quella della Guerra Fredda, in cui forse il lavoro di intelligence era più semplice, nel senso che era piuttosto chiaro chi era il nemico. La lontananza però qui sembra essere anche il limite del film. Se in <span style="color:#00ffff;"><strong>Lasciami entrare</strong></span> il tono distaccato di Alfredson sembrava avvicinarsi allo sguardo di un entomologo, di qualcuno che guardava dall’esterno per analizzare al meglio caratteri e comportamenti, qui sembra essere quello di un professionista intento a realizzare al meglio un affresco d’epoca, e non sfigurare accanto ad altri classici della spy story. Ma troppi personaggi, di cui nessuno con cui sviluppare una certa empatia, una trama troppo macchinosa e veloce, rendono il film difficile da seguire, ma soprattutto da amare, anche se è indubbio che abbia un cast eccezionale e una pregevole fattura. Non a caso, il libro di <span style="color:#00ffff;"><strong>Le Carré</strong></span> era stato adattato in una serie di sette puntate. E per una storia così complessa due ore sembrano poche….</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#00ffff;"><strong>Da vedere perché:</strong></span> ha un cast eccezionale e una pregevole fattura</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/allucineazioni.wordpress.com/2106/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/allucineazioni.wordpress.com/2106/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/allucineazioni.wordpress.com/2106/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/allucineazioni.wordpress.com/2106/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/allucineazioni.wordpress.com/2106/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/allucineazioni.wordpress.com/2106/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/allucineazioni.wordpress.com/2106/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/allucineazioni.wordpress.com/2106/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/allucineazioni.wordpress.com/2106/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/allucineazioni.wordpress.com/2106/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/allucineazioni.wordpress.com/2106/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/allucineazioni.wordpress.com/2106/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/allucineazioni.wordpress.com/2106/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/allucineazioni.wordpress.com/2106/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=allucineazioni.wordpress.com&amp;blog=6713469&amp;post=2106&amp;subd=allucineazioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Shame. Il sesso come prigione</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 11:13:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Voto: 8 (su 10) Shame come  vergogna. Quella della dipendenza da sesso, malattia figlia dei tempi che viviamo, bombardati come siamo oggi da input di tutti i tipi, ritmi di lavoro eccessivi, e spesso da una vita affettiva raggelata. È così per Brandon (Michael Fassbender), il protagonista del film, broker di Wall Street perduto in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=allucineazioni.wordpress.com&amp;blog=6713469&amp;post=2095&amp;subd=allucineazioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://allucineazioni.files.wordpress.com/2012/01/shame-poster-italia.jpg"><img class="alignleft  wp-image-2100" title="shame-poster-italia" src="http://allucineazioni.files.wordpress.com/2012/01/shame-poster-italia.jpg?w=458&#038;h=655" alt="" width="458" height="655" /></a><span style="color:#00ffff;"><strong>Voto: 8 (su 10)</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#00ffff;"><strong>Shame</strong></span> come  vergogna. Quella della dipendenza da sesso, malattia figlia dei tempi che viviamo, bombardati come siamo oggi da input di tutti i tipi, ritmi di lavoro eccessivi, e spesso da una vita affettiva raggelata. È così per Brandon (<span style="color:#00ffff;"><strong>Michael Fassbender</strong></span>), il protagonista del film, broker di Wall Street perduto in una New York tutta acciaio e vetro, dove tutto è lucido, tutto è solo una superficie su cui scivolare, pura apparenza. È una New York fatta di specchi, dove guardarsi con vergogna. Brandon, che sembra uscito da uno dei romanzi minimalisti sulla New York degli anni Ottanta, quelli di <span style="color:#00ffff;"><strong>Brett Easton Ellis</strong></span> e <span style="color:#00ffff;"><strong>Jay McInerney</strong></span>, è bello, elegante, ricco: può avere tutto, comprare tutto. Anche il sesso. I suoi comportamenti diventano sempre più compulsivi. E le cose sono destinate a complicarsi quando arriva in città la fragile sorella Sissy (una struggente <span style="color:#00ffff;"><strong>Carey Mulligan</strong></span>), a incrinare il già fragilissimo equilibrio di Brandon. E ancora di più quando un’affascinante collega prova a imbastire con lui una relazione. A fare l’amore, invece che sesso.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#00ffff;"><strong>Shame</strong></span>, opera seconda del videoartista inglese <span style="color:#00ffff;"><strong>Steve McQueen</strong></span>, tanto raffinata quanto dolorosa, ha il pregio di non mostrare il sesso solo come depravazione, ma anche come fascino e seduzione.  Non è un film né moralista né pietista, ma drammatico e tragico. Ci attrae e poi ci fa sentire in colpa, mettendoci sullo stesso piano del protagonista. Facendoci capire che forse questa storia può riguardarci tutti. Perché riguarda la nostra società usa e getta. McQueen è bravo a trasmettere il desiderio e poi il vuoto. Lo fa sfruttando corpi eleganti e bellissimi e ambienti freddi e vuoti, a evocare animi raggelati e desolati.</p>
<p style="text-align:justify;">Acciaio e vetro, come la New York in cui si muove, sembrano essere anche gli occhi di <span style="color:#00ffff;"><strong>Michael Fassbender</strong></span>. A prima vista appaiono freddi, spietati, come quelli di un cacciatore. Ma il suo Brandon è un cacciatore suo malgrado. È un prigioniero, proprio come lo era in <span style="color:#00ffff;"><strong>Hunger</strong></span>, opera prima di McQueen. Così su quegli occhi di vetro scivolano le lacrime, si legge la vergogna, il ghiaccio si scioglie e rimane la disperazione. Attore superdotato, nel senso di talento e non solo, visto che il suo nudo frontale ha fatto scalpore. Il nudo di Fassbender apre il film spiegandoci subito la sua condizione di essere indifeso di fronte al mondo. Fassbender, futura star del cinema mondiale, ha un volto da cinema d’altri tempi, da anni Quaranta o Cinquanta: la mascella quadrata, il volto perfetto, un contegno alla Cary Grant. Ma sotto quel contegno cova la passione. Ghiaccio fuori, fuoco dentro.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#00ffff;"><strong>Da vedere pe</strong><strong>rché</strong><strong>:</strong></span> non è un film né moralista né pietista, ma drammatico e tragico. Ci attrae e poi ci fa sentire in colpa, mettendoci sullo stesso piano del protagonista. E Michael Fassbender è la futura star del cinema</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/allucineazioni.wordpress.com/2095/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/allucineazioni.wordpress.com/2095/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/allucineazioni.wordpress.com/2095/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/allucineazioni.wordpress.com/2095/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/allucineazioni.wordpress.com/2095/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/allucineazioni.wordpress.com/2095/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/allucineazioni.wordpress.com/2095/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/allucineazioni.wordpress.com/2095/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/allucineazioni.wordpress.com/2095/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/allucineazioni.wordpress.com/2095/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/allucineazioni.wordpress.com/2095/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/allucineazioni.wordpress.com/2095/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/allucineazioni.wordpress.com/2095/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/allucineazioni.wordpress.com/2095/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=allucineazioni.wordpress.com&amp;blog=6713469&amp;post=2095&amp;subd=allucineazioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Le idi di marzo. La disillusione dell’era Obama</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 10:19:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Voto: 7,5 (su 10) Avrebbe comunque vinto sempre il Diavolo. Sì, perché in molti avrebbero voluto che il Leone d’Oro del Festival di Venezia andasse a Le idi di marzo, il film di George Clooney che aveva aperto la kermesse. Il Leone d’Oro è andato a Faust, ma, avesse vinto Clooney, sarebbe stato comunque il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=allucineazioni.wordpress.com&amp;blog=6713469&amp;post=2084&amp;subd=allucineazioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#00ffff;"><a href="http://allucineazioni.files.wordpress.com/2011/12/zzzzzzzzzz1.jpg"><img class="alignleft  wp-image-2089" title="28x40 sac_Layout 1" src="http://allucineazioni.files.wordpress.com/2011/12/zzzzzzzzzz1.jpg?w=458&#038;h=655" alt="" width="458" height="655" /></a>Voto: 7,5 (su 10)</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;">Avrebbe comunque vinto sempre il Diavolo. Sì, perché in molti avrebbero voluto che il Leone d’Oro del Festival di Venezia andasse a <span style="color:#00ffff;"><strong>Le idi di marzo</strong></span>, il film di <span style="color:#00ffff;"><strong>George Clooney</strong></span> che aveva aperto la kermesse. Il Leone d’Oro è andato a <span style="color:#00ffff;"><strong>Faust</strong></span>, ma, avesse vinto Clooney, sarebbe stato comunque il trionfo del Diavolo. Anche <span style="color:#00ffff;"><strong>Le idi di marzo</strong></span>, thriller politico e opera morale, è la storia di un uomo che vende l’anima al Diavolo: Stephen Meyers (<span style="color:#00ffff;"><strong>Ryan Gosling</strong></span>) è uno spin doctor, l’addetto alla comunicazione del governatore Mike Morris (<span style="color:#00ffff;"><strong>George Clooney</strong></span>), candidato alle primarie del Partito Democratico per le elezioni presidenziali (le vere primarie e il vero Partito Democratico, quelli americani). Il Diavolo è la politica, è l’ambizione. Partito con grandi ideali, Meyers scoprirà che nella vita del governatore non è tutto oro quel che luccica. C’è del marcio in America. E c’è del marcio anche in Meyers, che non esiterà a “pugnalare” metaforicamente il suo candidato, e l’altro addetto alla comunicazione (<span style="color:#00ffff;"><strong>Philip Seymour Hoffman</strong></span>) per farsi strada nel mondo di cui ha scelto di fare parte. Di qui il titolo <span style="color:#00ffff;"><strong>Le idi di marzo</strong></span>, che fa riferimento all’uccisione di Giulio Cesare. Come insegna la cronaca, anche qui c’è di mezzo una stagista. Ma, potere del cinema, è alta, bionda e bellissima (è <span style="color:#00ffff;"><strong>Evan Rachel Wood</strong></span>), tutto il contrario di <span style="color:#00ffff;"><strong>Monica Lewinsky</strong></span>.</p>
<p style="text-align:justify;">Ci piace <span style="color:#00ffff;"><strong>George Clooney</strong></span> quando recita in questi ruoli (il suo Morris è un ritratto del perfetto democratico, del politico pulito, tra Kennedy e un Obama in bianco), ci piace ancora di più quando dirige film impegnati come questi, e come <span style="color:#00ffff;"><strong>Good Night, and Good Luck</strong></span>. Il suo cinema ha sempre raccontato storie che hanno a che fare con lo iato tra realtà e apparenza, in tutte le sue declinazioni. Dalla mitomania (<span style="color:#00ffff;"><strong>Confessioni di una mente pericolosa</strong></span>) alla censura (<span style="color:#00ffff;"><strong>Good Night, And Good Luck</strong></span>), fino alle tattiche della comunicazione politica (<span style="color:#00ffff;"><strong>Le idi di marzo</strong></span>), in tutti i film di Clooney si racconta di come la verità possa essere distorta per fini personali o politici. In questo senso, <span style="color:#00ffff;"><strong>Le idi di marzo</strong></span> è un film complementare e opposto a <span style="color:#00ffff;"><strong>Good Night, and Good Luck</strong></span>. È complementare perché racconta come la politica stessa filtri, nasconda, organizzi i flussi dell’informazione prima ancora che arrivi ai mass media, dove il film sul maccartismo parlava di come i mezzi di comunicazione, sotto le pressioni della politica, scelgano come e quando l’informazione debba fluire. Allo stesso tempo, questo è un film opposto, perché racconta la storia di un uomo che si lascia corrompere, dove l’altro mostrava una strenua resistenza al nemico, in nome di una profonda integrità professionale.</p>
<p style="text-align:justify;">E se <span style="color:#00ffff;"><strong>Good Night, And Good Luck</strong></span> era il film dell’era <span style="color:#00ffff;"><strong>Bush</strong></span>, in cui era evidente il disgusto per la censura e il controllo ossessivo dell’informazione, <span style="color:#00ffff;"><strong>Le idi di marzo</strong></span> è il film dell’era <strong><span style="color:#00ffff;">Obam</span><span style="color:#00ffff;">a</span></strong>, e della disillusione arrivata dopo la speranza, dei compromessi arrivati dopo gli ideali. Il Morris di Clooney è immortalato come Obama nella celebre effige/icona di <span style="color:#00ffff;"><strong>Shepard Fairey</strong></span>. Ovviamente Clooney non vuole lanciare strali né contro l’attuale Presidente U.S.A. né contro i Democratici. Vuole solo metterci in guardia sul fatto che la politica sia un gioco sporco, e chi ci entra finisce per sporcarsi. E su come non ci si possa illudere mai troppo. In un film teso e lucidissimo, dalla sceneggiatura perfetta, girato come un classico che sembra uscito dagli anni Settanta (potrebbe essere stato girato da Pollack), spiccano un Clooney attore dalla perfetta faccia imperturbabile da politico e un Ryan Gosling ormai lanciatissimo, ed eccezionale nel passare dall’innocenza all’esperienza. In un mondo fatto di chiaroscuri – come sottolineato dalla fotografia del film – dove tutti entrano ed escono continuamente dall’ombra, Clooney sembra volerci dire che in politica vediamo solo quello che appare sotto i riflettori, quando sono accesi. Chissà cosa succede fuori dal cono di luce degli spot, o quando la luce è spenta. Buona notte, e buona fortuna.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#00ffff;"><strong>Da vedere perché:</strong></span> se <span style="color:#00ffff;"><strong>Good Night, And Good Luck</strong></span> era il film dell’era <span style="color:#00ffff;"><strong>Bush</strong></span>, in cui era evidente il disgusto per la censura, <span style="color:#00ffff;"><strong>Le idi di marzo</strong></span> è il film dell’era <span style="color:#00ffff;"><strong>Obama</strong></span>, e della disillusione arrivata dopo la speranza</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/allucineazioni.wordpress.com/2084/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/allucineazioni.wordpress.com/2084/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/allucineazioni.wordpress.com/2084/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/allucineazioni.wordpress.com/2084/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/allucineazioni.wordpress.com/2084/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/allucineazioni.wordpress.com/2084/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/allucineazioni.wordpress.com/2084/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/allucineazioni.wordpress.com/2084/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/allucineazioni.wordpress.com/2084/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/allucineazioni.wordpress.com/2084/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/allucineazioni.wordpress.com/2084/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/allucineazioni.wordpress.com/2084/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/allucineazioni.wordpress.com/2084/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/allucineazioni.wordpress.com/2084/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=allucineazioni.wordpress.com&amp;blog=6713469&amp;post=2084&amp;subd=allucineazioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Sherlock Holmes – Gioco d’ombre. Come destrutturare l’action movie</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 10:03:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Voto: 6 (su 10) Caffè, tabacco e foglie di coca. È questa la “dieta” con cui lo Sherlock Holmes di Robert Downey Jr. si nutre per restare sveglio durante i suoi esperimenti. Riferimenti al passato tossico di Downey Jr. a parte, è un mix che potrebbe definire la cifra stilistica di questo Sherlock Holmes – [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=allucineazioni.wordpress.com&amp;blog=6713469&amp;post=2079&amp;subd=allucineazioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="color:#00ffff;"><strong>Voto: 6 (su 10)</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://allucineazioni.files.wordpress.com/2011/12/sherlock.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2080" title="sherlock" src="http://allucineazioni.files.wordpress.com/2011/12/sherlock.jpg?w=655" alt=""   /></a>Caffè, tabacco e foglie di coca. È questa la “dieta” con cui lo <span style="color:#00ffff;"><strong>Sherlock Holmes</strong></span> di <span style="color:#00ffff;"><strong>Robert Downey Jr.</strong></span> si nutre per restare sveglio durante i suoi esperimenti. Riferimenti al passato tossico di Downey Jr. a parte, è un mix che potrebbe definire la cifra stilistica di questo <span style="color:#00ffff;"><strong>Sherlock Holmes – Gioco d’ombre</strong></span>, secondo episodio della fortunata franchise sul detective creato da <span style="color:#00ffff;"><strong>Arthur Conan Doyle</strong></span> diretta da <span style="color:#00ffff;"><strong>Guy Ritchie</strong></span>: adrenalinico, ipereccitato, eccessivo. Nelle recitazione, come nella regia. In questo secondo capitolo entra in scena l’acerrimo nemico di Holmes: il Professor Moriarty, qui trafficante d’armi che nel 1891 vuole creare una domanda alla sua offerta. Cioè far scoppiare una guerra tra Germania e Francia, per poi armarle a dovere. Per farlo organizza una serie di attentati da Parigi a Strasburgo. Holmes e il fido Watson (<span style="color:#00ffff;"><strong>Jude Law</strong></span>) cercano di smascherarlo.</p>
<p style="text-align:justify;">“Cosa vede?” “Tutto. È questa la mia condanna”. È quello che dice Sherlock Holmes a una cartomante, interpretata da <span style="color:#00ffff;"><strong>Noomi Rapace</strong></span>, che avrà una parte importante nello snodo della storia. È la deduzione, bellezza. <span style="color:#00ffff;"><strong>Guy Ritchie</strong></span> riesce a rappresentare efficacemente sullo schermo la proverbiale dote del detective londinese, come nel primo film, grazie al ralenti: ci fa vedere la stessa scena prima rallentata, con la voce off di Holmes a “leggere” ogni dettaglio dell’avversario che affronta, come se potesse pre-vedere lo scontro, e poi velocizzata, con lo scontro che avviene, secondo le mosse previste, a un ritmo sovraeccitato. È la stessa idea del primo film, qui portata avanti fino alla fine, che può stancare o meno, ma è interessante. In questo modo Ritchie destruttura l’action movie (perché di questo si tratta), lo disseziona, lo smonta e lo rimonta suo piacimento. Piaccia o no, ha uno stile.</p>
<p style="text-align:justify;">E Ritchie lo sa, di avere uno stile, e a volte ne abusa, eccede in virtuosismi, fa vedere troppo quanto è bravo. Il risultato è che tutto scorre veloce, senza appassionare veramente, senza creare empatia con i personaggi. Perché, se l’ambizione è quella di creare un nuovo supereroe, una sorta di <span style="color:#00ffff;"><strong>Batman</strong></span> vittoriano (Holmes e Watson come Batman e Robin), o un <span style="color:#00ffff;"><strong>James Bond</strong></span> d’antan (le citazioni non mancano, dalla statura di villain megalomane del suo avversario alla costruzione di alcune scene), il rischio è che Downey Jr. e Law siano i nuovi <strong><span style="color:#00ffff;">Bud Spencer</span> </strong>e<span style="color:#00ffff;"><strong> Terence Hill</strong></span>, o i nuovi <span style="color:#00ffff;"><strong>Clouseau</strong></span> e <span style="color:#00ffff;"><strong>Cato</strong></span>, visto che di scazzottate e di travestimenti comunque si tratta. Sherlock Holmes, insomma è soprattutto un nome, un involucro, dentro cui Ritchie mette i caratteri del cinema che ama, e a cui aspira, citando anche il suo <span style="color:#00ffff;"><strong>Snatch</strong></span> (la boxe, gli zingari), per quello che può essere il prequel ideale dei suoi gangster movie e del suo cinema british pulp. Operazione riuscita, ma non memorabile.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#00ffff;"><strong>Da vedere perché:</strong></span> Ritchie destruttura l’action movie, lo disseziona, lo smonta e lo rimonta suo piacimento. Piaccia o no, ha uno stile</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/allucineazioni.wordpress.com/2079/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/allucineazioni.wordpress.com/2079/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/allucineazioni.wordpress.com/2079/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/allucineazioni.wordpress.com/2079/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/allucineazioni.wordpress.com/2079/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/allucineazioni.wordpress.com/2079/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/allucineazioni.wordpress.com/2079/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/allucineazioni.wordpress.com/2079/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/allucineazioni.wordpress.com/2079/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/allucineazioni.wordpress.com/2079/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/allucineazioni.wordpress.com/2079/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/allucineazioni.wordpress.com/2079/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/allucineazioni.wordpress.com/2079/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/allucineazioni.wordpress.com/2079/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=allucineazioni.wordpress.com&amp;blog=6713469&amp;post=2079&amp;subd=allucineazioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Midnight in Paris. Il passato è una terra incantata</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 21:16:06 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#00ffff;"><strong><a href="http://allucineazioni.files.wordpress.com/2011/12/mid.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2074" title="mid" src="http://allucineazioni.files.wordpress.com/2011/12/mid.jpg?w=655" alt=""   /></a>Voto: 7 (su 10)</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong>“Dico sempre che sono nato troppo tardi”. Sono le parole di Gil (<span style="color:#00ffff;"><strong>Owen Wilson</strong></span>), protagonista del nuovo film di <span style="color:#00ffff;"><strong>Woody Allen</strong></span>, <span style="color:#00ffff;"><strong>Midnight in Paris</strong></span>, ed ennesimo alter ego del regista sul grande schermo. Gil, in vacanza a Parigi con la fidanzata Inez (<span style="color:#00ffff;"><strong>Rachel McAdams</strong></span>), una sera sceglie di passeggiare da solo per la Ville Lumière, fino a che, al rintocco della mezzanotte, come una Cenerentola al contrario, viene prelevato da una macchina che lo porta nella Parigi degli anni Venti. Così incontra <span style="color:#00ffff;"><strong>Francis Scott Fitzgerald</strong></span> e la moglie Zelda, <span style="color:#00ffff;"><strong>Hemingway</strong></span>, <span style="color:#00ffff;"><strong>Cole Porter</strong></span>, <span style="color:#00ffff;"><strong>Picasso</strong></span>, <span style="color:#00ffff;"><strong>Dalì</strong></span>, <span style="color:#00ffff;"><strong>Man Ray</strong></span>. E un <span style="color:#00ffff;"><strong>Bunuel</strong></span> incredulo a cui suggerisce il soggetto de <span style="color:#00ffff;"><strong>L’angelo sterminatore</strong></span>. Incoraggiato da <span style="color:#00ffff;"><strong>Gertrude Stein</strong></span>, forse deciderà di inseguire il suo sogno di fare lo scrittore, abbandonato per il lavoro più remunerativo di sceneggiatore a Hollywood.</p>
<p style="text-align:justify;">Arrivato a Parigi, che sul grande schermo coccola come la sua <span style="color:#00ffff;"><strong>Manhattan</strong></span>, durante quello che ormai è un tour europeo, che da Londra a Barcellona lo ha portato fino a Roma, Allen ritrova l’ispirazione dei suoi vecchi film e firma la sua opera migliore dai tempi di <span style="color:#00ffff;"><strong>Match Point</strong></span>. Come nel suo precedente <a href="http://allucineazioni.wordpress.com/2010/12/19/incontrerai-l%E2%80%99uomo-dei-tuoi-sogni-l%E2%80%99auto-analisi-di-woody-allen/"><span style="color:#00ffff;"><strong>Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni</strong></span></a>, dove ironizzava sul suo divorzio e la sua relazione con una donna più giovane, e sul fallimento della psicanalisi, qui, con un personaggio che scrive film ma vorrebbe scrivere libri, ci parla del suo senso di inadeguatezza e di inferiorità di fronte ai grandi della scrittura e dell’arte. Che poi è l’inadeguatezza e la povertà dei tempi che viviamo rispetto ai tempi passati. Allen, eterno insicuro, probabilmente vorrebbe creare altre opere e vivere in un altro periodo.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma la sorpresa avviene quando Gil, accompagnato dall’affascinante Adriana (una splendida <span style="color:#00ffff;"><strong>Marion Cotillard</strong></span>), musa di Picasso ed Hemingway che vive negli anni Venti, fa un ulteriore salto nel tempo, e arriva nella Parigi della Belle Epoque, incontrando <span style="color:#00ffff;"><strong>Degas</strong></span>, <span style="color:#00ffff;"><strong>Gaugin</strong></span> e <span style="color:#00ffff;"><strong>Toulouse Lautrec</strong></span> (<span style="color:#00ffff;"><strong>Monet</strong></span> era stato evocato prima con un’inquadratura che ricreava le sue ninfee). Capisce che per Adriana la vera età dell’oro è quella, mentre per loro è addirittura precedente. Insomma, Gil diventa consapevole che per ognuno gli anni in cui sta vivendo non sono all’altezza delle epoche precedenti, così ammantate dalla mitologia da sembrare irraggiungibili, incantate. Allen, il cui pessimismo ormai è sereno e pacificato, ci dice che pensare che avere una vita diversa ci renderebbe più felici è una pura illusione.</p>
<p style="text-align:justify;">È un Allen più leggero, più divertito e divertente rispetto agli ultimi film, tanto che <span style="color:#00ffff;"><strong>Midnight In Paris</strong></span> starebbe bene accanto ai suoi classici di un tempo. E parte del merito, oltre alla scrittura, sta in un cast perfetto dove spicca <span style="color:#00ffff;"><strong>Owen Wilson</strong></span>. Con quella sua faccia stralunata, sghemba, attonita, Wilson sembra frequentare il cinema di Allen da sempre; con quegli occhi tristi, l’espressione smarrita, e quella balbuzie mutuata proprio dalle prestazioni dell’Allen attore, si candida a essere il suo perfetto alter ego anche nei prossimi film. Con i suoi tic e la sua aria riesce a portare immediatamente nel film uno stile Allen, inconfondibile anche quando parla di ipocondrie (nell’Ottocento non c’erano gli antibiotici…) e di tranquillanti: memorabile la scena in cui salva Zelda Fitzgerald dal suicidio grazie al Valium, la pillola del futuro…  Ma se il passato è una terra incantata, è nel presente che possiamo cambiare il nostro futuro, con le nostre scelte.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#00ffff;"><strong>Da vedere perché</strong></span><strong>:</strong> È un Allen più leggero, più divertito e divertente rispetto agli ultimi film, tanto che <span style="color:#00ffff;"><strong>Midnight In Paris</strong></span> starebbe bene accanto ai suoi classici di un tempo</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/allucineazioni.wordpress.com/2073/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/allucineazioni.wordpress.com/2073/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/allucineazioni.wordpress.com/2073/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/allucineazioni.wordpress.com/2073/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/allucineazioni.wordpress.com/2073/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/allucineazioni.wordpress.com/2073/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/allucineazioni.wordpress.com/2073/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/allucineazioni.wordpress.com/2073/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/allucineazioni.wordpress.com/2073/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/allucineazioni.wordpress.com/2073/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/allucineazioni.wordpress.com/2073/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/allucineazioni.wordpress.com/2073/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/allucineazioni.wordpress.com/2073/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/allucineazioni.wordpress.com/2073/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=allucineazioni.wordpress.com&amp;blog=6713469&amp;post=2073&amp;subd=allucineazioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il giorno in più. Fabio Volo all’americana</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 15:31:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Voto: 6 (su 10) Donne, è arrivato Fabio Volo. Fabio Volo, si sa, piace parecchio alle donne, per quel suo essere un po’ gattone, per il non prendersi sul serio, per la sua bellezza non aggressiva. Piace anche agli uomini, nel senso che è uno che ha successo essendo se stesso, grazie all’ironia, e non [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=allucineazioni.wordpress.com&amp;blog=6713469&amp;post=2066&amp;subd=allucineazioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="color:#00ffff;"><strong><a href="http://allucineazioni.files.wordpress.com/2011/12/locandina_un_giorno_in_piu.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2067" title="locandina_un_giorno_in_piu" src="http://allucineazioni.files.wordpress.com/2011/12/locandina_un_giorno_in_piu.jpg?w=655" alt=""   /></a>Voto: 6 (su 10)</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;">Donne, è arrivato <span style="color:#00ffff;"><strong>Fabio Volo</strong></span>. <span style="color:#00ffff;"><strong>Fabio Volo</strong></span>, si sa, piace parecchio alle donne, per quel suo essere un po’ gattone, per il non prendersi sul serio, per la sua bellezza non aggressiva. Piace anche agli uomini, nel senso che è uno che ha successo essendo se stesso, grazie all’ironia, e non è un superman da pubblicità di intimo. <span style="color:#00ffff;"><strong>Il giorno in più</strong></span> è forse un’occasione per capire qualcosa in più del fenomeno Volo. Già molto convincente per la sua naturalezza in alcune prove (su tutte <span style="color:#00ffff;"><strong>Casomai</strong></span> e <span style="color:#00ffff;"><strong>La febbre</strong></span> con <span style="color:#00ffff;"><strong>D’Alatri</strong></span>), qui Volo per la prima volta interpreta un personaggio tratto da un suo libro, e quindi mette in scena ancora di più se stesso.</p>
<p style="text-align:justify;">Così il protagonista della sua storia è un Peter Pan raccontato spesso dal cinema italiano: nella prima scena lo vediamo mentre viene lasciato dalla ragazza, è uno che fatica a impegnarsi, è molto preso dal lavoro, e anche dalle storie di una sera, forse un po’ codardo. Sta solo, e sta bene così. Per lui, che lavora nella finanza, quello della coppia è un investimento molto rischioso. Fino a che incontra una ragazza (<span style="color:#00ffff;"><strong>Isabella Ragonese</strong></span>, perfetta nel ruolo di amore a prima vista) su un tram, la vede ogni mattina, senza sapere niente di lei. Quando si conoscono e, tra mille paure, sembrano piacersi, lei gli dice che deve partire per New York.</p>
<p style="text-align:justify;">A Volo non piace la definizione di Peter Pan: dice che sono cambiati i ruoli, rispetto al tempo dei nostri genitori ci sono possibilità diverse, come è diverso il mondo del lavoro. Vedere <span style="color:#00ffff;"><strong>Il giorno in più</strong></span> può aiutare a capire molte cose, di Volo e forse anche di noi. Nei suoi libri, e, in parte, in questo film, si può trovare una filosofia delle piccole cose, un tentativo di capire un po’ la vita, le sue dinamiche. In maniera forse ingenua, un po’ grossolana a volte. Ma è già qualcosa.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#00ffff;"><strong>Il giorno in più</strong></span> (il titolo allude a quel giorno in più che dobbiamo concederci per qualcosa, come una storia d’amore, in cui può succedere qualunque cosa) diventato un film cambia leggermente rispetto al libro, e vira decisamente verso la Rom Com, la commedia romantica all’americana che abbiamo visto tante volte, da <span style="color:#00ffff;"><strong>Harry ti presento Sally</strong></span> a quel <span style="color:#00ffff;"><strong>Serendipity</strong></span> di cui quasi plagia il finale. Se il film scorre piacevolmente, diverte, è diretto con mano leggera da <span style="color:#00ffff;"><strong>Massimo Venier</strong></span> (che viene dai film di <span style="color:#00ffff;"><strong>Aldo, Giovanni e Giacomo</strong></span>), e sceglie degli ottimi comprimari (su tutti <span style="color:#00ffff;"><strong>Camilla Filippi</strong></span>, e <span style="color:#00ffff;"><strong>Pietro Ragusa</strong></span>, il “signor Fabio” di <span style="color:#00ffff;"><strong>Si può fare</strong></span>), resta da chiedersi se il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto. Se cioè sia un bene che un film italiano sia capace di fare così bene una commedia all’americana, o se sia un peccato che un prodotto nostrano segua dei codici esterofili invece di trovare una sua via. E resta anche da chiedersi se <span style="color:#00ffff;"><strong>Il giorno in più</strong></span>, il film, sia riuscito effettivamente a raccontarci <span style="color:#00ffff;"><strong>Fabio Volo</strong></span> come potrebbe fare un suo libro, o no.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#00ffff;"><strong>Da vedere perché: </strong></span>Volo per la prima volta interpreta un personaggio tratto da un suo libro, e quindi mette in scena ancora di più se stesso</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/allucineazioni.wordpress.com/2066/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/allucineazioni.wordpress.com/2066/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/allucineazioni.wordpress.com/2066/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/allucineazioni.wordpress.com/2066/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/allucineazioni.wordpress.com/2066/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/allucineazioni.wordpress.com/2066/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/allucineazioni.wordpress.com/2066/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/allucineazioni.wordpress.com/2066/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/allucineazioni.wordpress.com/2066/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/allucineazioni.wordpress.com/2066/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/allucineazioni.wordpress.com/2066/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/allucineazioni.wordpress.com/2066/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/allucineazioni.wordpress.com/2066/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/allucineazioni.wordpress.com/2066/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=allucineazioni.wordpress.com&amp;blog=6713469&amp;post=2066&amp;subd=allucineazioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Miracolo a Le Havre. Piangere non serve a niente…</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 18:11:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Voto: 7,5 (su 10) “Hai pianto”. “No”. “Bravo, non serve a niente”. In questo breve scambio c’è tutto il senso del cinema di Kaurismaki, e del suo Miracolo a Le Havre. È il dialogo tra Idrissa, ragazzino africano capitato al porto di Le Havre in un container, e Marcel Marx, anziano sciuscià che lo incontra [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=allucineazioni.wordpress.com&amp;blog=6713469&amp;post=2060&amp;subd=allucineazioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#00ffff;"><strong><a href="http://allucineazioni.files.wordpress.com/2011/11/miracolo-a-le-havre-poster-italia_mid.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2061" title="miracolo-a-le-havre-poster-italia_mid" src="http://allucineazioni.files.wordpress.com/2011/11/miracolo-a-le-havre-poster-italia_mid.jpg?w=655" alt=""   /></a>Voto: 7,5 (su 10)</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong>“Hai pianto”. “No”. “Bravo, non serve a niente”. In questo breve scambio c’è tutto il senso del cinema di <span style="color:#00ffff;"><strong>Kaurismaki</strong></span>, e del suo <span style="color:#00ffff;"><strong>Miracolo a Le Havre</strong></span>. È il dialogo tra Idrissa, ragazzino africano capitato al porto di Le Havre in un container, e Marcel Marx, anziano sciuscià che lo incontra e gli offre ospitalità. Il ragazzo era riuscito a fuggire quando la polizia aveva aperto il container, arrestando tutta la sua famiglia. Ora deve raggiungere la madre a Londra, ma è ricercato. E Marcel, mentre soffre per la moglie malata (ma lui non sa la gravità), riesce a organizzare una gara di solidarietà nel proprio quartiere, che culmina con un concerto rock. È la solidarietà il primo miracolo del titolo. È un miracolo che sia possibile, e che coinvolga persone insospettabili. Il secondo miracolo arriva prima nel finale, e sembra quasi una ricompensa divina per gli “uomini di buona volontà”.</p>
<p style="text-align:justify;">Piangere non serve a niente, dice Marcel al suo nuovo amico. Lo deve pensare davvero <span style="color:#00ffff;"><strong>Aki Kaurismaki</strong></span>, regista finlandese alieno rispetto al cinema dei nostri tempi. Il suo cinema stralunato e sospeso ben si addice a quella che in fondo è una favola. Quell’atmosfera da leggera sbronza diurna, che rende tutto ovattato e un po’ leggero, surreale, quell’immergere i suoi personaggi in una cornice di volti grotteschi e allucinati, tipico dell’autore finlandese, ha l’effetto di astrarre e alleggerire la storia, di levare quel tono tipico di film di questo tipo. Quel tono che a volte può essere pietistico, a volte commovente, a volte ricattatorio. Un tono che può anche mettere lo spettatore sulla difensiva. <span style="color:#00ffff;"><strong>Miracolo a Le Havre</strong></span> non è niente di tutto questo. Kaurismaki ci avvolge nella sua storia, ci fa abbracciare dai suoi personaggi, ci fa entrare in questo mondo fuori dal tempo. Ci fa sorridere, ci fa commuovere, ma senza lacrime. E in questo modo il messaggio, il miracolo della solidarietà, ci arriva in maniera ancora più diretta, più pulita, più semplice. <span style="color:#00ffff;"><strong>Kaurismaki</strong></span> ci racconta cose anche gravi con leggerezza, quella che aveva un certo <span style="color:#00ffff;"><strong>Truffaut</strong></span>, la cui presenza è evocata da un cammeo del suo attore feticcio, Jean-Pierre Léaud.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#00ffff;"><strong>Miracolo a Le Havre</strong></span> è un film fuori dal tempo solo per lo stile di <span style="color:#00ffff;"><strong>Kaurismaki</strong></span>, e per quell’allestimento demodé per il quale potremmo trovarci in qualsiasi epoca. Ma il regista, proprio con la sua leggerezza, ci fa vedere comunque tutto: le montature della stampa, secondo il quale l’africano fuggito non è un ragazzino, ma è pericoloso ed armato, lo sgombero dei campi dei profughi con le ruspe, la violenza esagerata delle forze dell’ordine. Quello di <span style="color:#00ffff;"><strong>Kaurismaki</strong></span> è un film attualissimo, che proprio grazie alla sua arte diventa qualcosa di completamente diverso dal solito. I momenti surreali sono irresistibili (Marcel che, per incontrare il padre di Idrissa, dice di essere “l’albino della famiglia” essendo evidentemente bianco) e ci fanno uscire dal film con il sollievo nel cuore, ma non senza aver dimenticato la gravità di certe situazioni. Perché se anche un funzionario dell’ordine si ribella alle leggi, vuol dire che sono sbagliate. È una questione di coscienza, proprio come quel codice del mare, contrapposto a quello dello Stato, di cui si parlava in <span style="color:#00ffff;"><strong>Terraferma</strong></span>. Marcel di cognome fa Marx, proprio per evocare una giustizia sociale che oggi ancora non c’è. Ma i miracoli possono avvenire. Proprio come quel ciliegio in fiore anche d’inverno.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#00ffff;"><strong>Da vedere perché</strong><strong>: </strong></span>Il tono ovattato a surreale tipico di <span style="color:#00ffff;"><strong>Kaurismaki</strong></span> astrae e alleggerisce una storia di migrazione e solidarietà, togliendo al film certi toni pietistici o ricattatori tipici di un certo tipo di film. E il messaggio arriva in modo più diretto</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/allucineazioni.wordpress.com/2060/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/allucineazioni.wordpress.com/2060/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/allucineazioni.wordpress.com/2060/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/allucineazioni.wordpress.com/2060/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/allucineazioni.wordpress.com/2060/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/allucineazioni.wordpress.com/2060/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/allucineazioni.wordpress.com/2060/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/allucineazioni.wordpress.com/2060/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/allucineazioni.wordpress.com/2060/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/allucineazioni.wordpress.com/2060/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/allucineazioni.wordpress.com/2060/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/allucineazioni.wordpress.com/2060/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/allucineazioni.wordpress.com/2060/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/allucineazioni.wordpress.com/2060/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=allucineazioni.wordpress.com&amp;blog=6713469&amp;post=2060&amp;subd=allucineazioni&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Scialla! Conflitto intergenerazionale su battiti hip hop</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 09:15:45 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="color:#00ffff;"><strong><a href="http://allucineazioni.files.wordpress.com/2011/11/scialla-locandina-italia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2055" title="scialla-locandina-italia" src="http://allucineazioni.files.wordpress.com/2011/11/scialla-locandina-italia.jpg?w=655" alt=""   /></a>Voto: 7 (su 10)</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;">Eccola, la strana coppia. Lui è un ragazzo di quindici anni, quello che a prima vista si direbbe un coatto, felpa con cappuccio e musica hip hop costantemente nelle orecchie, anche durante le lezioni, che dire che segue distrattamente sarebbe un eufemismo. Un coatto che però ha qualcosa dentro, una sua dignità, sembra di capire fin dalle prime scene. L’altro è un quarantenne che non definiremmo splendido, (ex?) scrittore in bolletta che vive facendo lezioni private e scrivendo, come ghost writer, le memorie di un ex pornostar. Sembra aver abdicato dalla vita, Bruno, così si chiama il personaggio di <span style="color:#00ffff;"><strong>Fabrizio Bentivoglio</strong></span>, declinato in irresistibile accento veneto. Sembra non esserci ancora entrato per niente, Luca (lo splendido esordiente <span style="color:#00ffff;"><strong>Fabrizio Scicchitano</strong></span>), a cui manca una figura paterna: crede di essere figlio di un criminale, e per questo crede che il modello di vita da seguire sia quello. In realtà suo padre è proprio Bruno, che aveva incontrato la madre di Luca quindici anni prima a una manifestazione letteraria. Ora la madre sta per partire per l’Africa e decide di affidare Luca proprio a Bruno.</p>
<p style="text-align:justify;">Romanzo di formazione misto a un buddy movie intergenerazionale, <span style="color:#00ffff;"><strong>Scialla!</strong></span> (l’espressione significa “stai sereno”, un po’ il take it easy americano) è l’esordio alla regia di <span style="color:#00ffff;"><strong>Francesco Bruni</strong></span>, fin qui ottimo sceneggiatore di <span style="color:#00ffff;"><strong>Paolo Virzì</strong></span>, che porta in scena un suo script. Una sceneggiatura che il produttore <span style="color:#00ffff;"><strong>Beppe Caschetto</strong></span> gli ha proposto di scrivere senza alcun vincolo, senza pensare a nessun regista. Così che Bruni ha deciso che non poteva affidare questo figlio così amato a qualcun altro, e di passare dietro alla macchina da presa. <span style="color:#00ffff;"><strong>Scialla!</strong></span> piace proprio perché Bruni ha deciso di raccontare quello che conosceva e amava di più, il mondo dei propri figli, dei quindicenni (sono loro ad avergli fatto conoscere la parola scialla). E lo ha fatto in modo amorevole e sincero. <span style="color:#00ffff;"><strong>Scialla!</strong></span> non è un film a target, né il film finto giovanilista alla <span style="color:#00ffff;"><strong>Moccia</strong></span>, né il film collettivo alla <span style="color:#00ffff;"><strong>Notte prima degli esami</strong></span>. E punta a essere una terza via tra il cinema comico scollacciato dei cinepanettoni e la commedia d’autore alla <span style="color:#00ffff;"><strong>Moretti</strong></span> o alla <span style="color:#00ffff;"><strong>Virzì</strong></span>.</p>
<p style="text-align:justify;">La strana coppia funziona, sulla carta come sullo schermo. <strong><span style="color:#00ffff;">Fabrizio Bentivoglio</span></strong>, attore consumato, interagisce alla perfezione con <span style="color:#00ffff;"><strong>Fabrizio Scicchitano</strong></span>, esordiente che porta in scena la sua naturalezza. Bentivoglio riesce a disegnare un personaggio memorabile, un Drugo all’italiana, come è stato descritto, pensando al protagonista de <span style="color:#00ffff;"><strong>Il grande Lebowski</strong></span>. Aggiungete al mix la fiera pornostar interpretata da una sorprendente <span style="color:#00ffff;"><strong>Barbora Bobulova</strong></span> e il risultato è eccellente. <span style="color:#00ffff;"><strong>Scialla!</strong></span> è un film spassoso, a tratti irresistibile, ma anche amaro, e commovente. Mette in scena il conflitto intergenerazionale tra padri e figli senza le tesi precostituite e gli schemi fissi che di solito troviamo in questi film, e creando uno spleen metropolitano, un batticuore scandito da battiti hip hop, che appassiona e conquista.</p>
<p style="text-align:justify;">Da buon sceneggiatore, Bruni scherza con il cinema e la cultura. Come quando ironizza sul successo delle storie di malavita come <span style="color:#00ffff;"><strong>Romanzo criminale</strong></span> (l’occasione è il personaggio di uno spacciatore interpretato proprio da quel <span style="color:#00ffff;"><strong>Vinicio Marchioni</strong></span> protagonista della serie tv in questione), sull’ignoranza (“<span style="color:#00ffff;"><strong>I 400 colpi</strong></span>? È un film di guerra?”) e sulle nuove icone del cinema contemporaneo (“La pasticca io me la sparo subito”. “Così torni a casa con gli occhi di <span style="color:#00ffff;"><strong><a href="http://allucineazioni.wordpress.com/2010/01/11/avatar-abbracciati-dalle-immagini/">Avatar</a></strong></span>!”). Sì, la cultura. È in questo modo che Bruno cerca di appassionare alla scuola e alla vita Luca. Facendolo studiare. E insegnandogli a rispettare il padre, a portarlo in spalla, come Enea con il padre Anchise.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#00ffff;"><strong>Da vedere perché:</strong></span> è un film spassoso, irresistibile, commovente. Mette in scena il conflitto intergenerazionale senza le tesi precostituite e gli schemi fissi che troviamo in questi film, e creando uno spleen metropolitano, un batticuore scandito da battiti hip hop</p>
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